Il Tirreno

Livorno

Nuova rotatoria e la Variante arriva fino a Camp Darby

di Mauro Zucchelli
Nuova rotatoria e la Variante arriva fino a Camp Darby

Il flusso di auto e camion salterà (finalmente) Stagno ma scaricandosi sulla tangenziale di Livorno già ko

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STAGNO. A poche ore dallo stop dell’Aurelia a Tombolo (da domani), arriva in sordina – appena più di un inciso in un discorso complessivo – l’annuncio che a giorni sarà formalizzato l’affidamento dell’appalto per la realizzazione della nuova maxi-rotatoria fra Camp Darby e l’incrocio dell’Arnaccio, praticamente di fronte al cimitero della popolosa frazione a nord di Livorno. Parola di Lorenzo Bacci, sindaco di Collesalvetti, nel convegno tecnico sulla programmazione territoriale in agenda ieri mattina all’interporto.

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Balza agli occhi che: 1) si tratta di un appalto da quasi sette milioni di euro; 2) è l’ennesima rotatoria messa in preventivo negli ultimi anni, stavolta di formato forse non kolossal ma quasi.

Ma non sta lì l’importanza di quella rotatoria che non è altro se non il raccordo fra la statale Aurelia e la bretella autostradale che corre appena 300 metri a est. Quel nastro d’asfalto di poche centinaia di metri ha una (doppia) conseguenza concreta: il flusso dei veicoli in arrivo da Pisa lungo il rettilineo delimitato da una lunghissima fila di pini non avrà più convenienza a proseguire a diritto verso Stagno per entrare a Livorno da nord, svolterà verso l’entroterra e si aggancerà all’attuale bretella autostradale A12 appena più a sud del casello e di fatto la trasformerà. Tradotto: la Variante Aurelia non avrà più questi chilometri e chilometri utilizzati solo da chi ha da imboccare l’autostrada, sarà in concreto prolungata verso nord.

Davanti al taccuino del cronista, il sindaco colligiano aggiunge che realisticamente gli ingranaggi dei tempi di questo tipo di appalti sono tali da far immaginare per la primavera prossima il via ai lavori. Anche se c’è un precedente che invita alla cautela: basti pensare che il round decisivo della conferenza dei servizi è stato completato nell’estate di tre anni fa. Dunque, con un miracolo potremmo trovare dentro la calza della Befana l’apertura di un cantiere infrastrutturale che risponde a una battaglia ultradecennale degli abitanti di Stagno, da sempre strangolati dal traffico caos lungo la principale arteria stradale di tutta la costa. Ma non ci sarebbe da meravigliarsi poi troppo se i tempi slittassero in avanti.

A mettere in pista i lavori è la società autostradale in nome delle opere territoriali extra-A12 contrattate in sede di concessione: una sorta di “compensazione” per un territorio che deve fare i conti con l’ingombrante presenza di una autostrada.

«Finalmente siamo a un passo dal veder concretizzato il sogno degli abitanti di Stagno di liberarsi dal continuo andirivieni del traffico», dice Bacci.

La rotatoria consentirebbe, insomma, di trasformare l’utilizzo reale dell’attuale bretella autostradale per farne davvero la Variante Aurelia. Con un doppio braccio di raccordo nel campo che adesso vediamo compreso fra il fabbricato rurale, la fila di pini lungo la statale, l’ex casa cantoniera e il piccolo cimitero di Stagno.

Non sparirà il traffico dall’attuale Aurelia ma se, com’è probabile, si dimezzassero i flussi di auto e soprattutto camion, risulterebbe un po’ meno tagliata in due una striscia di abitato. In sofferenza già dall’incrocio con via Aiaccia fino a superare lo Scolmatore e poi il semaforo dell’Arnaccio.

Questa “rivoluzione” delle grandi direttrici di traffico nel nostro territorio l’hanno chiesta a gran voce gli abitanti di Stagno (e le amministrazioni colligiane), in realtà si materializza in un spicchio al confine meridionale del Comune di Pisa ma coinvolgerà da vicino anche Livorno.

Da un lato, c’è da tener conto della modificazione delle funzioni che sulla vecchia Aurelia non si fermerà al confine dell’Ugione: tireranno sì un sospiro di sollievo gli abitanti, ne pagheranno invece lo scotto le attività che puntano a intercettare il flusso di passaggio. Comprese quelle lungo via Firenze, che solo negli ultimi dieci anni si è strutturato secondo i canoni tipici di una estrema periferia urbana con i connotati tipici di un accesso alla cittàità lungo l’entrata nord in città.

C’è pure l’interrogativo sulla capacità di tenuta della Variante: ce la farà, così com’è, a reggere un ulteriore stock di traffico? È difficile crederlo: basta vedere cosa accade quotidianamente già ora. Colpa del fondo stradale: e su questo è in corso la campagna “Basta buche” con cui si conta di intervenire radicalmente sull’asfaltatura. Colpa soprattutto delle dimensioni della catteggiata, che per lunghi tratti è priva di corsia di emergenza ed è appena al limite: basta un niente ed ecco che i veicoli rimbalzano fra guard-rail e new jersey come dentro un flipper.

Non basta: è di tutta evidenza che la larghezza insufficiente della carreggiata non lascia vie di fuga appena un veicolo ne tocca un altro a 80-90 all’ora. Ma i guai emergono soprattutto negli innesti di immissione sulla Variante: quello di Livorno Centro alle spalle della stazione ferroviaria e quello di Livorno Porta a Terra – in entrambi i casi in direzione sud – sono un incubo per chiunque. Qualcosa del genere vale anche per l’ingresso sulla Variante verso nord dallo svincolo di via del Levante.

La soluzione ovviamente non è fermare lo spostamento del traffico da aree abitate alla tangenziale: è riuscire a rinegoziare con l’Anas un impegno che sia una risposta efficace, non una scusa-paravento. Finora, nonostante il susseguirsi di incidenti, già nel 2015 dal quartier generale dell’ente delle strade ci si è limitati a dire che il tracciato fra Stagno e Salviano è a norma e il limite massimo di velocità a 90 chilometri orari non fa una grinza. Per una motivazione tutta burocratese: non è previsto che una strada con queste caratteristiche rientri fra quella viabilità extraurbana catalogata come “principali”.

D’altronde non è un mistero che la tangenziale della città sia nata sotto una stella un po’ storta: la costruzione del tunnel sotto Montenero è stata macchiata da un crollo che ha inghiottito alcune villette. E prima che lo fosse il palasport di Porta a Terra, il monumento all’Incompiuta era stata proprio la Variante: rimasta quasi ultimata a lungo come una sorta di enorme pista di pattinaggio (e aperta solo dopo mille indugi). Senza contare la beffa del “lotto zero” con il tunnel sotto il Romito fino a Chioma: approvato in conferenza dei servizi ma rimasto un Ufo. Meno male che allo svincolo-trappola del Maroccone c’è qualcuno che si è premurato di avvertire: “Puccio sterza”...

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