La protesta
Si è spenta a 85 anni l'aiuto regista dei Taviani e di Olmi
Mimmola Girosi, livornese e figlia d'arte (il padre era collaboratore di Rossellini), ha lavorato dalla metà degli anni cinquanta a oggi al fianco di grandi cineasti
LIVORNO. Si è spenta all’età di 85 anni Mimmola Girosi, livornese: una vita spesa all’interno dell’“industria del cinema” come storica aiuto-regista tanto dei fratelli Taviani quanto di Ermanno Olmi negli ultimi sessant’anni filati. Con gli uni aveva lavorato in film del calibro di “Goodmorning Babilonia”, “Il sole anche di notte”, “Fiorile” fino a “Cesare deve morire” e “Maraviglioso Boccaccio”); con l’altro invece era stata sul set di pellicole come “Il segreto del bosco vecchio”, “E venne un uomo...” o “La leggenda del Santo Bevitore”. Aveva lavorato praticamente finora: non è forse vero che era stata al fianco dei Taviani anche nell’ultimo film con Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi e Kim Rossi Stuart, uscito nel febbraio 2015? E fino alla scorsa settimana non era forse, sempre con i fratelli Taviani, impegnata nella preparazione del loro nuovo film, "Una questione privata"?
Non a caso proprio dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani arriva un ricordo commosso: «Salutiamo sgomenti l'amica solare, la collaboratrice preziosa con la quale abbiamo condiviso gran parte del nostro lavoro, gran parte della nostra vita. Te ne sei andata Mimmola, mentre continuavi a vivere per quel cinema che hai sempre amato».
Era figlia d’arte, visto che era una bambina quando il padre Cesare Girosi era nel team di collaboratori di Roberto Rossellini in “La nave bianca” o poco più che una ragazzina quando era in campo come produttore di documentari (“India favolosa”) qualche anno più tardi.
Ecco a quali film ha lavorato Mimmola Girosi
"Si dice spesso – dice Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema di Roma – che, dietro la luce dei grandi registi e degli attori famosi, la vera forza del cinema italiano sta nei suoi artigiani impagabili e irripetibili: formidabili professionisti, innamorati del proprio mestiere. Mimmola Girosi, era una di queste figure poco note al pubblico dei cinefili ma fondamentali per la nostra memoria collettiva".
Ma la sua lunghissima carriera non si è esaurita con le collaborazioni con Olmi e i Taviani. Agli inizi aveva mosso i primi passi in quella "Hollywood sul Tevere" dei generi popolari e delle coproduzioni internazionali, lavorando dietro la macchina da presa nel "paeplum" (quei film che venivano popolarmente ribattezzati "sandaloni" per l'ambientazione fantasiosamente greco-romana). Lì si guadagnò i galloni sul set di "David" firmato dall'americano Richard Pottier insieme a Ferdinando Baldi con Massimo Serato, Eleonora Rossi Drago e uno svogliato Orson Welles.
Fu però Sergio Corbucci - spiega Gosetti - il suo vero pigmalione dopo un apprendistato con autori come Renato Castellani, Eriprando Visconti, il debuttante Paolo Pietrangeli. Poi la sua vita professionale e umana si legò agli autori che letteralmente si affidavano a lei: Paolo&Vittorio Taviani da un canto, Ermanno Olmi dall'altro. Con loro il "sergente di ferro" Mimmola Girosi ha avuto una simbiosi perfetta, un'intesa umana e intellettuale che andava ben oltre i confini del set. Da "Good Morning Babilonia (Taviani) e "La leggenda del santo bevitore" (Olmi) scaturisce un'amicizia che non si è più interrotta.
Il direttore della Casa del cinema ne ricorda il carattere estroverso e la battuta tagliente (in cui si fondeva l'anima romana e le origini livornesi) ma anche "la generosità assoluta, i modi spicci e la cultura vastissima quanto mai ostentata": Mimmola Girosi - conclude - è stata "la silenziosa compagna di strada di un cinema italiano che poneva al centro il valore dell'uomo e l'impegno civile".
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