Il Tirreno

Livorno

Riaprite la Ceschina paradiso perduto sul mare di Ardenza

Riaprite la Ceschina paradiso perduto sul mare di Ardenza

Dall’area del Caprilli all’ex hotel Atleti passando da Villa Letizia Il triste presente di un tesoro cittadino in attesa di un futuro

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Lo sappiamo: Livorno è bella, ma sembra condannata a non saper sfruttare i suoi tesori. In questo siamo davvero specializzati, basta vedere come abbiamo lasciato distruggere le Terme del Corallo o come sono ridotte le gloriose ville sulle colline o certi palazzi storici di città, Casa della cultura compresa. Sul mare poi abbiamo un patrimonio enorme utilizzato solo in parte: l'ippodromo Caprilli per più di cent'anni ha valorizzato una città che pareva destinata a diventare la superstar del turismo balneare italiano, ma che dovette rapidamente cedere di fronte alla travolgente ascesa della Versilia, sponsorizzata anche dal poeta-vate D'Annunzio. E ora il Caprilli è in agonia, abbandonato dopo anni di incertezze e rimpalli che sono cominciati con le amministrazioni Cosimi e proseguono con la giunta Nogarin. Senza soluzione. E senza che si approfondisca e si discuta sul serio un megaprogetto (cittadella dello sport?) che dovrebbe riguardare tutta la vastissima area strategica tra lo stadio e la punta di Villa Letizia che si affaccia sul viale Italia verso l'Ardenza. Un'area da usare per la città e da cui si potrebbero ricavare chissà quanti posti di lavoro...

E' un polmone verde di gran pregio e notevole estensione: 18 ettari l'ippodromo, 13 l'area verde ex proprietà Ceschina abbandonata da decenni più a sud. E poi Villa Letizia col suo parco, lo Junior club, l'ex Albergo Atleti. Una meraviglia a pochi metri dal mare e da un'istituzione prestigiosa come l'Accademia navale. Possibile non rendere produttivo questo patrimonio?

Negli anni scorsi (2011-2012) in realtà si era parlato a lungo e senza esito di un progetto sostenuto dall'assessore allo sport Ritorni per realizzare anche due edifici con 5mila metri di superficie nell'area ex Ceschina, ma dopo lunghe discussioni non se ne fece nulla e l'assessore finì per dimettersi. Prima ancora, anni Novanta, c'era stato un altro progetto presentato dalla Labronica Corse cavalli per costruire sempre in quella fetta di verde abbandonato, da poco acquisita dalla giunta Lamberti, un campo di equitazione, uno chalet, giochi, un'arena all'aperto. L'assessore allo sport D'Alesio disse al Tirreno nel 2011: «C'erano già le idee e i soldi perché l'Unire (ente che in passato finanziava ampiamente gli ippodromi, ndr) aveva stanziato quasi 3 milioni». Poi per l'Unire è cambiato tutto, i finanziamenti sono stati bloccati e poi ridotti, e Livorno ha perso anche questo treno.

Ora invece pare che il Comune 5 stelle abbia ripreso il vecchio discorso della cittadella dello sport, avviato addirittura dalla giunta Lamberti, per un totale ridisegno dell'intera area fino a via Cattaneo comprendendo il rifacimento dello stadio. Ma non se ne sa nulla di preciso.

Purtroppo anche il momento storico non aiuta: «Ormai si può scommettere su tutto, non solo sulle corse dei cavalli. - dice Enrico Bianchi, ex presidente del Consiglio comunale e grande appassionato di ippica - L'Unire distribuiva precise percentuali delle giocate, ora ci sono solo episodiche sovvenzioni del Ministero dell'agricoltura». E così la crisi dell'ippica è precipitata e il Caprilli non si sa come potrà uscirne. La cronaca di questi mesi ci ha detto più volte com'è ridotto l'ippodromo e fa male sentire Bianchi che ricorda i tempi d'oro e anche le ultime corse con 3500 spettatori, 8mila per le gare di punta.

E intorno? Intorno altre rogne: il "Picchi" che cade a pezzi, l'albergo Atleti ridotto a centro per gli immigrati (proprietà privata data in affitto) con di fronte il tennis dello Junior club protagonista di una sfortunata vicenda per la copertura di un campo revocata dal Comune a lavori avviati, l'area Ceschina che è una giungla di rovi chiusa benché ospiti - dicono - essenze vegetali di grande valore: dal cancello sbarrato sul viale Italia con a fianco una torretta diroccata si vede una splendida palma, dal muro di cinta spuntano decine di lecci.

L'unica parte di questo spicchio di Livorno che sta meglio è quella in cui funziona una sede staccata dell'Università di Pisa che ha occupato quella che una volta era la scuola media di Villa Letizia (ex residenza del principe polacco Poniatowski, per fortuna ancora in buono stato) con vari edifici minori, una torre ottocentesca e un bel parco di lecci e pini, aperto al pubblico anche se in pratica frequentato solo dagli studenti dei corsi di logistica. Un vecchio muro alto più di due metri lo separa dall'area Ceschina, terra di nessuno che in attesa di decisioni più impegnative potrebbe essere almeno aperta all'uso dei cittadini.

Ma forse è chiedere troppo, a Livorno forse anche questo è impossibile.

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di Redazione web