Il Tirreno

Livorno

«Sparisce Equitalia, non le cartelle». A Livorno incassa ogni anno più di 40 milioni

di Mauro Zucchelli
«Sparisce Equitalia, non le cartelle». A Livorno incassa ogni anno più di 40 milioni

Parlano le organizzazioni dei consumatori: è solo un condono mascherato del quale non si sa nulla. La rateizzazione dei debiti è una montagna di 181 milioni e riguarda addirittura un abitante su 14

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. A guardarlo di lontano sembrerebbe nient'altro che un segnale stradale. Ma in mezzo al triangolo dal bordo rosso non c'è la sagoma nera dell'auto che sbanda: c'è un omino nero impiccato e sotto la scritta “Equitalia”. Eravamo nel novembre scorso, zona Tre Ponti, al passaggio della maratona cittadina. Ma, dopo che il premier ha annunciato che Equitalia sparirà, cosa accadrà?

Dal quartier generale di Equitalia mettono le mani in avanti: non è ancora nero su bianco il testo di una nuova normativa, difficile immaginare cosa ci sarà dentro. Anche perché molte cose sono rimaste in mezzo al guado: ad esempio, i Comuni avrebbero dovuto riprendersi in mano i servizi di riscossione e c'è chi come Livorno l'ha fatto ma la maggioranza no. Comunque, è fortissimo l'impatto sociale. Soprattutto in territori come il nostro, così colpito dalla crisi.

Basti dire che al 31 dicembre scorso risultava che Equitalia aveva rateizzato nella nostra provincia un iceberg di debiti: più di 181 milioni di euro, cioè quasi 23 euro ogni mille di ricchezza prodotta dall'economia livornese. Da suddividere fra poco meno di 25mila posizioni, cioè una ogni 14 abitanti: come dire che nel raggio delle proprie parentele dovrebbe essercene perlomeno una. In soldoni: 7.364 euro a testa. E non è tutto: nei dodici mesi dello scorso anno Equitalia ha riscosso in provincia di Livorno qualcosa come 41 milioni e mezzo di euro. Stiamo parlando di 265 euro per ciascuna famiglia, 112 euro a testa inclusi ultraottuagenari e bebè.

«Ma non facciamoci illusioni: sparirà il nome, non questa montagna di soldi da pagare», dice Stella Caroni, in azione con “Sos cartelle esattoriali” nel suo ufficio di via del Lavoro 15. «Anzi, – rincara – siccome le tasse ci sono e qualcuno deve riscuoterle, mi domando se non sia un passo indietro smantellare un grande soggetto centralizzato per sostituirlo con una sfilza di piccole entità: in teoria, il codice fiscale dovrebbe essere sufficiente ad ottenere comunque il panorama della propria situazione ma in concreto bisognerà andare a giro per l’Italia per capire se c’è qualche pendenza con qualcuno. Magari anche solo per una multa beccata chissà dove con l’autovelox».

Misurandola un po’ a spanne, con il taglio a sanzioni e interessi di mora i contribuenti livornesi potrebbero risparmiare complessivamente attorno agli 80-90 milioni di euro. Ma Alessandro Masoni, dirigente del Movimento Consumatori, invita ad aspettare quando avremo il testo dettagliato. Anche perché Equitalia riscuote per conto di una pluralità di soggetti, ed è difficile che possa fare sconti su interesse e mora su cartelle di competenza di qualcun altro.

«A dire il vero, – avverte l’esponente dell’organizzazione consumerista – io lo chiamerei mini-condono: con uno “sconto” che può andare dal 20 al 30 per cento a seconda di che cosa stiamo parlando. Ma il ragionamento che dobbiamo fare è un altro: il negozio o la piccola impresa che non ce la fanno più a restare a galla non saranno invogliati dallo “sconto”. Semplicemente non ce la fanno a pagare: o saldano il debito con Equitalia o tengono aperta l’attività. In genere hanno di fronte un macigno di qualche decina di migliaia di euro, non ce la fanno ugualmente se la cifra viene ridotta di 10mila euro, non è quello il punto. Viene premiato invece chi avrebbe potuto pagare e ha fatto il furbo: si ritrova con uno “sconto” e la conferma che è meglio non pagare in attesa di acchiappare il primo condono che passa...».

Roberto Boschi (Federconsumatori) punta il dito contro il fatto che «in passato si poteva cercare un rapporto di collaborazione, invece ora tutto si è fatto ben più rigido: tutto incasellato tramite internet, si deve passare dalla sede di Pisa e talvolta perfino andare in giudizio tributario con tutti i costi del caso». E aggiunge: «È un marchingegno perverso: anche quando si cerca la rateizzazione decennale il pallino resta in mano loro e lo sanno».

Masoni se la prende con alcuni paradossi burocratici. Ad esempio, è capitato che una multa sia stata pagata dopo la scadenza dei 60 giorni: «Si salda la cartella, ma nasce una cartella-bis relativa alla mora da mettere in tandem con una sanzione in un gorgo senza fine». Senza contare che capita che «tutto s’ingarbugli perché la sentenza (favorevole) del giudice di pace non è stata comunicata a Equitalia o perché non si è badato a mettere nelle cartelle anche quel che si sa che è prescritto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web