Gioco
Sos casa: il Comune non rinnova la convenzione con la Caritas
Aveva a disposizione per l’emergenza una serie di locali che potevano ospitare anche 14 persone Dhimgjini: «Non servivano più, abbiamo spostato le famiglie». La diocesi rilancia con “Arca”
LIVORNO. Il Comune ha deciso di non rinnovare la convenzione che aveva sottoscritto nel 2012 con la Caritas per fare fronte all’emergenza abitativa.
La convenzione, scaduta il 30 luglio, metteva a disposizione dell’amministrazione quattro monolocali e una camera da letto per non meno di 14 persone. Spazi preziosi, soprattutto di questi tempi, al primo piano del Porto di Fraternità diocesano di via delle Cateratte, dove il Comune aveva la possibilità di sistemare alcune famiglie che sono nella graduatoria dell’emergenza. Questa ala dell’immobile veniva infatti gestita in parte in convenzione con il municipio e in parte direttamente dalla Caritas, in modo gratuito e autonomo, per altre famiglie in difficoltà. A fine luglio, però, la convenzione è scaduta e il Comune ha deciso di non rinnovarla. Perché?
Ieri su lasettimanalivorno.it la presidente della Fondazione Caritas, suor Raffaella Spiezio, non ha voluto fare polemica, rilanciando con un nuovo progetto di accoglienza della chiesa livornese. «Le famiglie ospitate per conto del Comune - ha dichiarato al giornale online della diocesi - sono state trasferite dall’amministrazione in altri spazi. Noi abbiamo avviato gli interventi di risanamento dei locali e, a breve, inizieremo un innovativo progetto di accoglienza».
Il progetto sarà indirizzato alle famiglie più fragili e svantaggiate. «Secondo la nostra vocazione - ha infatti aggiunto suor Raffaella - ci rivolgeremo ai più poveri tra i poveri, alle persone che popolano la fascia grigia che non viene intercettata dai programmi comunali di emergenza abitativa, quella fascia che non arriva neanche a fare domanda per entrare nelle graduatorie».
Il progetto si chiama Arca, che sta per “accogliere, responsabilizzare, creare autonomia”, e punta non solo a dare un tetto alle famiglie più in difficoltà, ma a inserirle in un percorso accompagnamento, con l’aiuto delle associazioni e del Centro per la famiglia di via Donnini. Con la logica che «non basta mettere un tetto sulla testa delle persone».
Ma la domanda resta: perché il Comune non ha rinnovato la convenzione? «Perché gli uffici - risponde l’assessora al sociale, Ina Dhimgjini - hanno individuato dei percorsi diversi per queste famiglie e non si ravvisava più la necessità di mantenere la convenzione da circa 100.000 euro all’anno». Dhimgjini parla di una «soluzione individuata con Casalp», quindi di trasferimento delle famiglie (a quanto risulta cinque) in altri spazi della partecipata.
Il punto però resta un altro: la scelta politica. Perché, in piena emergenza abitativa, l’amministrazione non ha mantenuto in piedi la convenzione, quindi la disponibilità degli spazi di Torretta, e non ha usato i nuovi per altre famiglie? «Per questi nuclei è stata trovata un’altra soluzione - taglia corto Dhimgjini - e la Caritas ha messo all’interno dell’edificio chi riteneva più giusto, fine». Poi lancia la palla in direzione della Caritas, dicendo di aver parlato di recente («dopo le ultime emergenze») con la presidente per chiederle la «disponibilità per ulteriori casi che si possono presentare», ma «mi ha risposto che al momento non c’è perché la Caritas ha scelto di mettere ciò che ha a disposizione dei poveri. Rispetto questa scelta, ma anche gli sfrattati sono tra coloro che hanno bisogno». «Prendo atto di questa volontà - insiste - che sono sicura non dipenda da una convenzione o da questioni economiche, non sarebbe questo il fine di un ente religioso, che fa carità». Carità che però non si fa con l’aria.
Dal 2012 al 2015, attraverso il suo Fondo di solidarietà, Caritas ha speso 80.000 euro (sui 350.000 erogati) per contributi all'abitare (utenze e affitti), intervenendo così a sostegno delle situazioni a rischio insolvenza che avrebbero potuto trasformarsi in emergenza. Sul fronte casa, dà un contributo attraverso i locali del Porto di Fraternità, appartamenti della diocesi e altri in affitto ai privati. Ora in via delle Cateratte, archiviata la convenzione col Comune, lancerà “Arca”.
Juna Goti
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