Gioco
Condannato per avere clonato le carte di credito, ora fa il vignaiolo: «Ho sbagliato e mi sento fortunato di questa nuova vita»
Tiberio Rotaru, ex detenuto, si è reinventato a 52 anni. «Ero in un vicolo cieco, oggi sono felice e soddisfatto»
COLLESALVETTI. Reinventarsi a 52 anni, con un passato da detenuto e un bagaglio di sofferenze alle spalle. Sembra impossibile. Ma come scrive Michael Connelly, quelli bravi hanno sempre un fuoco acceso, dentro di sé.
Tiberio Rotaru quel calore l’ha sprigionato tutto, sfidando il pregiudizio di coloro che lo guardavano con occhio giudice e senza vedere la sua umanità. Dopo aver scontato la pena, ha preso consapevolezza dei suoi errori. Si è guardato intorno. E ha lottato, prendendo in mano la sua vita e difendendosi con le armi più efficaci: l’impegno e la determinazione. Ed eccolo oggi Tiberio, sorridente tra le vigne, mentre raccoglie Vermentino e Cabernet Sauvignon nei Vigneti di Nugola, l’azienda del gruppo Frescobaldi, diretta da Federico Falossi, che si trova a Mortaiolo, Vicarello. Il mestiere del vignaiolo, Tiberio l’ha imparato in Gorgona, dove da detenuto ha preso parte al progetto Frescobaldi per la produzione del famoso bianco dell’isola.
Una valigia di speranza. «Sono arrivato in Italia dalla Romania nel 2007. Vivevo con la mia famiglia a Petrosani, regione storica della Transilvania, e facevo il muratore. Ma la ditta per cui lavoravo è fallita e mi sono ritrovato in difficoltà. Allora decisi di trasferirmi in Italia, a Verona, dove c’erano dei connazionali che conoscevo. Trovai un lavoretto in una ditta edile: guadagnavo poco, ero molto sfruttato. Il lavoro era pesantissimo, dovevo gettare colate di cemento enormi, fare tanta fatica per pochi euro. Dopo un po’, anche quell’azienda fallì e mi ritrovai senza lavoro».
È il 2011 e per Rotaru inizia un periodo buio. La sua famiglia, moglie e un bambino, è lontana. Lui vorrebbe mettere insieme qualche soldo da poter inviare loro in Romania, ma non ce la fa. Tiberio è disperato, non sa dove sbattere la testa. In preda alla confusione, entra in un giro losco, dove gli promettono facili guadagni. «Ho iniziato a clonare carte di credito - racconta Rotaru - Non ho problemi a dirlo perché per me ormai è acqua passata. È stato il periodo più brutto della mia vita. Mi sono accorto subito che stavo facendo un errore grosso, e l’ho pagato caro. Sono stato arrestato a Verona nel 2011 e condannato a 5 anni e 6 mesi».
L’arresto, poi uno spiraglio. Rotaru viene portato in carcere a San Vittore, da dove poi viene trasferito a San Gimignano. È lì, parlando con gli altri detenuti e con gli agenti penitenziari, che viene a conoscenza della possibilità di andare a Gorgona, l’isola-carcere dove si può trascorrere il tempo all’aperto e soprattutto dove si può lavorare e imparare un mestiere. «Quando ho saputo di questa chance, ho deciso di fare la domanda per essere trasferito in Gorgona - prosegue Rotaru - Avevo una buona condotta e tutti i requisiti per essere accettato. E così è stato: sono riuscito a ottenere il trasferimento e per me è iniziata una nuova era. La Gorgona è un carcere completamente diverso dagli altri, non c’è paragone. Puoi stare all’aperto, a contatto con la natura, e io lì sono stato benissimo».
Gorgona, l’isola dei miracoli. Tiberio approda sull’isola-carcere nell’aprile 2012. Il primo incarico per lui è quello di guardiano della stalla. Rotaru si rivela un Eumeo post litteram, il fedele e preciso porcaco di Ulisse nell’Odissea. La meticolsità con cui segue gli animali e la passione che mette nella cura di mucche e maiali gli fanno conquistare la fiducia degli agenti. «Io adoro il bestiame e sull’isola facevo nascere i vitellini: da lì ho ripreso a credere in me». Dalla stalla alla vigna: la vera svolta, per il 52enne, è la coltivazione dell’uva.
Il record di Tiberio. Nel vigneto Rotaru si rivela un portento. È il febbraio 2015 quando gli viene chiesto di lavorare alla piantumazione di una vigna nuova. Lo racconta Falossi: «Io mi aspettavo che impiegassero dei giorni per ultimare il lavoro, e invece con sorpresa ho constatato che Tiberio da solo aveva piantato 700 barbatelle in un giorno! Un vero record. Da allora l’ho sempre tenuto d’occhio: di lui ho apprezzato da subito la dote di grande lavoratore».
Si chiude una porta. È primavera 2015: ormai sono trascorsi 4 anni di detenzione e Rotaru freme al pensiero di tornare in libertà. Lui stesso si fa volontario per poter lavorare con Frescobaldi dopo la fine della pena. «Ho trovato delle persone davvero speciali in Gorgona, Federico in primis, ma anche tutto lo staff - racconta il romeno - Il mio grande desiderio era poter lavorare con loro anche una volta in libertà, ma non era facilissimo. Quando sono uscito, qui in Toscana non avevo alcun contatto e quindi ho deciso di tornare a Verona. Lì trovai un lavoretto da due soldi: guadagnavo sei euro l’ora, per 2-3 ore al giorno». Poi un bel giorno, il vento gira dal verso giusto, e il cellulare di Tiberio squilla. Lui per poco non sviene dalla gioia quando dall’altro capo del telefono sente la voce di Falossi che gli dice: “Hai sempre voglia di lavorare??”. «Nel giro di pochi minuti ero in treno, direzione Livorno - dice Rotaru - e per l’emozione ho anche perso il cellulare nella carrozza!».
... si apre un portone. La vita finalmente sorride a Tiberio, ma non sono tutte rose e fiori. «Ho sofferto molto - dice il romeno - reintegrarmi in società non è stato facile. E ripartire da zero mi è costato molto. Però mi hanno aiutato tutti». Che ci sia, da parte di alcune persone, una certa ostilità e un pregiudizio nei confronti dei romeni è innegabile: «È vero - dice Rotaru - esiste una certa diffidenza verso alcuni dei miei connazionali, ma io ho trovato tanti amici e nessuno si è mai permesso di trattarmi male. Se una persona si comporta bene, la sua provenienza non ha alcuna importanza». E se lavori tutto scorre più liscio: «Questo impiego, nell’azienda Frescobaldi a Mortaiolo, mi piace moltissimo. E sto dando il massimo: il mio desiderio più grande sarebbe quello di restare a lavorare qui. Guadagno mille euro e mi è stato dato anche un alloggio. Proprio l’altro giorno è venuto a trovarmi mio figlio adolescente dalla Romania: questa per me è la felicità».
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