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Livorno

Noi gente di Coteto: «Qui basta poco per vivere meglio» - Le foto

Noi gente di Coteto: «Qui basta poco per vivere meglio» - Le foto

Gli abitanti del rione-paese tra proteste e proposte Nel mirino la sosta selvaggia e la raccolta dei rifiuti

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LIVORNO. Seimilacinquecento abitanti e l'orgoglio di un quartiere, Coteto, che sgorga da ogni bocca. «Noi non siamo livornesi, siamo cotetini», ci scherza su Laura Mariottini. Lo spirito burlone della nonna del quartiere, da sempre nata e cresciuta all'ombra del bar Ughi - dove è partita la prima tappa del “Caffè Tirreno”, il nostro viaggio nei quartieri della città - unisce vecchie e nuove generazioni. Nessuno se ne vuole andare da quel rione-paese dove tutti si conoscono e si vive bene. Eppure i “ma” sono tanti e sono proprio loro, i residenti, a puntare il dito contro quello che non va. «Con qualche investimento in più il quartiere diventa top», dice la sua Matteo Pietrini, dietro al bancone della nuova gastronomia L'Approdo di via Toscana.

Troppa spazzatura, il porta a porta non convince. Sono proprio i commercianti ad evidenziare uno dei problemi più sentiti nel rione: quello del ritiro dei rifiuti, che rischia di aumentare da ottobre con la riduzione dei passaggi per il ritiro. «L’idea della raccolta differenziata è ottima - spiega Paolo Cresci, uno dei soci del bar Ughi - ma gli operatori dell’Aamps dovrebbero passare più spesso: per noi commercianti il problema è maggiore, perché tenere la spazzatura in negozio non è fattibile per una questione di igiene». «Domenica scorsa sono stato costretto a rimettere l’immondizia dentro il negozio, nessuno era passato a prenderla», denuncia Franco Manzini, titolare della storica macelleria di via Toscana. Piovono lamentele anche da parte dei residenti per i marciapiedi zeppi di sacchi di rifiuti: «Il porta a porta è gestito male e c’è sporco», rincara Irene Chiarello.

Quei 2 edifici pericolanti nel cuore del quartiere. Uno dei grossi crucci di chi vive nel rione è quello dell’ ex scuola media, le vecchie Gamerra di via Lombardia, abbandonata da anni. Tre piani di vetrate completamente distrutte, scritte ovunque e una giungla di vegetazione che oramai divora tutto. Poco lontano ci sono un asilo, una scuola elementare e le classi medie trasferite, anni fa, proprio da via Lombardia. «E' uno scempio nel mezzo al quartiere e un pericolo per noi e i nostri bambini - esclama Roberto Quercioli - E’ un ricettacolo di balordi, si possono vedere evidenti segnali che là dentro entrano persone». Sono tante, infatti, le scritte che sfregiano le ex aule di quella struttura privata dimenticata.

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«In questo quartiere manca uno spazio giochi per bambini, perché non trasformare situazioni di degrado del genere per far divertire i più piccoli? E comunque - chiude la moglie Lara - il Comune dovrebbe sollecitare la proprietà ad intervenire». Di edificio fantasma in struttura fatiscente, Rosalia Silvestri che dal 1990 abita in zona, ci accompagna in via Piemonte. Resta sul retro di alcuni palazzi quello scheletro fatiscente dove un tempo c'era la casa famiglia dell'associazione Amici della Zizzi. «E' un pugno nello stomaco per il quartiere, in tanti lo usano come latrina, chi abita nei condomini vicini è molto preoccupato e arrabbiato di questa situazione», continua Silvestri. C'è chi sostiene che in una struttura attigua, sempre nel perimetro dell'abbandono, ci abiti qualcuno. Abusivamente.

Nessuno spazio giochi attrezzato per i bambini. Lo sfogo arriva da due mamme che in Coteto sono nate e sono poi tornate, dopo aver messo su famiglia. «In un quartiere così popolato non esiste un'area con giochi per bambini - si sfoga Serena Pellegrini, per la mano alla sua piccola di 20 mesi - Ogni volta sono costretta a prendere l'auto per spostarmi». Continua l'amica Irene Chiarello: «Un tempo nella pinetina di via Toscana c'erano alcuni giochini che poi sono stati vandalizzati e mai più rimessi». Nel parco pubblico di via degli Etruschi esiste un solo scivolo. Isolato. «E' l'unico gioco per i più piccoli», sottolineano altre mamme dall’area a verde, terza e ultima tappa del nostro viaggio nel quartiere. «Purtroppo c'è anche il problema che il parco è frequentato da alcuni gruppi di ragazzi che spacciano, è venuta anche la polizia», rincara Elena Bernardini, sul tapis roulant della palestra Gemini, seconda tappa di Caffè Tirreno. «Se ci fossero un bar e un bagno, il parco sarebbe un vero gioiello per il quartiere», denunciano altre mamme.

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Cartelli nascosti, parcheggi selvaggi e poca illuminazione. In giro per il quartiere la criticità segnalata da Roberto Quercioli è sotto gli occhi di tutti. Ci sono cartelli di divieto di accesso che si vedono a fatica per colpa delle chiome degli alberi: Il rischio di incidenti aumenta. «Chi viene da via Campania ed entra in via Toscana, all'incrocio con via Basilicata, vede a fatica il cartello di divieto di accesso e spesso le persone entrano in controsenso. Servirebbero potature più frequenti», fa notare. Sempre lungo la via principale del quartiere il problema dell'illuminazione si fa sentire. «Lungo la strada ci sono una quindicina di lampioni spenti da mesi. La mattina presto mi faccio luce con lo scooter per aprire la bottega», racconta ancora Manzini. Mentre parla ecco l'ennesimo caso di sosta selvaggia. Una utilitaria grigia ha appena posteggiato sulle strisce pedonali. Non mancano altri esempi di parcheggi sui marciapiedi e tra gli alberi. E' un'altra croce del rione. «Guardate qui in via Calabria - indica Gioacchino Chiarello - ci sono auto posteggiate sul marciapiede nonostante il divieto di sosta e di fermata. Per un pedone è difficile passare». Chiarello si lamenta anche delle buche e delle condizioni dell'asfalto: «Una volta ho fatto una sorta».

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