Gioco
Muore per l’amianto a 58 anni, addio Sugar Ahmeti: «Eroe di due Paesi»
Livorno, è stato il primo albanese ad arrivare in città nel 1991 ex campione del giavellotto, ora lavorava come camionista. Giovedì 20 ottobre i funerali alle 9 ai Lupi
LIVORNO. Erano i primi anni Novanta e a Livorno arrivarono due Sugar destinati a restare, in modi diversi, nella storia di questa città. Il nome completo del primo era Micheal Ray Richardson, veniva dagli Stati Uniti e giocava a basket come una stella. L’altro scappava dall’Albania governata dal regime comunista e sognava un futuro migliore per sé e per la sua famiglia. Di cognome faceva Ahmeti e in gioventù era stato un campione di lotta greco romana e soprattutto di lancio del giavellotto, primatista nazionale dal 1977 al 1994 e vincitore delle Spartachiadi, una sorta di mini Olimpiade riservate alla nazioni sotto il controllo dell’allora Unione Sovietica.
«È venuto in Italia per cercare fortuna e invece qui ha trovato la morte», racconta con un filo di amarezza il figlio Rudin. Sugar Ahmeti è scomparso martedì 18 ottobre a 58 anni. Se l’è portato via in appena due mesi un mesoltelioma, il tumore infame e silenzioso che attacca i polmoni dopo essere stato acceso dall’inalazione di fibre di amianto. «All’inizio - prosegue il figlio - pensavamo che fosse una banale bronchite. E così l’abbiamo curata. Ma dopo qualche tempo, in cui i sintomi sembravano scomparsi, sono tornati ancora più aggressivi. Mio padre - va avanti - che era una persona attiva non riusciva nemmeno più a salire le scale di casa».
Il 18 agosto la diagnosi, il ricovero in ospedale, la spola da un esperto all’altro per avere una speranza. «Doveva essere operato venerdì scorso ma alla fine il medico ha detto che sarebbe stato solo un accanimento terapeutico». Sugar, oltre al figlio Rudin lascia la moglie Dhioleta e l’altro figlio Suard. Adesso la famiglia vuole capire come il mesoteliomasia abbia fatto breccia nel corpo del cinquantottenne. «Da qualche mese era in mobilità, ma per vent’anni ha lavorato come camionista per una ditta livornese che ero è fallita - ricordano i parenti - noi non vogliamo accusare nessuno, ma nostro padre ci raccontava che spesso trasportava pellame in arrivo dal Marocco dal porto di Livorno alle concerie che si trovano a Santa Croce sull’Arno».
La famiglia per provare la causa della morte dovuta al mesoltelioma ha in mano tre biopsie ed è in attesa di una quarta. «Al di là di come ci muoveremo a livello legale - precisa il figlio - lo vogliamo ricordare come una persona perbene che da quando è arrivato a Livorno accolto dall’ex vescovo Alberto Ablondi, ha cercato di aiutare i suoi connazionali». Anche per questo suo ruolo di «eroe nazionale» tutta la comunità albanese da martedì si è stretta attorno alla famiglia.
«Al funerale (giovedì 20 ottobre alle 9 al cimitero dei Lupi) arriveranno da mezza Europa e anche dall’America per salutarlo». L’ultimo gesto di solidarietà verso il prossimo di Sugar è stato quello di donare le cornee. «Dove andrà - conclude il figlio - non ne avrà bisogno. Noi lo ricorderemo come un padre che ci ha dato un futuro Ci ha portato qui nel ’94 per regalarci un avvenire, ci ha permesso di studiare. Perché scelse Livorno? Credo per il mare e per la nomea di una città che accoglieva le persone, ma da allora purtroppo anche qui il vento è cambiato».
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