Il Tirreno

Livorno

Alt dell'anti-corruzione alla Porto 2000: no all’incarico bis di Provinciali

di Mauro Zucchelli
Alt dell'anti-corruzione alla Porto 2000: no all’incarico bis di Provinciali

Raffaele Cantone chiamato in causa dal Comune per sbarrare il passo al segretario dell’Authority Palazzo Rosciano: la carica è temporanea, gratuita, trasparente (e ha giovato ai traffici marittimi)

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LIVORNO. Non c’è pace per il porto: proprio mentre le cifre dei traffici annunciano standard mai visti nei container (anche se gonfiati dal boom dei trasbordi), ecco che piove giù un’altra tegola. Nelle scorse settimane era finito nel mirino della Corte dei Conti dell’Unione europea un aspetto di contesto complessivo: nell’Alto Tirreno si sono moltiplicati i progetti infrastrutturali, compresa la maxi-Darsena livornese, ben al di là della crescita della movimentazione dei contenitori. Stavolta no: il pronunciamento dell’Autorità anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone parla di incompatibilità dei vertici ed è specificatamente diretto sul caso Porto 2000, la società pubblica controllata dall’Authority (che ha in mano il 72%, e non il 78% come scrive lo staff di Cantone) con la Camera di Commercio come socio di minoranza. Giustappunto in mezzo al guado di una privatizzazione, che per l’ennesima volta nei giorni scorsi aveva visto slittare in avanti i termini per la sfida finale fra le offerte definitive da parte delle quattro cordate.

Cosa contesta la delibera dell’Anti-corruzione? Il fatto che al timone della Porto 2000 c’è Massimo Provinciali, che è anche segretario generale dell’Autorità portuale: «sussiste una situazione di incompatibilità», dice Raffaele Cantone firmando il pronunciamento. Colpa del fatto che Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, «esercita poteri di regolazione e controllo» sulla controllata Porto 2000.

15 giorni di tempo. Non si tratta di pinzillacchere: Provinciali ha 15 giorni per decidere a quale dei due incarichi rinuncia e, se non lo fa lui, è l’Anti-corruzione che intima all’Autorità portuale di dichiarare la decadenza dell’incarico di Provinciali come amministratore delegato della Porto 2000. Con un paradosso: a tradurre in operatività quest’intimazione è la figura che all’interno dell’Authority è il responsabilità prevenzione corruzione (Rpc). Chi? Massimo Provinciali, dal giugno 2014.

La cosa arriva da lontano e ha molto a che fare con il duello che, con fasi a corrente alternata, caratterizza i rapporti fra il Comune e l’Authority (soprattutto da quando è arrivata a Palazzo Civico la giunta M5s di Nogarin ma non è che anche prima si scherzasse: basti ricordare gli scontri fra Lamberti e Marcucci). Nel giugno dello scorso anno era stato il Comune di Livorno a prendere carta e penna per avanzare l’ipotesi di una incompatibilità o comunque dell’impossibilità di conferire alcuni tipi di incarichi sia all’Alp che alla Porto 2000.

Nel pomeriggio di mercoledì 5 ottobre, alle 16,30, il sindaco Nogarin ha affidato a un post su Facebook la rivendicazione: «Siamo stati noi a porre il quesito ad Anac, non prima di aver sottoposto la questione al Comitato portuale». A giudizio di Nogarin, la nomina di Provinciali è «il tentativo da parte dell’establishment del governo del porto di agire al di sopra delle regole, rendendo di conseguenza pressoché impossibile ipotizzare un ricambio nei ruoli chiave».

Nogarin nel toto-Authority. Ma Nogarin non si ferma qui. Anzi, prende la palla al balzo per sparare al bersaglio grosso: il toto-nomina dell’Authority. Il sindaco non fa nomi ma avverte che sarebbe «clamoroso» se il ministero, nel momento in cui «sta per riscrivere la geografia dei porti italiani», nella scelta dei vertici della nuova Authority di Livorno-Piombino «decidesse di puntare su nomi già noti, magari membri di quello stesso establishment che ha determinato l’immobilismo dei nostri porti». In concreto, chiede un nome di svolta. E lo dice senza attaccare il governo Renzi («questa volta, tutti insieme, abbiamo l’occasione di farlo davvero»). Una mossa politica abile: se Delrio se ne infischia potrà dare la colpa al governo Pd, se lo ascolta invece ha un dividendo politico come sponsor del nuovo presidente.

Palazzo Rosciano risponde. Passa appena un’ora ed ecco che l’Authority scende in campo: si mettono le mani in avanti dicendo che ci si rende conto che «in linea teorica» esistono «punti problematici», ma in difesa della legittimità del proprio operato si ribadiscono le argomentazioni presentate a Cantone. Si tratta di un incarico: 1) «temporaneo» (fino a fine della gara di privatizzazione; 2) «straordinario» («finalizzato a "sterilizzare" la gestione con cariche istituzionali; nel consiglio d’amministrazione è presente anche il segretario generale dell'altro socio, la Camera di commercio«); 3) «gratuito»; 4) «attribuito alla luce del sole e in totale trasparenza, avendo coinvolto comitato portuale, collegio revisori, ministero delle infrastrutture»; 5) la scadenza è con «la prima assemblea dei soci successiva alla cessione delle quote pubbliche».

L’Authority segnala che, di fronte a quanto prescrivono i principi del decreto legislativo 39/2013, ha invitato l’Anti-corruzione (ma senza riuscire a convincerla) a non applicarli «in maniera pedissequa e automatica, ma tenendo conto della situazione concreta». Aggiungendo poi: tale situazione concreta «non ha comportato alcuna conseguenza illecita (non ci sono state nomine, assunzioni consulenze, spese pazze, ecc.)» ma – si afferma – «viceversa, con il concorso di tutto il personale della Porto di Livorno 2000 ed il sostegno della Camera di Commercio e della Regione, ha riportato nel porto di Livorno numeri importanti quanto a passeggeri e a navi, nonché l'arrivo o il ritorno di primarie compagnie di navigazione, a partire dalla Msc e Royal Caribbean o Grimaldi, per non parlare dell'attenzione di operatori di livello mondiale sulla gara per la cessione di parte delle quote pubbliche della società».

Authority vs. Nogarin Fb. Durissima è invece la stoccata contro le frasi social di Nogarin: «I numeri dicono cose molto più solide degli onanismi verbali su Facebook».

Cosa farà ora l’Authority? Darà corso alla diffida e al tempo stesso però annuncia che impugnerà la delibera dell’Anti-corruzione. Lo farà – sottolinea – «non tanto per difendere una posizione individuale, destinata comunque a lasciare il passo alla fine della gara in corso, quanto per stabilire il principio che applicare le norme come se fossero formule matematiche porta a disconoscere la sostanza dello Stato di diritto». Viene fatto rilevare che «all'impugnazione verosimilmente si uniranno altre Autorità portuali in cui sussistono situazioni analoghe, tranquillamente gestite e vigilate perché evidentemente situate in territori in cui c'è maggior sensibilità verso il bene comune».

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