Gioco
Boom delle compravendite immobiliari a Livorno: da gennaio a marzo 2016 più 44%
In tutta Italia solo in 7 città (su oltre cento) si registra un balzo più forte nella prima metà di quest’anno
LIVORNO. La voglia di mattone si è riaffacciata anche dalle nostre parti. Anzi, negli oltre cento capoluoghi del Bel Paese solo sette hanno visto il grafico delle compravendite schizzare all'insù con uno sprint più significativo di quanto registrato a Livorno: da Capodanno a fine marzo si sono contate in città 389 compravendite di abitazioni e nel trimestre successivo, da aprile a tutto giugno, altre 509. Insomma, nella prima metà di quest'anno sono passate di mano poco meno di 900 proprietà immobiliari residenziali. Con un balzo del 44,4% rispetto a quanto era accaduto dodici mesi prima, quando non si era andati al di là dei 622 atti registrati a cavallo fra l'inizio di gennaio e la fine di giugno dello scorso anno.
Beninteso, non stiamo parlando di indagini di mercato o di stime sulla base di clic via web: i dati sono stati sfornati dall'Osservatorio mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate e mette nero su bianco le compravendite effettivamente registrate in via ufficiale. A dire il vero, già l'andamento rilevato nel corso del 2015 aveva messo in evidenza una certa qual ripresa del mercato dei fabbricati residenziali. Quasi come se ad un certo punto dell'annata si fosse del tutto invertita la tendenza: nel primo trimestre il numero dei passaggi di mano fra proprietari di case era precipitato giù di oltre 37 punti percentuali. Ma dall'aprile dell'annata passata in poi è stata una galoppata: nella primavera 2015 si è registrato un aumento del 10,3 per cento in raffronto su base annua, nell'estate successiva la crescita è salita al 14,2% per poi fare un salto deciso nello scorso autunno (più 41 per cento).
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Inutile dire che gli operatori del settore tenevano gli occhi spalancati su quel che sarebbe accaduto nei primi mesi di quest'anno: bisognava capire se eravamo in presenza di un fuoco di paglia (come quando nella primavera 2014 si era messo a segno un più 19,2%) o se invece la ripresa stava consolidandosi. Il verdetto ha fatto piazza pulita dei dubbi: le 389 compravendite del periodo gennaio-marzo valgono una impennata del 38,9% nel paragone con dodici mesi prima. Ma è niente se guardiamo alle 509 del trimestre seguente, l'ultimo "fotografato": nella primavera di quest'anno il balzo in avanti è stato del 48,8 per cento.
È vero che basta varcare lo Scolmatore per fare i conti con un boom ancor più marcato: a Pisa città, nella prima metà di quest'anno, le compravendite sono arrivate a quota 685, il 49,3% in più se paragonate allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma è un caso quasi da record: a Lucca l'incremento non va arriva neanche a 12 punti percentuali, a Massa resta sotto i 15, a Prato è al 16,6%, a Firenze raggiunge il 22,6% e a Grosseto supera a fatica il 28 per cento. E anche là dove il ritmo di incremento è un po' più rilevante, come a Pistoia (38 per cento) o a Siena (32,5 per cento), si resta comunque ben lontani dalle dinamiche riscontrate a Livorno e a Pisa.
Guai però a tradurre questa ipercrescita delle compravendite - spiegano alcuni fra gli operatori immobiliari e i funzionari di banca interpellati - come se fosse l'indizio di un'economia che riparte. Ovvio che se gli affari arrivano all'atto di fronte al notaio ci sia qualcuno che compra: dunque, che ha i soldi per accollarsi l'acquisto o comunque il mutuo. Ma non dimentichiamo che difficilmente si ripeterà una fase di tassi bassi quanto adesso, perciò chiunque abbia le spalle finanziarie sufficienti per farcela non potrebbe avere periodo migliore. Va messo in conto anche il fatto che i prezzi sono in picchiata o quasi: da un lato, a chi ha assoluta urgenza di vendere perché pressato magari da debiti e scadenze, l’allungamento dei tempi di vendita ha consigliato di abbassare le pretese; dall’altro, a chi può permettersi di aspettare che le quotazioni del mattone tornino a salite, ha suggerito di ritirare la proprietà dal mercato.
Insomma, non c’è da fissare lo sguardo solo sul portafoglio di chi compra ma anche sull'altra metà del rogito: il portafoglio di chi vende. Anzi, talvolta: chi è costretto a vendere. Magari proprio perché non sente affatto arrivare il vento benefico della ripresa bensì, al contrario, ha bisogno di trasformare in liquidità una parte del patrimonio familiare, spesso creato dal risparmio accumulato dalle generazioni precedenti. La riprova? Basta guardare allo stock di proprietà immobiliari finite all'asta: mai così tante. Praticamente il doppio degli standard di tre-quattro anni fa.
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