Gioco
Spine alla Rosa marciapiedi ko e sos panchine
Tanti residenti al parco con la sedia da casa «Qui si vive bene ma servirebbero più eventi»
LIVORNO. Un sottile filo rosso, pardon “rosa”, che unisce il quartiere con il villaggio olimpico di Roma, con il complesso del Watergate a Washington e addirittura con il famoso grattacielo di Montreal, in Canada. C’è lo zampino di Luigi Moretti, uno dei più grandi architetti del XX secolo dietro a tutte queste opere illustri e al rione La Rosa. «Da noi si vive bene e si sta tranquilli, è a misura di anziano: ma si potrebbe star meglio», esordiscono i residenti Anna Delli, Camillo Santuccio e Mirella Bernocchi.
È di Moretti il piano che negli anni Sessanta fa nascere il super rione fatto di caseggiati popolari “rosa”, di grandi spazi verdi, di impianti sportivi e di due “pirellini di casa nostra” lungo via dell’Ardenza, l’uno a nord e l’altro a sud del cavalcavia. «Questo quartiere è molto popolato, ma si sta degradando»: a introdurre gli argomenti caldi è Gino Baldi della tabaccheria nel complesso della Coop di via Settembrini ed ex direttore della Cna. Trasporto pubblico carente, spazi verdi poco attrezzati da migliorare, strade e marciapiedi dissestati, ingombranti a cielo aperto (persino bombole del gas) auto che sfrecciano, mancanza di eventi: sono gli abitanti a raccontare davanti al Caffè Tirreno come si vive tra quelle strade dove abitano intorno ai 15mila abitanti, con negozi di vicinato vivi e frequentati e una Coop di riferimento. E noi li ascoltiamo, prima al Bar la Rosa di via dell’Ardenza, poi alla Coop de La Rosa di via settembrini (grazie all’appoggio della tabaccheria e del bar) e al parco detto il Triangolo, in fondo a via Machiavelli.
Per andare al parco ci portiamo le sedie da casa. E’ uno dei polmoni verdi del rione quel parco lungo via dell’Ardenza. C’è una pista “bmx” e un’altra zona dove il Lions nel 2012 ha donato all’amministrazione quasi 150 alberi all’interno della campagna internazionale “Un milione di alberi” per combattere il surriscaldamento del pianeta. Eppure qualcosa stride, basta contare le panchine per capire che sono poche quelle a disposizione per godersi l’area.
Nel cosiddetto parco Lions sono due. «Guardate queste sono due panchine, perdute e abbandonate – indica Roberto Bani che abita alle spalle del parco – Non essendo sufficienti, la gente si è organizzata portandosi diverse sedie da casa che sono qui, al muro, addirittura legate per evitare che siano rubate». E infatti al muro, proprio dietro gli alberelli, ci sono pile di sedie chiuse con catena e lucchetto. «Ho visto questo parco dalla nascita, dopo la piantumazione degli alberi, 4 anni fa, il Comune aveva detto che lo avrebbe sistemato, e invece...». Anche al parco in fondo a via Machiavelli stessa storia, con sedie portate da casa e panchine malmesse.
Serve un’area di sgambatura per cani e più spazi baby. Ecco altri due tasti dolenti sollevati da tanti residenti. Sia da chi ha cani, sia da chi non ne ha. «Se ci fosse un’area di sgambatura sarebbe meglio, per evitare problemi», dice la sua Marco Barsotti con il suo cane al guinzaglio. Sì, perché la commistione cani, bambini (e non solo) proprio non va giù: «Questo parco è ad uso promiscuo, ci sono troppi cani, spesso liberi: è una situazione di confusione dove tante nonne come me preferiscono non portare i loro bambini», dice la sua Margherita Pedini. Il suo pensiero è condiviso. «Senza contare – continua – che uno spazio verde così grande dovrebbe ospitare anche giochi per bambini di cui il quartiere è molto carente».
Più eventi di quartiere, è diventato un dormitorio. Lo spirito di comunità si fa sentire. O meglio, vorrebbe essere ascoltato. Lungo via dell’Ardenza al bar La Rosa, tante persone chiedono all’amministrazione di portare nel quartiere feste di piazza «come si fa a Fiorentina e in altre zone – spiega Roberto Pucciarelli, consigliere alla ex Circoscrizione 5 fino al 1999 – Io ho sempre lottato perché in questa zona si cambi un po’: ma La Rosa è diventato un quartiere dormitorio, non c’è niente che faccia aggregazione». Rincara un altro residente, Rolando Polini: «Il rione si sta spopolando, restano solo gli anziani».
Tra strade dissestate e auto che sfrecciano. Via de Sanctis è nell’occhio del ciclone per lo stato della strada e per l’alta velocità con cui sfrecciano le auto. «Per noi che abitiamo qui e attraversiamo la strada è un pericolo costante, figurarsi per mamme e bambini – Nunzio Percibosco ci porta sul posto – Un cane è già stato travolto ed è morto, cosa aspettando a trovare una soluzione, forse che capiti una tragedia?». La speranza di lui e di tanti è che l’amministrazione trovi una soluzione. «C’è già un dissuasore ma non serve», continua. Il problema della velocità torna anche in via Machiavelli: «Chiediamo un dissuasore di velocità, da quando hanno aperto il parco commerciale Levante le auto passano dalla nostra strada a tutta velocità», ribadisce Diana Poli.
Rifate i marciapiedi. Come un mantra lo ripetono i residenti: i marciapiedi sono da rifare. «I marciapiedi dovrebbero essere rifatti in tutto il quartiere, sono dissestati ma non vediamo mai un intervento, come invece succede all’Ardenza», Giovanni Spagnoli è contento di vivere a La Rosa e l’unica criticità che accomuna un po’ tutti gli abitanti, secondo lui, è quella delle condizioni dei marciapiedi. Che il problema è sentito lo conferma anche Arnaldo Locatelli: «Guardate via de Sanctis – dice – qui la gente cade, il problema sono le radici dei pini che creano il dissesto. Non penso che la situazione sia risolvibile perché i pini non si possono tagliare». A questo, in via de Sanctis, si aggiungono panchine sfasciate e non riparate.
Sos pineta. Lavora proprio davanti alla pineta lungo via dell’Ardenza Giovanni Falleni. «È uno spazio verde che purtroppo non viene valorizzato, mi piacerebbe vederci più illuminazione, più cura anche da parte degli stessi cittadini. Credo che ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa». La pensa allo stesso modo l’ex consigliere di circoscrizione, Pucciarelli: «Per noi vecchiarelli – chiude – è anche difficile godersi quella pineta perché ci sono poche panchine».
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