Il Tirreno

Livorno

Ospedale, sei anni dopo l’inizio dei lavori slitta ancora l’apertura del secondo padiglione

di Giulio Corsi
Ospedale, sei anni dopo l’inizio dei lavori slitta ancora l’apertura del secondo padiglione

Livorno, la Regione l’aveva garantita in autunno (col trasferimento del 5°), ma serviranno altri sei mesi. Bagni fuori norma già prima dell’inaugurazione, come molti reparti ristrutturati in questi anni

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LIVORNO. Anche settembre è passato ma il secondo padiglione rimane chiuso. E il trasferimento di Medicina dal quinto, il reparto più disastrato del nostro ospedale con le grandi crepe nelle camerate e i calcinacci che cadono dalla facciata sorretta dalle impalcature, slitta di nuovo. «Si va a marzo 2017», ammette il direttore generale della maxi Asl Toscana Nord Ovest Maria Teresa De Lauretis.

E’ l’ennesimo rinvio: a febbraio 2015 Maurizio Malvaldi, responsabile dell’area tecnica dell’allora Asl 6, auspicava l’inaugurazione del padiglione per l’autunno di quell’anno. A marzo 2016 l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi parlò di sei mesi, ipotizzando la riapertura del “secondo” tra settembre e ottobre di quest’anno.

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Di mesi invece ne serviranno altri sei: «I lavori sono terminati ma sono in corso i collaudi, in particolare sull’impianto di riscaldamento che sta creando qualche problema - spiega il direttore generale dell’Asl -. Nello stesso tempo è stato appaltato un altro lotto per i bagni che richiederà circa 130 giorni».

«Ammetto che per noi l'obiettivo era aprire il padiglione entro l'anno, ma bisogna prendere atto che non ce la faremo - continua la De Lauretis -. Mi dispiace tantissimo perché la situazione del quinto è terribile. Però è importante che siamo ripartiti: i cantieri erano fermi dal 2011, nel 2015 sono stati riavviati e nonostante qualche ostacolo il percorso è tracciato».

Si aggiunge così un altro capitolo alla telenovela del secondo padiglione, i cui lavori sono stati aggiudicati 15 anni fa (era il 26 marzo 2001 e in Italia c’era ancora la lira) in un maxi-appalto che ha ribaltato mezzo ospedale, sono iniziati nel 2010, si sono fermati per colpa di un contenzioso nel 2011 a quattro mesi dalla conclusione, e sono ripartiti nel 2015 dopo 4 anni di stop e di battaglie a colpi di carte bollate tra l’Asl e il colosso Inso Spa. Con qualche intoppo anche nel rush finale, visto che - anche adesso che il cantiere è in via di smantellamento - è stata necessaria un’integrazione di lavori.

Ci si chiederà: possibile che i bagni siano rimasti fuori dall’appalto iniziale? «In realtà in tutto questo tempo i requisiti per gli accreditamenti sono cambiati ed è per questo - spiegano dall’azienda sanitaria - che adesso si dovrà intervenire nuovamente».

Nel suo piccolo è un po’ la stessa storia che si è riproposta con tutto il maxi-appalto del 2001, 13 milioni di euro di investimento lievitati fino a 28, con cui sono stati ristrutturati negli ultimi 15 anni una serie di reparti (terzo, ottavo, undicesimo) e costruiti altri (a partire dal padiglione E2): oggi tutti quei reparti - per quanto rinnovati e ammodernati - non rispettano alcune normative. «Si è speso tanto, ma ora si dovrebbe rifare tutto», spiegava nel 2015 al Tirreno l’architetto Icilio Lanini dell’area tecnica dell’Asl. «Non ho problemi a dire che la ristrutturazione di questi padiglioni è già vecchia - spiegava allora il tecnico dell’Asl -. E il motivo è semplice e quasi ovvio: si è ristrutturato con la testa del 2000. E se anche negli anni, man mano che i cantieri sono stati aperti, si è sempre cercato di migliorare la ristrutturazione rispetto alle previsioni iniziali, si tratta di ristrutturazioni comunque già vecchie». A partire dalla questione antisismica: «Tutti i padiglioni ristrutturati restano non antisismici, perché non rispettano la normativa entrata in vigore nel2008 (con il decreto ministeriale del 14/4/2008 sulle norme tecnichedi costruzioni, ndr)».

Lo stesso quadro varrà a marzo 2017 - se non ci saranno altri rinvii - per il secondo padiglione: per i pazienti di medicina il trasferimento rappresenterà un salto di qualità enorme, vista la situazione disastrosa del quinto, ma il padiglione, già il giorno del taglio del nastro, sarà vecchio di almeno 15 anni.

 

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