Il Tirreno

Livorno

I SINDACATI CGIL CISL UIL SPARANO A ZERO

Case famiglia, servizio dimezzato «Mazzata su posti letto e addetti»

di Alessandro Farulli
Case famiglia, servizio dimezzato «Mazzata su posti letto e addetti»

LIVORNO. «In questo modo vogliono smantellare i servizi sociali». Non usano mezzi termini i sindacati di fronte alla pubblicazione del bando di appalto relativo al servizio case famiglia del Comune...

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LIVORNO. «In questo modo vogliono smantellare i servizi sociali». Non usano mezzi termini i sindacati di fronte alla pubblicazione del bando di appalto relativo al servizio case famiglia del Comune di Livorno. E li ribadiscono anche dopo l'incontro organizzato in extremis per tentare di porre rimedio alla questione con l'assessore Ina Dhimgjini e che invece si è rivelato un nulla di fatto. Tanto che sono già sul piede di guerra e hanno intenzione sia di incontrare il prefetto, sia di organizzare iniziative di protesta.

I numeri, presentati di Barbara Celati (Cgil Fp), Francesco Redini (Cisl Fp), Antonio Maglione (Fisascat) e Roberto Francescobni (Uil Fpl), spiegano meglio di tante parole: attualmente nelle tre strutture, la Quercia, la Palma e il Melo, ci sono 29 posti di recettività cosiddetti “residenziali”, cioè persone che risiedono nelle strutture anche la notte. Con il bando, che ha un capitolato con 300 mila euro in meno sui due milioni totali, si prevedere una rimodulazione del servizio pari a 40 posti di recettività, ma di questi solo 12 sono "residenziali". Per gli altri il servizio è solo diurno. Quindi sono 17, più della metà, i posti "residenziali" che si verrebbero a perdere e che comporterebbe il trasferimento di queste persone «in stutture fuori dal territorio comunale».

Si tenga conto che i minori che usufruiscono del servizio - atualmente svolto dalla cooperativa Di Vittorio - in città siano circa una quarantina. Un falso risparmio, secondo i sindacati, che hanno calcolato il costo di questi trasferimenti (Lucca, Pisa, Pistoia e non solo) in una cifra di oltre 400mila euro. Non solo: si perderebbero così anche 13 posti di lavoro (su 27), il personale che fino ad oggi ha reso possibile il buon funzionamento di un servizio definito «anche da questa giunta», un vero "fiore all'occhiello della città, ma che ora vogliono fare appassire».

Un passo indietro anche dal punto di vista del recupero di questi ragazzi che, in paticolare gli adolescenti, la sera sarebbero costretti a tornare in quelle case e in quelle situazioni da dove i giudici hanno deciso di toglierli. Secondo i sindacati vanifica il lavoro svolto nelle strutture peggiorerà: nel nuovo centro diurno al Melo per 18 minori (da 3 ai 17 anni) gli operatori saranno costretti alla mera sorveglianza invece che fare attività educativa.

Critiche fortissime sul merito, ma anche sul metodo, perché i sindacati avevano chiesto di essere convocati prima della stesura del bando in modo da poter discutere di tutte le criticità del caso. «Questa amministrazione invece ha pubblicato il bando sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea da giorni senza mai incontrarci». «Vogliono farci credere - concludono - che c'è meno bisogno di questi servizi, quando basta andare in giro per la città per vedere che è esattamente il contrario e capire così che il problema non è la domanda, ma l'offerta, che ha così alzato l'asticella per l'accesso che è diventato solo per pochi».

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