Gioco
Collisione in mare, il comandante del peschereccio: «Mi sono trovato davanti una montagna»
Livorno, parla il comandante dell'imbarcazione semidistrutto nell'urto con la motonave Liburna: «Avevo il sole negli occhi, non mi sono accorto di nulla»
LIVORNO. «Ero al timone del mio peschereccio “Annarosa” e mi trovavo già nel canale di accesso al porto: io e Maurizio, l’amico che era con me, avevamo calato le reti, ma stavamo già rientrando perché c’era molto vento. Navigavo dentro al mio percorso, per raggiungere i Quattro Mori, dove tengo ormeggiata la barca, quindi mi sentivo tranquillo. Ma all’improvviso, mi sono ritrovato davanti questa montagna. Non credevo ai miei occhi, ero a meno di tre metri quando l’ho vista, non ho potuto fare nulla. Non ho avuto via di scampo, altrimenti avrei virato. Il sole era forte e mi accecava. È stato un attimo, e il traghetto mi ha affondato».
Pochi minuti dopo la collisione con il Liburna della Toremar, il pescatore Vito Martino racconta al Tirreno la terribile avventura vissuta. Ed è ancora sotto choc. «Sto bene, sto bene: non sono ferito. Ma mi sento un po’ confuso per quel che è successo. Sì, abbiamo avuto paura. Ma alla fine è andata anche bene - dice sollevato - Non saprei dire in che lato della fiancata del traghetto ho sbattuto con il mio peschereccio, è stato talmente tutto così repentino che non me ne sono neanche reso conto».
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Secondo il pescatore, originario del Sud, da anni residente in città, il traghetto avrebbe dovuto dargli la precedenza: «Non so come abbia fatto a venirmi addosso, la precedenza era mia. Comunque la telecamera del porto ha ripreso tutto e chiarirà la dinamica».
I soccorsi sono stati rapidi. Sul posto sono accorsi anche tanti altri pescatori, preoccupati per lo scontro, ma anche solidali con Vito e Maurizio. «Appena successo il fatto - dice il comandante della barca - è passato Luciano, il mio ex marinaio, che mi ha subito chiesto cosa fosse successo e s’è offerto di darmi una mano». Ironia della sorte: proprio in questi giorni, si stava decidendo il destino di “Annarosa”, che molto probabilmente doveva essere venduta.
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