Il Tirreno

Livorno

Telefonate moleste

Telemarketing, cellulari protetti in tutto il mondo

di Ilaria Bonuccelli

Da Usa a Francia il Registro delle Opposizioni è aperto sia ai telefoni fissi sia ai mobili

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In Argentina è “No llame”, un imperativo duro: Non chiamare. Non c’è punto esclamativo, ma il Registro contro le telefonate moleste rimanda al ministero della Giustizia e dei diritti umani. Gli Americani (quelli del Nord) lo hanno battezzato più o meno allo stesso modo: “Do not call Registry”, Registro del divieto di chiamata. “Do not call” suona più o meno come l’argentino: non ti azzardare a chiamarmi. E, soprattutto, funziona in maniera analoga: protegge dal telemarketing aggressivo sia i telefoni cellulari che quelli fissi.

LA RIBELLIONE ALLE LOBBY

Certo, si potrà sempre dire che così funziona in America, la terra del Liberismo spinto. Anche se la storia dell’America del Sud e del Centro è ricca di rivoluzioni più o meno socialiste. Perfino in Messico, governato per 70 anni dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, il Repep - il “Registro publico para evitar publicidad” (il registro pubblico anti-pubblicità) - consente l’iscrizione agli abbonati di telefonia fissa e mobile senza distinzione. Perché le chiamate commerciali sul cellulare disturbano tanto quanto quelle sul telefono di casa. E le lobby (entro certi limiti) devono farsene una ragione.

L’ITALIA CHE ANNASPA

Anche in Europa sembrano essersene accorti molti Stati, meno che l’Italia.

In Italia ancora si annaspa con il Registro delle Opposizioni: è un registro che, grazie a una legge del 2009, più volte rimaneggiata (ma senza vantaggi per i consumatori) consente l’iscrizione solo ai numeri pubblicati negli elenchi telefonici, sia cartacei che elettronici. In soldoni, significa che in Italia si possono difendere (sulla carta) circa 13 milioni su 115 milioni di numeri assegnati. In concreto, i numeri iscritti nel Registro sono meno di 1 milione e mezzo, fra l’1% e il 2%. Non proprio un successo.

I FRANCESI PRATICONI

Sarà per questo che i francesi, quando il 1° giugno hanno inaugurato il sito governativo contro le telefonate moleste hanno adottato decisioni diverse (nella sostanza) da quelle italiane. Il loro registro si chiama Bloctel e consente, come per gli italiani, l’iscrizione gratuita. Ma i francesi possono iscrivere sia i cellulari che i numeri fissi; non gliene frega nessuno che siano pubblicati negli elenchi; però la protezione non è valida per sms o e-mail.In compenso, è possibile iscrivere al registro anche parenti, figli, conviventi e persone alle quali si è uniti con i Pacs (le Unioni civili francesi). Inoltre, l’iscrizione è valida per tre anni: prima della scadenza il gestore del Registro (o lista di opposizione) si impegna a inviare all’abbonato un pro memoria per il rinnovo o la cancellazione.

LE REGOLE INGLESI

In modo simile funziona anche nel Regno Unito (con qualche piccola differenza per la Scozia). Qui esiste il TPS (Telephone Preference Service- Servizio di preferenza telefonica): altro non è che un «registro delle opposizioni dove ciascuno può registrare il proprio desiderio di non ricevere telefonate commerciali indesiderate». L’iscrizione gratuita è aperta sia ai telefoni fissi sia ai cellulari. Certo se il numero è quello di una spa, di una società di grandi dimensioni o in pochi altri casi è richiesto il rinnovo annuale dell’iscrizione. E comunque chi deve rinnovare l’iscrizione viene avvertito in anticipo.

MOLESTIE NON SCONFITTE

Da qui a dire che il fenomeno del telemarketing selvaggio non esista negli altri Paesi ce ne corre. Anche in UK, ad esempio, una rilevazione di Truecall, società che produce app per il blocco delle chiamate indesiderate, nel biennio 2013-2014 le telefonate moleste «nei confronti dei nostri clienti hanno subito un incremento del 40%».

L’AUSTRALIA PROTEGGE TUTTI

Anche in Australia nel biennio 2013-1014 - secondo uno studio dell’associazione Step Change - le lamentele per il telemarketing aggressivo non sono state poche: 20.462. Tuttavia sono scese dalle 28.804 del biennio 2007-2008, mentre è quadruplicata l’iscrizione dei numeri al Registro “Do not call”. Le iscrizioni, infatti, sono passate da 2 milioni e 420mila a 9,6 milioni. E secondo quanto riferisce l’Autorità di vigilanza sulle Comunicazioni le lamentele sono diminuite di oltre il 90% per i numeri fissi dopo l’iscrizione nel Registro e almeno dell’80% per i cellulari. Perché in Australia, come negli Usa l’iscrizione al “Do not call Registry” è aperta a tutti i telefoni.

IN USA CI PENSANO I FEDERALI

Addiritura negli Usa, il Registro è gestito dalla Commissione Federale per il Commercio. Che avvisa chi fa telemarketing di non poter contattare i cellulari senza aver acquisito una preventiva autorizzazione. Mentre in Argentina, il governo avverte che ai cellulari iscritti nel Registro No Llame non si possono inviare neppure messaggi di testo e neanche comunicazioni via whatsapp.

C’è da dire che la legislazione è assai più complessa del quadro qui tracciato. Ogni Paese mette regole differenti e introduce eccezioni per contemplare anche il diritto delle imprese a svolgere marketing e teleselling.

LISTA ROBINSON IN SPAGNA E GERMANIA

In Spagna, ad esempio, c’è la lista Robinson alla quale possono iscriversi utenti per «evitare di ricevere pubblicità non desiderata da imprese alle quali non hanno fornito i dati o delle quali non siano clienti». E la pubblicità a quel punto non può arrivare né per telefono, né per posta elettronica, né per sms .

Anche in Germania, oltre alle leggi nazionali, esiste la lista Robinson, in aggiunta alle altre forme di protezione dei consumatori. Qui è «illegale fare chiamate commerciali a una persona privata senza il suo preventivo esplicito consenso. Per questo siamo in un regime di “opt in” ( accettazione) per le chiamate commerciali». Funziona meglio questo sistema rispetto al diniego? Difficile dirlo. Nel 2014 i tedeschi hanno inviato quasi 64mila lamentele contro il telemarketing all’Agenzia federale delle comunicazioni (BNetzA). «Poi abbiamo tante chiamate effettuate da call center esteri che rendono difficile individuare i responsabili di eventuali violazioni».
 

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