Il Tirreno

Livorno

Il festival del sorriso ha rifatto boom, record di visitatori

Gianni Tacchi
Il festival del sorriso ha rifatto boom, record di visitatori

Barsotti (Fondazione Arte e Cultura): i primi dati indicano un incremento del 30%, in crescita anche i turisti da fuori

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LIVORNO Doveva essere l’edizione delle conferme, del boom, della costruzione di un percorso per il futuro. E sì, è andata proprio così. Nessuno è scivolato sulle bucce di banana, simbolo della manifestazione, e la città ha risposto in modo positivo, senza dimenticare poi i visitatori arrivati da fuori. Eventi, mostre, risate, dibattiti, spunti di riflessione…
Sì, la seconda edizione della kermesse “Il senso del ridicolo” - tornata a Livorno dopo l’ottimo debutto di un anno fa e conclusa ieri sera - è stata un vero e proprio successo. E i primi numeri lo confermano: in attesa dei dati definitivi, si parla di un aumento del 30% di persone coinvolte - tra biglietti venduti e visitatori nelle mostre gratuite - rispetto allo scorso anno.
«La stima è questa - rivela Luciano Barsotti, presidente della Fondazione Livorno-Arte e Cultura, che ha gestito e organizzato il festival - non abbiamo ancora dati ufficiali, ma questo aumento del 30% è una certezza. C’è stato un incremento consistente sotto ogni punto di vista, quindi siamo molto soddisfatti. Tantissimi livornesi hanno partecipato ai vari eventi, ma rispetto alla prima edizione è cresciuto anche il numero di visitatori da fuori città: l’anno scorso erano 3 su 10, stavolta di più. D’altronde una delle basi di questa manifestazione riguarda il turismo culturale, visto che nel programma c’erano anche appuntamenti con tematiche tutt’altro che leggere».

BILANCIO POSITIVO. Un successo, insomma, ma anche una sorpresa. Perché non si tratta della classica rassegna di comici famosi, formula che garantisce migliaia di persone senza neanche troppa fatica, bensì di una serie di incontri, dibattiti e letture sull’umorismo. Il giornalista Aldo Grasso ha parlato della comicità, il conduttore radiofonico Marco Ardemagni ha letto un testo sull’Ariosto e così via, tutto tra eventi particolari e spunti di riflessione.
«È un festival di approfondimento culturale su tematiche umoristiche declinate in mille modi», è la definizione di Barsotti. Che poi aggiunge: «Non c’erano spettacoli o show come in televisione, dato che l’idea di base era ed è quella di portare la gente a riflettere. E la gente ha capito e apprezzato».
Tanti gli appuntamenti che hanno fatto registrare il “tutto esaurito”, alcuni dei quali già da qualche settimana: in primis la serata di venerdì al Teatro Goldoni con Geppi Cucciari, poi la coppia Cardinali-Gambarotta, le letture dell’attrice Ottavia Piccolo. Tutto favorito anche dalla formula economica scelta dagli organizzatori, con biglietti a soli 3 euro per ogni evento. Gratis invece le mostre di Stefano Guerrera (“Se i quadri potessero parlare”) e Bruno Munari (“Un personaggio in cerca di autore”), che hanno arricchito la manifestazione coinvolgendo anche tantissimi ragazzi.
«Il prezzo così basso ha permesso alla kermesse di essere molto accattivante - continua Barsotti - e ha aperto pure ai più giovani. Credo che sia piaciuta molto l’idea del direttore Bartezzaghi di individuare alcuni filoni e lavorare intorno a questi: l’umorismo inglese, l’Ariosto, il cinema. Insomma, è stata una scelta vincente».

BENEFICENZA E FUTURO. “Il senso del ridicolo”, iniziato venerdì scorso e finito ieri sera, ha quindi animato il weekend, colorando le strade e le piazze della Venezia. Anche grazie al sorriso di circa 150 studenti-volontari, che hanno contribuito in modo eccezionale alla riuscita del festival. Tantissimi visitatori si sono fermati pure nel nostro video-box all’interno della Bottega del Caffè, raccontando le varie sfumature del ridicolo davanti a una telecamera o con una scritta su pannelli. «Per me è ridicolo…» e spazio alla fantasia di ognuno, tra risate, video e vignette.
E l’incasso? Verrà completamente devoluto per un’iniziativa culturale nelle zone colpite dal terremoto, tutto in accordo con la Fondazione Rieti. «È giusto così», sottolinea Barsotti. Poi la conferma che tutti aspettavano, forse scontata visto il successo di questa edizione: «Il festival ci sarà anche il prossimo anno e l’idea è quella di continuare su questa strada. Pensavamo di fare un bilancio dopo la terza edizione, ma gli obiettivi prefissati sono già stati raggiunti: avanti con entusiasmo».

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