Il Tirreno

Livorno

La sfida di Buongiorno sul Museo della città

Enrico Paradisi
La sfida di Buongiorno sul Museo della città

Bruciati attacca il nuovo assessore alla Cultura: nessun cambio di passo Appuntamento oggi alla libreria Erasmo per un incontro aperto a tutti

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LIVORNO. «Dopo il cambio dell’assessore alla Cultura, l’auspicato cambio di passo annunciato non si è ancora visto». Marco Bruciati, consigliere comunale di Buongiorno Livorno, scaglia la prima freccia all’indirizzo dell’amministrazione sul bersaglio del futuro Museo della Città di piazza del Luogo Pio. La giunta Nogarin ha per le mani quello che diventerà uno dei più grandi poli culturali del patrimonio italiano, con i suoi 5.300 metri quadri di superficie, ma ad oggi in pratica, vicini all’apertura (che dovrebbe avvenire entro il 2017), non si sa ancora nulla o quasi su come è stato pensato, si lamentano i biellini.

Proprio per questo, cioè per cercare di dare risposte ai tanti interrogativi irrisolti, Bl organizza per oggi alle 17.30 alla libreria Erasmo un incontro aperto al pubblico (il titolo è esplicativo: “Il Museo è della città?”), al quale è stato invitato anche Marco Cannito (Città Diversa) per fornire testimonianza del lungo, iter iniziato nella precedente legislatura.

Le preoccupazioni di Bl non sono rivolte solo ai contenuti del museo, come spiega Michela Volitiello, ma anche alle ricadute che una simile struttura avrà su chi vive e lavora nel quartiere della Venezia, e sulla possibilità di canalizzarvi i flussi turistici e dei croceristi. L’altra stoccata arriva da Mattia Patti, associato Bl e storico dell’arte, che tra i vari incarichi è stato anche presidente della fondazione Trossi Uberti. «Si avvicina la data di apertura - spiega Patti - prevista per la metà del 2017, anche se non c’è una data precisa, e sappiamo pochissimo di quello che sarà. È un incognita su tutti i fronti, tranne che per quello che costerà tenerlo aperto: una cifra che oscilla tra i 400 mila e gli 800 mila euro all’anno».

La questione più grave che segnala Patti è la mancanza di un progetto culturale: «Non sappiamo se ci sarà una persona competente a dirigere il museo». Senza contare il grosso problema del rapporto con i musei esistenti, segnala ancora Patti, alcuni dei quali si sono indeboliti o scomparsi, come quello di Villa Maria. «Invece di arricchire il patrimonio museale si rischia dunque di aggravare la situazione - aggiunge - Apriamo un contenitore nuovo, ma intanto il museo Fattori ha problemi strutturali enormi e anche qui fin dalla sua nascita non ha mai avuto a dirigerlo uno storico dell’arte. È un po’ come se in famiglia si continuasse ad acquistare auto anche di lusso senza avere un patentato in casa». Aprire un museo della città, sarebbe invece un’ottima opportunità e la questione va affrontata di petto. Sul modello proposto lo storico dell’arte conclude: «Dovrebbe essere una guida alla vita della città, in grado di raccontarne il percorso. Ma questo rischia di diventare un cacciucco di collezioni diverse finora conservate nei depositi comunali».

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