Il Tirreno

Livorno

Commercio in crisi, a Livorno i negozi di alimentari sono in via di estinzione

di Francesca Suggi
Commercio in crisi, a Livorno i negozi di alimentari sono in via di estinzione

Nessuna nuova apertura di quelle che un tempo erano attività-chiave dei quartieri. Confesercenti: dati allarmanti, prevediamo entro la fine dell’anno 300 imprese in meno

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LIVORNO. Alimentari di quartiere in via di estinzione. «Il commercio al dettaglio di alimentari, carni ed ortofrutta con zero nuove aperture in tutta la provincia è veramente moribondo, spazzato via dai 44 punti di media e grande superficie di vendita presenti a Livorno con ben 15 marchi diversi», numeri alla mano è il direttore di Confesercenti, Alessandro Ciapini, a raccontare un tessuto commerciale cittadino in grande difficoltà. Nel quarto bimestre 2016, secondo i dati dell'Osservatorio dell'associazione di categoria, è di 35 il saldo negativo tra aperture e chiusure a Livorno delle attività del commercio, del turismo e dei servizi.

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Trecento attività in meno a fine anno. E' un quadro choc quello che emerge: i vertici dell'associazione prevedono, entro la fine dell'anno, ben 300 attività commerciali in meno nella sola città di Livorno. «I dati - analizza Ciapini - sono la conferma della nostra previsione di un saldo choc di oltre trecento attività in meno in città a fine anno». Quali le cause? Perché questo effetto domino? «Si tratta della drammatica erosione degli spazi di mercato dei piccoli esercizi di vicinato mentre la grande distribuzione registra nei primi sette mesi dell'anno una crescita dell'1,3%». Il piccolo commercio in picchiata, quindi, a fronte di una grande distribuzione con segno più. Nei primi due mesi dell'anno, sempre secondo i vecchi numeri dell'Osservatorio, a fronte di 40 nuove attività, 102 saracinesche si sono abbassate. Un trend negativo, che, purtroppo, è lievitato. «La deflazione e la contrazione dei consumi stanno letteralmente distruggendo il tessuto imprenditoriale dei comparti di nostro riferimento», continua.

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Come invertire questa tendenza. La riflessione di Ciapini scorre, di pari passo, ai numeri registrati dall’ufficio studi. Delle imprese che hanno oscurato le vetrine, in totale 65, 26 appartengono al settore ristorazione ed alloggio (bed & breakfast, affittacamere) e 17 negozi al dettaglio, vale a dire attività economicamente strutturate e storicamente radicate sul territorio. Quasi la metà delle nuove partite iva (13) si riferisce ad attività di commercio ambulante, spesso attività rifugio in tempi di crisi. «Qui non si tratta di fare i gufi o i catastrofisti - prosegue il direttore - ma è oggettivo come i dati confermino una difficoltà delle imprese a "reggere" un mercato fortemente condizionato dalla contingenza economica negativa, soprattutto in una città come Livorno piegata dalla crisi più pesante dal dopoguerra, ed in un territorio costiero provinciale caratterizzato da due aree di crisi industriale complessa distanti tra loro di solo 80 km (appunto Livorno e Piombino)». Alla città serve, secondo i commercianti, una ripresa dei consumi interni. «In questa città - continua - non abbiamo bisogno di aumentare l'offerta ma, al contrario, aumentare i consumi e la domanda interna altrimenti non andiamo da nessuna parte».

Ristorazione giù, colpa anche dei reality. Effetto Master chef, lo chiama qualcuno. Si tratta di quell'onda di successo mediatico di alcuni reality di cucina che in passato ha investito anche Livorno, con l'apertura di numerosi bar e attività legate alla ristorazione da parte di persone che, troppo spesso, si sono improvvisate imprenditori. E gli effetti sono a cascata, con un pesante saldo negativo di 30 cessazioni a fronte di 4 nuove aperture.

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