Il Tirreno

Livorno

«Abbiamo denunciato i medici per omissione di soccorso»

di Giulio Corsi e Anna Cecchini
«Abbiamo denunciato i medici per omissione di soccorso»

La direttrice dell’Usl De Lauretis sulla vicenda dei tre professionisti allontanati da 118 e ospedale «Noi abbiamo il potere di sanzionare il comportamento, per la parte penale procede la procura»

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LIVORNO. «Abbiamo fatto denuncia in procura, è un nostro obbligo. Se un pubblico ufficiale ha il sospetto che sia stato compiuto un rato deve fare denuncia».

Le parole della direttrice dell’Usl nord-ovest Teresa De Lauretis - che abbiamo incontrato nella sede dell’ospedale di Livorno - segnano una svolta nel caso dei tre medici del 118 e del pronto soccorso di Cecina che sono stati allontanati dall’azienda dopo svariate segnalazioni di comportamenti non propriamente adeguati nei confronti dei pazienti: assistenza sanitaria negata e presunta maltrattamenti.

L’azienda sanitaria, dopo aver scelto per alcuni giorni di non commentare l’accaduto se non spiegando che i tre medici non sono più in attività in Bassa Val di Cecina, chiarisce di aver presentato formale denuncia.

«Noi possiamo sanzionare - spiega De Lauretis al Tirreno - il comportamento deontologico, poi per la parte penale non possiamo procedere noi». E prosegue sottolineando che «c’era il sospetto di un’omissione di soccorso e abbiamo fatto denuncia in procura».

Una dottoressa, lo ricordiamo, è stata sospesa dall’incarico per tre mesi a partire dal settembre scorso, mentre l’Asl ha deciso di non utilizzare più gli altri due (un uomo e una donna) a bordo delle ambulanze di Rosignano e Cecina: la dottoressa segue i codici bianchi in un’altra struttura sanitaria dell’azienda, mentre il collega ha preferito interrompere il rapporto di lavoro con l’Asl.

Le motivazioni che hanno spinto l’azienda sanitaria ad allontanare i tre medici sono legate a una serie di episodi, a partire da quello della morte, nell’aprile 2013, di una donna investita dal treno mentre raccoglieva asparagi lungo la ferrovia da Cecina a Castagneto. Poi un caso nel maggio scorso, quando un uomo viene centrato al petto da una fucilata sparata dall'amico, durante una battuta al cinghiale nei boschi di Riparbella.

Secondo quanto riferito allora dal figlio al nostro giornale la dottoressa sarebbe restata a bordo dell'ambulanza per compilare fogli e fare domande. Poi, per quanto riguarda l’area rosignanese, anche la Pubblica assistenza ha segnalato anomalie nel comportamento dei medici in questione, raccogliendo anche svariate firme.

Nel giugno scorso la decisione dell’Asl livornese nei confronti dei tre professionisti e, contemporaneamente, l’intervento del sindaco Samuele Lippi, che dopo essere venuto a conoscenza delle segnalazioni fatte sia dalla Pubblica assistenza di Cecina che da quella di Rosignano e dopo aver ricevuto analoghe indicazioni anche da cittadini, decide di far presente l’accaduto alla Procura.

«Sanzioni disciplinari e contestazioni -spiega De Lauretis - sono comminate dalla commissione disciplina. Il contratto garantisce i lavoratori: non è il datore di lavoro che sanziona direttamente. Il datore di lavoro attraverso i suoi dirigenti fa una contestazione e poi la commissione disciplina - che per i dipendenti è la commissione disciplina dell'Asl e per i convenzionati è una commissione disciplina regionale - eroga le sanzioni».

De Lauretis spiega che, oltre alla sospensione di tre mesi per una dottoressa, un altro dei professionisti ha avuto «una riduzione del 10% dello stipendio per un certo periodo. Ad ogni segnalazione è stata fatta una contestazione e successivamente una sanzione: l'iter ha seguito gli step previsti».

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