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Livorno

parlano gli operatori

Case famiglia, scatta la protesta

Case famiglia, scatta la protesta

Oggi e domani presidio davanti al Comune: «Ritirate quel bando»

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LIVORNO. Le lavoratrici e i lavoratori delle case famiglia della città sono pronti a manifestare. Per due giorni presidieranno l’ingresso del municipio per chiedere al Comune di «ritirare immediatamente il bando per le case famiglia» pubblicato dall’amministrazione pentastellata. Come si legge sul volantino diffuso ieri - a firma di Fp Cgil, Cisl Fisascat, Cisl Fp e Uil Fpl - l’appuntamento davanti al palazzo comunale è fissato per oggi alle 17 in piazza Civica, proprio prima dell’inizio del consiglio comunale, e per domani alle 14.30, quando i rappresentanti dei lavoratori saranno ascoltati in quinta commissione consiliare.

La reazione arriva dopo l’incontro di lunedì sera con l'assessora al sociale a con la dirigente comunale del settore: «È andato male - riferiscono i lavoratori - di fronte alla nostra richiesta di fare prima un'analisi dei bisogni reali del territorio e di parlarne insieme, hanno risposto che per loro è già stata fatta e che sul bando non tornano indietro».

Sono 26 a oggi - tra educatori professionali, animatori e Osa - gli operatori impegnati nei servizi rivolti ai minori nelle strutture comunali, in appalto alla coop Di Vittorio. I motivi del loro no al nuovo bando e più in generale della protesta nata contro la politica del Comune sono scritti nero su bianco nella pagina Facebook “Lavoratori case famiglia Livorno”, nata poche settimane fa. «L'amministrazione 5 stelle di Livorno - si legge - il 29 settembre ha pubblicato ufficialmente il bando per il rinnovo della gara di appalto delle tre case famiglia La Quercia, La Palma, Il Melo. Cosa prevede? La Palma, che ospita 10 bambini dai 3 ai 12 anni sparisce. Il Melo, struttura per 3 nuclei madre-bambino, sparisce. La Quercia, che ospita 7, anzi ultimamente 8 minori dai 12 ai 18 anni, sparisce. Dalle loro ceneri nascerebbero un centro diurno (presso l'attuale casa famiglia La Quercia) aperto il pomeriggio e il sabato mattina (ma in agosto chiusura tutto il mese) per accogliere 18 minori dai 6 ai 18 anni». E «una casa famiglia (all'interno dell'attuale struttura del Melo) per soli 6 minori, dai 3 ai 18 anni, nello stesso appartamento dove vivono già adesso ragazzi dai 16 ai 21 anni e con un personale ridotto all'osso: resta infatti immutato il Progetto Appartamento per le autonomie già esistente al Melo, che ospita e ospiterà 6 utenti dai 16 ai 21 tra i quali profughi già in carico ai servizi».

«Questa trasformazione, le cui criticità sono purtroppo moltissime e gravi e destinate a far fallire in tempi brevi i servizi stessi - è il punto di vista degli operatori - è stata partorita dal Comune in maniera autoreferenziale, senza alcun confronto con le categorie interessate. È stato detto che i bisogni delle utenze sono cambiati, noi però vorremmo sapere come e su quali basi è stata fatta questa osservazione».

«Alcuna importanza - si arrabbiano su Fb - è stata data al fatto che tutto questo pasticcio causerà l'allontanamento di 11 minori, ad oggi accuditi 24 ore su 24 dalle due case famiglia Palma e Quercia, e che questo "bando innovativo", così definito dai dirigenti comunali, causerà la perdita di lavoro per 13 persone che da anni dedicano la loro vita al sociale».

(j.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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