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Sostegno, niente insegnanti: lezioni a singhiozzo e disagi
Livorno, dall’infanzia alle superiori, genitori sul piede di guerra: ci negano un diritto. La dirigente dell’Ufficio scolastico: dal prossimo fine settimana tutto a regime
LIVORNO. Lezioni a singhiozzo da quasi un mese. Due ore per qualche bambino e poi via, si torna a casa, con gravi disagi organizzativi da parte delle famiglie. In altri casi le scuole si sono ingegnate e, a turno, il personale si prende cura degli studenti disabili. In altre parole per gli salunni diversamente abili la scuola può attendere, o almeno questo il messaggio che sembra passare. Ogni anno, a settembre. Ancora una volta, infatti, é caos sulle insegnanti di sostegno: ad oggi ancora mancano in gran parte degli istituti. Dall’infanzia alle superiori, sollevando la furie e l’indignazione di tanti genitori.
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«Giustamente i genitori sono arrabbiati per la situazione, ma alla fine della prossima settimana tutto sarà a regime e i loro bambini avranno gli insegnanti regolarmente», la buona novella arriva direttamente dalla numero 1 dell'Ufficio scolastico provinciale, Anna Pezzati. E' lei ad annunciare, finalmente, la fine di quasi un mese di disagi per i bambini disabili e per le loro famiglie. «Mercoledì e giovedì saranno fatte le nomine per le scuole medie e per le scuole superiori, mentre venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre sono state fatte quelle per l’infanzia e le elementari», va nei dettagli. In altre parole il problema della mancanza di insegnanti (non solo del sostegno) verrà risolto in questi giorni. «Per il sostegno nell’infanzia e nelle scuole primarie saranno fatte intorno alle 187 nomine - continua Pezzati - mentre per le medie e le superiori sono circa 170». La dirigente ci tiene a sottolineare che quello di Livorno è il primo provveditorato in Toscana a regolarizzare la situazione. «Questo per dimostrare che comprendo i disagi e ci siamo mossi il più velocemente possibile per normalizzare la situazione».
Intanto i genitori “h” dallo scorso 15 settembre si sono ritrovati a dover gestire una quotidianità complicata: «Riconosco l’impegno sia delle insegnanti che dell’Ufficio scolastico - si sfoga mamma Claudia Leone - ma in questo modo i nostri bimbi vanno in confusione, vengono sballottati qua e là e non è facile spiegare loro che cosa sta succedendo». Leone non risparmia una domanda precisa ai dirigenti scolastici dei vari istituti: «I presidi pur avendo l’ok da parte del provveditorato per chiamare supplenti al sostegno - dice - tuttavia la grande maggioranza di loro non l’ha fatto. Perché?».
La stessa Pezzati conferma di aver dato l’ok ai dirigenti scolastici all’inizio dell’anno scolastico.
«Si arriva poi a settembre - riprende mamma Claudia - e gli insegnanti non ci sono. I disabili devono attendere, disguidi dicono». E chiude: «Negare un diritto, come quello allo studio, lo chiami disguido? Mi chiedo, ma che cavolo di società siamo diventati?».
Indignazione anche nelle parole di mamma Sandra Biasci. Da metà settembre ad oggi per il suo bimbo, al primo anno alle scuole superiori, sono state garantite solo 2 ore di lezione al giorno. «Lo accompagno e vado a prenderlo quando mi dicono - racconta - inutile spiegare il disagio che crea una situazione del genere per mio figlio che si trova disorientato in una scuola nuova con lezioni a singhiozzo e per la nostra famiglia». Nella stessa situazione di Sandra ci sono tante famiglie: «Devo dire - ci tiene a sottolineare - che la dirigente della scuola è stata molto professionale e ci ha riunito prima dell’inizio dell’anno scolastico per avvertirci della situazione, mettendo comunque a disposizione le insegnanti curriculari per cercare di ridurre, per quanto possibile, i disagi». Tra pochi giorni per fortuna suo figli e gli altri studenti disabili potranno tornare a frequentare regolarmente le lezioni. «Sappiamo che a metà settimana ci sono le nomine degli insegnanti - e chiude con una riflessione più generale - Noi genitori di bambini diversamente abili siamo stufi: la scuola non va, la sanità neppure, i servizi sociali sono inesistenti. Con tutte queste difficoltà molte famiglie alla fine si scoraggiano e decidono di non mandare più i propri figli a scuola».
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