Gioco
Più controlli? Un buon investimento
Al Propeller Club si è discusso di sicurezza nel nostro scalo che è inserito in città
LIVORNO. La sicurezza non può essere considerata un costo bensì un investimento, perché crea valore aggiunto sia per le aziende che implementano sistemi adeguati di security e safety, che per il territorio sul quale insistono i porti.
Questo è stato il filo conduttore dell'incontro di apertura dell'anno sociale 2016-2017 dell'International Propeller Club, organizzato dalla presidente Maria Gloria Giani Pollastrini, che ha avuto appunto come tema la security nel Porto di Livorno: al tavolo dei relatori, nella sede dello Yacht Club, Giovanni Spadoni, direttore tecnico e commerciale della porto di Livorno 2000; Averardo Grifoni, responsabile della sicurezza del Terminal Lorenzini Livorno; Alberigo Martino, dirigente della Polizia di frontiera marittima di Livorno; il direttore marittimo della Toscana, comandante della Capitaneria, Vincenzo Di Marco. E a confermare il messaggio emerso dal dibattito ci sono i dati consuntivi della stagione 2016 che ha visto un notevole incremento, per il porto di Livorno, nel numero di navi e traghetti per merci e passeggeri. Un +13% rispetto all'anno 2015 che permette a Livorno di mantenere la sesta posizione nella classifica degli scali crocieristici italiani.
«Questo anche grazie al miglioramento nel livello di sorveglianza che ha fatto di Livorno uno dei porti più sicuri del Mediterraneo», è stato spiegato dai relatori che si sono soffermati anche sulle criticità della gestione della sicurezza di un porto storico, quale quello di Livorno, «che inserito completamente nella città» e proprio questa particolarità pone diversi problemi in termini di sicurezza e controllo.
Alla luce delle minacce terroristiche, il livello di attenzione è stato innalzato la scorsa estate da 1 a 2 su una scala di 3. I risvolti pratici delle nuove disposizioni si sono concretizzati in un maggior controllo ai varchi portuali, con una percentuale più alta di veicoli e passeggeri da controllare e un monitoraggio più attento delle aree dedicate agli scali.
Una sorveglianza partecipata che ha visto la partecipazione di Polizia di frontiera (Polmare), Guardia Costiera, Guardia di Finanza, esercito e guardie giurate. Il comandante Di Marco ha ricordato l'importanza di conciliare le operazioni che riguardano la safety con quelle che riguardano la security, «perché soltanto parlando di sicurezza a 360° si ottengono i migliori risultati in termini di prevenzione e protezione».
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