Gioco
Sulle case famiglia l’assessora se ne va
Di fronte ai sindacati Dhimgjini si infastidisce e lascia la sala Commissione consiliare sospesa. Poi il dibattito sul bando
LIVORNO. Scontro ieri pomeriggio in commissione tra i rappresentanti dei lavoratori delle case famiglia per i minori e l’assessora al sociale, Ina Dhimgjini, che a pochi minuti dall’inizio della seduta, infastidita per le frasi di un sindacalista, si è alzata e se n’è andata. Tanto che, di fronte all’incredulità dei presenti, il presidente Marco Galigani (M5S) è stato costretto a sospendere per dieci minuti la seduta.
Al centro il futuro delle case famiglia della città e il nuovo bando pubblicato dall’amministrazione, criticato da lavoratori e sindacati che anche ieri hanno parlato a turno di «taglio ai servizi e al sociale» e «preoccupazione per la perdita di 10-12 posti di lavoro».
Ad aprire la commissione è stato Francesco Redini (Cisl Fp): «Non sarò molto diplomatico - ha esordito - perché la situazione richiede tutto meno che diplomazia, voglio esprime le nostre preoccupazioni e la nostra rabbia per ciò che sta avvenendo in questa vicenda così dolorosa». «Mi chiedo perché - ha aggiunto - non sono stati invitati gli assistenti sociali, visto che su di loro è stata scaricata la responsabilità di questa impostazione del bando. Oggi non ci sono, ne prendo atto. E prendo atto che invece fuori ci sono due pattuglie della polizia, non so di cosa abbiate paura...». Di fronte a queste parole Dhimgjini si è alzata ed è uscita una prima volta, per poi rientrare dopo pochi minuti.
«Prendiamo atto che l’amministrazione comunale ha preferito camminare in piena solitudine», ha poi ripreso il sindacalista, che ha aggiunto: «Poi, carissimo assessore, i sindacati non difendono le cooperative, come lei ci ha detto a porte chiuse». Parole che hanno fatto infuriare l’assessora, che ha replicato in fretta al microfono (che in quel momento però non stava registrando) e ha abbandonato la sala, applaudita in modo ironico dagli operatori presenti.
Il presidente ha sospeso la seduta. Solo quando Dhimgjini è rientrata la discussione è entrata nel merito, con i sindacati e i delegati dei lavoratori che hanno ribadito la loro rabbia e le loro preoccupazioni per gli effetti del bando già pubblicato, che porterà alla chiusura di alcune strutture e alla nascita di un centro diurno.
L’assessora, dopo aver parlato di «toni surreali» e «affermazioni tendenziose», ha detto che «i bandi non li scrive né un assessore né la giunta», ma che «la giunta ha condiviso un lavoro dettagliato di analisi fatto dagli uffici». A suo dire «il confronto non è mai mancato» e il «bando recepisce un’ampia clausola sociale» e «l’eventuale esubero non corrisponde a quanto rappresentato».
Sta di fatto che la commissione di ieri non ha spostato di una virgola la posizione del Comune, mentre i lavoratori continuano a chiedere il ritiro del bando.
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