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«Se si ristruttura l’ospedale di Livorno sarà pronto nel 2030»
La dg De Lauretis: «Aperti alle due soluzioni ma si decida subito, questo stallo è deleterio»
LIVORNO. Maria Teresa De Lauretis, direttore generale dell'Asl: come si sta muovendo l'azienda dopo il no del Comune alla costruzione del nuovo ospedale?
«Per adesso siamo fermi».
In che senso?
«Stiamo aspettando che venga formalizzata la revoca del vecchio accordo di programma che è ancora in vigore».
La revoca spetta al Comune?
«Certo».
Ma il Comune chiede che la disdetta venga firmata anche dalla Regione...
«Hanno chiesto che sia un passo condiviso, ma giustamente la Regione che è su un’altra posizione ribadisce che se dovesse decidere autonomamente si andrebbe avanti».
Un passaggio poi spetta anche a voi…
«Noi dobbiamo fare la revoca dell'appalto, che non abbiamo aggiudicato mancando il terreno. Ma non possiamo fare la revoca sulla base di un sentito dire o delle dichiarazioni fatte sui giornali. Serve l’atto formale del Comune che ancora manca».
C’è il nodo delle richieste di risarcimento che potrebbero piovervi addosso con la revoca dell'appalto. Il suo predecessore Porfido aveva detto che l'Asl avrebbe potuto rivalersi sul Comune. Ed è quello che teme Nogarin...
«Il contratto non prevede penali. Il tema casomai è la possibilità di un'azione risarcitoria generica da parte di chi ha vinto, anche per la lunghezza dei tempi della vicenda».
E’ un'ipotesi concreta?
«E’ un timore che abbiamo».
In questa attesa, che dura da due anni, le condizioni strutturali di viale Alfieri sono sempre più critiche.
«E’ vero: l’ospedale è fermo, facciamo manutenzioni ordinarie, ma è difficile fare opere straordinarie senza sapere cosa succederà. Oggi il vero problema è lo stallo nelle decisioni».
L’ha detto al sindaco?
«Sì».
Che cosa le ha risposto?
«Lui dice che lo sbloccherà. Il problema è chi fa la prima mossa. Tutti noi vogliamo e dobbiamo accettare le decisioni del Comune. Ma ricordiamoci che eravamo tutti convinti che il nuovo ospedale fosse la scelta giusta. Il partner che ha deciso che non è così, deve formalizzare la sua posizione in un atto».
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Non trova quantomeno singolare che Livorno sia l’unica grande città della Toscana ad aver rifiutato la costruzione di un nuovo ospedale?
«I grandi presidi sono stati tutti rifatti ex novo negli ultimi anni. Solo a Pontedera, ospedale di provincia, si è deciso di ristrutturare. Devo dire però di aver toccato con mano un’ostilità verso la realizzazione di nuove opere: mentre i professionisti sono contenti, si riscontra una critica di una parte della cittadinanza. L’ho constatata a Lucca e in misura maggiore a Massa».
E’ un rimpianto verso le vecchie strutture o altro?
«E’ un’avversione verso il project, verso le nuove opere, respiro una sorta di timore di consumare il territorio. E pensare che una volta, se regalavi un ospedale alla città, ti facevano un monumento: guardi quante statue in questo atrio...».
E’ una sfiducia verso le istituzioni?
«E’ un approccio politico diffuso, come quello dei No-Tav. Sembra che se un’amministrazione propone un’opera, qualcuno abbia un interesse personale a realizzarla».
E invece l’ospedale a Livorno servirebbe: i primari - che con la politica non c’entrano - lo ripetono e lo chiedono da tempo...
«Sì, gli operatori ne hanno necessità. Ma l’importante ora è che si prenda una decisione: nuovo o ristrutturato ma che si decida».
Lei per cosa opta?
«Noi siamo disposti a lavorare anche per la ristrutturazione. Ma l’importante è muoversi. Insisto, questo stallo è dannoso».
E’ un appello alla politica?
«E’ una necessità: il rallentamento indebolisce il presidio di Livorno. Il cittadino può essere influenzato nelle sue scelte dalla mancanza di comfort, anche se va detto che in realtà i pazienti seguono i medici».
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Ma anche i medici possono andarsene se l’ospedale è nelle condizioni di viale Alfieri...
«E’ un rischio reale».
Sull’ipotesi ristrutturazione, che oggi è quella auspicata dal sindaco, avete già fatto degli studi?
«Sì, con la collaborazione del Comune».
E’ previsto l’uso dell’ex Pirelli?
«L’allargamento è condizione fondamentale, altrimenti non ci sarebbero gli spazi fisici».
Il cuore dell’ospedale dove sarebbe collocato?
«Quello studio prevede che si costruisca nella zona del pronto soccorso e delle piastre un padiglione a più piani per la degenza. Nell'area Pirelli invece andrebbe un’area a servizio, tecnologica e i laboratori di analisi ora nella palazzina farmacia».
Quanto tempo servirebbe?
«La nostra stima è di 13 anni».
Significa 2030?
«Sì, servono tre anni solo per la gara e la progettazione. Da allora i cantieri si aprirebbero in un terzo dell’ospedale, con gli altri due terzi funzionanti in mezzo ai lavori».
Le ristrutturazioni fatte negli ultimi 15 anni hanno consegnato, a detta dei tecnici, un ospedale già vecchio. L’ultimo esempio è quello del 2° padiglione, in cui - a cantiere finito - si è dovuto reintervenire sui bagni. Nel 2030 rischiamo una situazione simile?
«Sono esempi che confermano i rischi di una ristrutturazione».
E’ vero che quei padiglioni non rispettano la normativa antisismica?
«In tutti, a partire dal secondo, c’è stato un significativo miglioramento antisismico. Le norme antisismiche si sono evolute nel tempo, non c'è obbligo di messa a norma, ma la legge prevede che ogni volta che si interviene si migliori la sismicità degli edifici».
Alcuni primari hanno lanciato il rischio che col no all’ospedale nuovo, Livorno diventi poliambulatorio di Pisa...
«Non credo succederà mai. Al pronto soccorso di Livorno ci sono 70mila accessi l’anno, a Cisanello 100mila. E’ dal pronto soccorso che arrivano i ricoveri. E’ difficile pensare che quest’utenza si sposti. Ma è indubbio che una parte di questa in qualche modo possa muoversi».
Lo stallo invece rischia di far perdere qualche treno importante a Livorno ora che è nata la maxi-Asl ed è in corso una riorganizzazione?
«Attualmente no. Il piano di area vasta approvato a luglio conferma il ruolo di Livorno con specialità di terzo livello, come neurochirurgia, neuroradiologia, chirurgia vascolare. Non c’è mai stata alcuna riflessione in tal senso, ma è evidente che in futuro la logistica deve reggere. Faccio un esempio, Livorno ha 9 sale operatorie, Lucca e Massa 12: nella prospettiva della collocazione di altre attività questo sicuramente ha un peso».
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