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Livorno

gli ultimi dubbi

Le armi mai trovate e il ruolo del complice

LIVORNO. Due confessioni e altrettanti dubbi ancora da chiarire per chiudere il cerchio. È questa allo stato attuale la situazione dell’inchiesta dei carabinieri per ricostruire e contestare ad ogni...

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LIVORNO. Due confessioni e altrettanti dubbi ancora da chiarire per chiudere il cerchio. È questa allo stato attuale la situazione dell’inchiesta dei carabinieri per ricostruire e contestare ad ogni singolo indagato le proprie responsabilità nella serie di rapine messe a segno in mezza Toscana tra il gennaio del 2015 e il marzo di quest’anno.

Nel giro di un mese, infatti, sono arrivate le confessioni sia di Dario Petriccione, considerato l’autore della stragrande maggioranza dei colpi, sia di Ferdinando Lentini, al quale vengono imputate le due rapine del 14 marzo scorso. Ma dagli interrogatori, nonostante le domande degli inquirenti, sono rimaste senza risposta due domande chiave. La prima riguarda il ruolo di Giuseppe Petriccione, fratello maggiore di Dario.

Secondo la Procura il cinquantenne avrebbe aiutato la banda durante i permessi premio che gli venivano concessi al carcere di Massa dov’è detenuto. Ma a domanda precisa sia il fratello minore che Lentini si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ecco perché serviranno altri accertamenti per poter contestare al cinquantenne l’appartenenza all’associazione per delinquere.

C’è poi un secondo aspetto che ancora non è stato chiarito. E riguarda le armi, una finta e una vera, usate durante i colpi nei supermercati. Dario Petriccione nell’interrogatorio ha raccontato di averle comprate entrambe da uno straniero ma non ha voluto dire agli investigatori dove le ha nascoste prima di essere arrestato.

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