Il Tirreno

Livorno

Via San Giovanni chiusa, ambulanze prigioniere tra i lavori

di Lara Loreti
Via San Giovanni chiusa, ambulanze prigioniere tra i lavori

Fabio Cecconi, direttore della Svs, ha scritto a Comune e Procura «Per arrivare a Porta a mare siamo costretti a invadere la corsia contromano»

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LIVORNO. In tanti, ormai da mesi, in via Grande e sugli scali, da piazza del Pamiglione a Porta a Mare, non ci passano neanche più. Da quando, la scorsa estate, è cambiata la viabilità, con la costruzione della terza rotatoria, quel tratto di città è diventato un girone infernale: un groviglio di lamiere che si accapigliano per passare e strappare qualche istante all’ingorgo (quasi) perenne. «Lo evito come la peste», è il ritornello degli automobilisti meno pazienti. E come biasimarli? Ma non tutti possono farlo.

Il punto cruciale ruota tra via San Giovanni, piazza del Municipio e via Grande. Chi può scegliere cambia percorso, ma chi invece non può, resta imbottigliato in una gabbia. È il caso delle ambulanze, sentinelle dell’emergenza, prigioniere di una porzione del centro diventata off limits. I problemi, già notevoli da fine agosto, sono letteralmente esplosi adesso. E un vero e proprio caso è scoppiato giovedì 6 ottobre, quando via San Giovanni, già chiusa in ingresso dal lato mare, è stata sbarrata anche in uscita per lavori legati a uno scavo dell’Asa.

Svs sul piede di guerra. Fabio Cecconi, direttore della Svs che ha sede proprio in via San Giovanni, sin dalle prime battute della nuova viabilità aveva annusato i rischi. E infatti agli albori della rivoluzione del traffico aveva preso carta e penna per scrivere al Comune. Man mano che i lavori sul lungomare sono andati avanti, con le rotatorie in piazza Micheli, poi del Nautico e ora con il cantiere ai piedi del ponte Santa Trinita, i problemi sono lievitati, tanto da spingere Cecconi a rivolgersi, con una nuova lettera, a Comune, polstrada e anche alla Procura. Obiettivo: segnalare le difficoltà oggettive incontrate per raggiungere i vari luoghi dell’emergenza. Un disagio quotidiano, che chi si occupa di soccorso e che per mestiere salva le vite altrui, proprio grazie alla tempestività degli interventi, non si può permettere. «Noi così perdiamo minuti preziosi, questo non è possibile e va contro la nostra missione - dice Cecconi - È impensabile che, per uscire da via San Giovanni, siamo costretti a fare la gimkana, per poi percorrere il lungomare contromano, invadendo la corsia opposta fino a Porta a Mare».

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Via San Giovanni come una gabbia. Il primo ostacolo da superare, per le ambulanze della Pubblica assistenza, è uscire da via San Giovanni. Impresa più che ardua: il traffico è bloccato, con auto e scooter in coda; i bus sono spesso fermi al capolinea - spostato da via Grande a via Cogorano - e mettiamoci pure i pullman dei crocieristi, che fanno scalo proprio lì. Ciò significa anche più smog e quindi più inquinamento, maggiore lavoro per la municipale e soprattutto disagi per il cittadino. In questo caos, ieri, con via San Giovanni chiusa, due le prospettive che si sono aperte agli autisti delle ambulanze: o buttarsi, a proprio rischio e pericolo, in via Cogorano, per poi provare a superare lo scoglio di via Grande, oppure infilarsi nelle stradine della Venezia per passare da via della Cinta Esterna, altro iter critico. E ora arriva il secondo step da superare: raggiunti gli scali, infatti, problemi sono tutt’altro che finiti.

«Via Grande è sempre paralizzata, piena di bus che fanno le varie fermate e di gente che, attraversando in continuazione la strada, inevitabilmente ci rallenta. Dai Quattro Mori, poi, raggiungere piazza Mazzini è complicatissimo - spiegano Cecconi e Piero Tomei, che cura il coordinamento amministrativo della Svs - La carreggiata è strettissima per via della pista ciclabile, e con le code presenti sia la mattina sia il pomeriggio, impieghiamo un tempo infinito per raggiungere Porta a Mare. E siamo obbligati a invadere la corsia contromano»

L’appello: urge una soluzione. «Io capisco le esigenze della nuova viabilità, ma non sono state trovate alternative valide - conclude Cecconi - Alle nostre lettere nessuno ha risposto, ma ora è troppo: è in ballo la vita della gente».

 

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