Toscana
Spil, la crisi si aggrava non ce la fa più a pagare
È un macigno sui conti la costruzione del parcheggio all’Odeon
LIVORNO. La fotografia l'ha scattata il verbale del collegio sindacale del 29 settembre scorso indicando per filo e per segno cos'è che la Spil – guidata da Barbara Ferrone con Maurizio Paponi vice (e controllata al 61% da Palazzo Civico) – non ce l'ha fatta a pagare. Uno: non ha pagato le rate dei mutui che ha in pista con Banco Popolare e con Mps, la più vecchia delle quali scaduta nel dicembre di tre anni fa, per un totale di 4,4 milioni di euro. Due: non ha saldato nemmeno buona parte degli stipendi tanto del direttore generale Sergio Franceschi quanto del direttore amministrativo Davide Domenici, accumulando un arretrato di 87mila euro. Tre: non c’è stato il versamento dell'Iva per 8 mesi su 17 dal marzo dell'anno scorso, in tutto 174mila euro. Quattro: è saltato il saldo della quinta rata della rateizzazione ottenuta dall'Agenzia delle Entrate dopo il mancato versamento dell'Irap 2013, poco più di 11mila euro (ma è già arrivato anche l'avviso di accertamento perché il guaio si è ripetuto con l'Irap 2014, e qui sono rimasti da pagare 155mila euro). E poi: non sono state pagate la mensilità di agosto dei contributi previdenziali (oltre 9mila euro), la seconda rata della tassa rifiuti (più di 2mila euro), l'Ires e l'Irap relative al 2015 (570mila euro)…
Non basta. Per dar conto dell’«ulteriore peggioramento della situazione finanziaria», i sindaci revisori – nel report firmato da Raffaele Dynys e Susanna Corsini (ma non da Giuseppina Palasciano) – mettono nel conto anche il fuori fido di conto corrente (che al 30 giugno scorso pesava per 495mila euro). E, al tirar delle somme, aggiunge un’altra “spina”: la «difficoltà a rispettare le scadenze delle rateazioni recentemente accordate da Equitalia e Magna Closures».
È quanto basta e avanza al collegio dei sindaci per tornare a bussare al consiglio d’amministrazione perché prenda «concreti e immediati provvedimenti». Se qualche mese fa aveva suonato l’allarme ritenendo a rischio la sopravvivenza della società, adesso dice che è «ulteriormente compromessa». Da cosa? Due le ragioni: 1) il risultato economico negativo nella prima metà di quest’anno; 2) il «perdurare dell’assenza di un piano industriale e finanziario».
Se finora il caso Spil è passato sotto traccia rispetto all’Aamps è solo perché nella raccolta di rifiuti basta saltare due giorni e qualunque strada si riempie di immondizia ovunque: eppure la Spil aveva guidato la reindustrializzazione delle aree di ex fabbriche (Borma e Cmf), e lo stesso Nogarin aveva dichiarato di volerne fare una sorta di “Iri municipale” per la sua giunta M5s.
Nelle ultime settimane, dopo il nuovo allarme del collegio dei sindaci, è partito un valzer che sembra il tentativo di passare a qualcun altro il cerino acceso d’un caso che potrebbe esplodere presto. Il 12 ottobre sono gli uffici comunali (tenuti fuori dall’incontro fra assessore e Spil in estate) a dire al sindaco che dev’essere il vertice di Spil a fare una relazione su quel che è emerso. Il giorno successivo la presidente Spil torna a proporre quanto già detto in passato nella relazione sulla gestione. La ricetta della società? Il documento dei funzionari municipali la riassume così: si punta sull’art. 67 della legge fallimentare e sul passaggio di appartamenti a Casalp. E nel frattempo pubblica sul web l’avviso per vendere un’area-chiave in porto come gli 82.421 metri quadri (e sette capannoni) di Paduletta, in affitto fino al 2028 alla Compagnia Portuale.
Ricapitalizzazione, liquidazione o procedura concorsuale (oppure concordato preventivo): è il tris di ipotesi che invece indica il collegio sindacale. Nella nota di lunedì 17 gli uffici ribadiscono che ci sono «criticità» nel rapporto fra Palazzo Civico e collegio sindacale. L’indomani ed è stato l’assessore Gianni Lemmetti a chiedere al sindaco di discuterne in giunta. Tempo poche ore e prima delle 16 salta fuori la decisione n. 277 che bacchetta gli uffici e esprime «perplessità» sul report degli uffici, oltre a chiedere un rinvio dell’assemblea dei soci in agenda per mercoledì scorso.
Prima che mercoledì nella commissione bilancio guidata da Elisa Amato (Fi) si discuta di Spil, parte l’attacco di Anadrea Raspanti e Giovanna Cepparello (Futuro!): «Spil è sull'orlo del fallimento e l'organo amministrativo non sembra avere idea di che pesci prendere. E l'Amministrazione comunale? È a sua volta vittima del vuoto informativo denunciato da uffici e revisori? Oppure ne è corresponsabile, come fu nel caso di Aamps, quando deliberatamente volle escludere i tecnici comunali e l'organo di controllo da ogni approfondimento e informazione? Il testo della decisione di giunta 277 suona come un goffo tentativo del sindaco e dei suoi di allontanare da sé ogni responsabilità».
A fissare lo sguardo sui bilanci che la società ha messo nero su bianco negli ultimi anni balza agli occhi una emorragia quasi costante. Il segno “più” che ha fatto appena capolino nel 2013 (93mila euro, ma solo per via della vendita di terreni all’Authority) e nel 2014 (a malapena 14mila euro): conti in rosso per 944mila euro nel 2011, per 461mila nel 2012, per oltre un milione nel 2015. E con una semestrale 2016 che non promette niente di buono: perdite già a quota 335mila euro a giugno.
Difficile credere che questo squilibrio strutturale non sia attribuibile ai costi record dell’ex Odeon trasformato in parcheggio: incassa 250mila euro all’anno ma potrebbe arrivare a 800mila, aveva detto l’ex presidente Luciano Guidotti, prima nominato e poi fatto fuori dal sindaco Filippo Nogarin. Ma cosa bisognerebbe inventare perché, contando su 800mila euro annui di ricavi gestionali, si paghi il parcheggio realizzato dalla precedente giunta Pd e costato quasi 25 milioni di euro?
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