Il Tirreno

Livorno

i dati dell’osservatorio

Si salvano gli ambulanti Giù il commercio on-line

LIVORNO. Sono l’unica nota positiva di tutto il quadro commerciale cittadino. Quelle 13 nuove partite Iva corrispondono ad altrettante persone che decidono di mettersi in gioco, comperano un furgone...

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LIVORNO. Sono l’unica nota positiva di tutto il quadro commerciale cittadino. Quelle 13 nuove partite Iva corrispondono ad altrettante persone che decidono di mettersi in gioco, comperano un furgone e una licenza, e cominciano a girare i mercati con i loro banchi. Se da una parte lo stillicidio di negozi di quartiere continua, dall’altra gli ambulanti si salvano.

«Spesso sono attività di rifugio in tempi di crisi, magari di persone che hanno perso il lavoro e si buttano in un tipo di commercio che ha costi minori», spiegano dalla Confesercenti. E non mancano di ricordare quanto l’incognita del bando Bolkestein gravi sul settore. A fronte di 13 nuove attività itineranti, 7 hanno cessato (in provincia sono 20 contro 3): comunque il saldo è positivo. Le ragioni sono soprattutto economiche: con circa 3mila euro è possibile comprare una licenza, poi basta procurarsi un furgone (magari usato) e si può cominciare l’attività nei mercati itineranti. Presentano un segno più, anche se decisamente di tono minore, le imprese legate al mondo delle automobili che “vanta” tre aperture e nessuna chiusura (il dato provinciale è lo stesso).

Tutti gli altri numeri forniti dall’associazione di categoria sono una valle di lacrime commerciali: in tutta la provincia a fronte di 61 realtà che nascono, 125 chiudono. Più del doppio. Il rapporto più o meno è lo stesso in città: 30 contro 65. Di queste ultime, 20 appartengono al settore della ristorazione e alloggio (bed and breakfast, affittacamere) e 17 sono negozi al dettaglio, quelli storici di quartiere per intenderci.

Fa paura anche la brusca frenata di un settore innovativo, quello del commercio on-line: nel quarto bimestre del 2016 nessun imprenditore si è lanciato in questa sfida a colpi di clik e pagamenti via web, ma anzi due realtà che lavoravano in questo modo hanno gettato la spugna (in provincia sono 3 quelle che hanno cessato).

«Forse anche questo settore è vittima dei grandi giganti multinazionali», commentano dall’associazione di categoria.

Altre note dolenti arrivano anche da dietro ai banconi e dal gastromondo: bar e ristoranti perdono terreno. Ieri sulla scia della "food-mania", trainata da nuove tendenze alimentari sparate dai grandi chef stellati della tv, tante persone hanno provato ad inventarsi un lavoro, lanciandosi in avventure imprenditoriali ai fornelli. Oggi c’è un’inversione di marcia: 30 attività con radici in questi ambiti hanno chiuso e solo quattro sono le nuove nate, con un saldo di meno 26.

Non va meglio in provincia. Anzi va decisamente peggio in entrambi i due settori. Da una parte 54 saracinesche si sono definitivamente abbassate, dall’altra sono 19 le new entry, con un saldo negativo di 35 unità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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