Gioco
Nogarin incontra i primari ma sulla struttura rimanda
Ospedale: il sindaco vuole parlare solo di aspetti sanitari, i medici chiedono chiarezza anche sui lavori. Incidente diplomatico con operatori e caposala invitati a uscire
LIVORNO. Alla fine all’incontro convocato dal Comune in ospedale per parlare del «percorso inerente la ristrutturazione dell’attuale presidio» - così almeno recitava l’invito inviato il 4 ottobre alla Asl e alla Regione dall’assessora Ina Dhimgjini - il sindaco ha esordito dicendo subito di non voler parlare dell’ospedale. O meglio non della struttura, ma della «progettazione sanitaria». E non con tutti gli operatori, che ha poi detto di voler incontrare più avanti, ma solo con i primari. Così ieri alle 16 Filippo Nogarin ha letteralmente spedito fuori dalla sala al primo piano di viale Alfieri non solo i giornalisti, ma tutti i non-primari presenti all’incontro. Compresi infermieri, posizioni organizzative e caposala, che eppure erano stati invitati dall’assessora al sociale («sarebbe molto gradita la presenza dei primari, dei medici, degli infermieri e di tutti gli operatori sanitari», aveva scritto alla direttrice Asl Maria Teresa De Lauretis e all’assessora regionale Stefania Saccardi ).
Una volta nel corridoio le caposala, che negli ospedali sono veri e propri pilastri, non hanno nascosto il loro disappunto: «Prima ci invitano poi ci buttano fuori». «Male, l’ospedale non è solo medici...», ha ripetuto Carla Nannipieri, coordinatrice dell’area ambulatoriale medica. «Mi dispiace, avevo bisogno di partire dai primari, ma farò la stessa cosa con le posizioni organizzative e con tutti gli altri: così posso dialogare con la Regione anche sulla base di quello che viene fuori con gli operatori», ha poi provato a rimediare a fine incontro Nogarin.
Presente la direttrice Asl, mentre da Firenze non si è fatto vedere nessuno. «Il fatto che la Regione sarebbe stato un ospite gradito va da sé, ma non lo prendo come uno sgarbo», sottolinea il sindaco. Ma come è andato il faccia a faccia con i primari? E di cosa voleva parlare Nogarin, se non della discussa maxi ristrutturazione, auspicata dai 5 Stelle al posto di un nuovo ospedale? È partito da una metafora calcistica: «Se è vero che qui ci sentiamo tutti giocatori di una squadra, non necessariamente per vincere il campionato ci vuole uno stadio nuovo». «Ma se si gioca in Coppa dei Campioni lo stadio deve essere accreditato», gli ha risposto qualche medico. «Abbiamo parlato della qualità del servizio erogato, delle liste di attesa, del personale, del pronto soccorso che è cerniera tra la medicina territoriale gestita soprattutto dai medici di famiglia e le specialistiche ospedaliere», ha poi riferito il sindaco: «Abbiamo cercato di capire cosa ognuno di noi può fare per migliorare la qualità dei servizi , è stato un incontro positivo». A margine ha confermato la volontà di ristrutturare l’attuale presidio: «Usciremo dal vecchio accordo, porteremo la delibera in una delle prossime sedute del consiglio comunale, bloccheremo l’iter del nuovo ospedale a Montenero, la città ha detto chiaramente che non lo vuole».
Ieri però la maggior parte dei primari presenti si aspettava che il sindaco dicesse con chiarezza cosa vuole fare del presidio malconcio, entrando nel merito del progetto di ristrutturazione. Perché, hanno ripetuto a turno, non si possono slegare «professionalità, macchinari e qualità della struttura». «I primari, nei vari interventi - è stata la ricostruzione finale della De Lauretis - hanno sottolineato l’alta qualità delle prestazioni erogate qui e affrontato alcune criticità, come le liste di attesa per le risonanze». Ma «di fronte al fatto che il sindaco ha posto come premessa che non si sarebbe parlato della struttura, hanno anche posto il problema delle condizioni dell’ospedale e chiesto che si arrivi quanto prima a una conclusione chiara». Insomma, si esca dalla fase di stallo. «La lingua batte dove il dente duole», si lascia scappare la direttrice. «Il sindaco ha preso l’impegno di dare una risposta al più presto».
Juna Goti
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