Italia
In cerca dei matti (e delle stramberie) da mettere in catalogo
LIVORNO. Volessimo scopiazzarla da Tolstoj, diremmo che le persone “normali” sono uguali un po’ ovunque mentre i “matti” lo sono ciascuno a modo suo, in modo differente da città a città. Dev’essere per questo che, in scia con quanto fatto da Roberto Alajmo a Palermo, alla Marcos y Marcos hanno pensato bene di moltiplicare questi “inventari dei matti” – loro li chiamano “repertori” – chiamando a raccolta una équipe organizzata dalla Scuola Carver. Del resto, ricordiamo tutti che alla presentazione ufficiale della nuova giunta accanto al sindaco era seduto “lo sceriffo”.
Oggi i repertori dei matti delle varie città finiscono sotto la lente del festival dell’umorismo: appuntamento alle 11,30 in piazza del Luogo Pio con il “regista” di quest’operazione, lo scrittore Paolo Nori.
Attenzione, però, che dietro c’è una interpretazione assai estensiva della parola “matti”: declinata un po’ come stranezze, stravaganze o qualcosa del genere. Figurarsi che hanno messo nel mucchio anche il sindaco Nogarin. Tre volte: a pagina 18, per la lotta agli escrementi canini che impiastrano i marciapiedi ricorrendo all’analisi del dna delle bestiole; a pagina 61, ricordandone la app per la tracciabilità dei polli; a pagina 91, per la doppia multa che si becca nella Ztl notturna in Venezia...
Non è il solo, beninteso: c’è anche l’ex bomber amaranto Cristiano Lucarelli e il suo “Tenetevi il miliardo”, c’è l’assessore Vece con l’idea della funivia in centro città, c’è mamma Franca, c’è padre Nike, c’è Paolino Ruffini. Ma anche stramberie quasi poetiche: come gli accenni a Zeb e agli indimenticabili spray di un geniaccio (altro che matto...), come la scritta sul muro del cimitero ai tempi della promozione in B (“Boia, cosa vi siete persi”) o quella all’esterno del Kino Dessé (“Qui i film fanno caa”) incredibilmente trasformata in pubblicità dai gestori.
Detto questo, saltano fuori anche figure che hanno accompagnato la vita della nostra città: come “il Nocchi” e come Daniele, come Cardosi e come oppure, benché senza citarlo per nome, “Vaschino” che faceva l’equilibrista su un filo disegnato per terra. Come Filippo Bellissima, che urlava insulti a tutte le massime autorità. Il motivo? Venne a spiegarlo in redazione: «Finché parlavo normale, nessuno mi filava. Ora che offendo e dico parolacce, tutti mi ascoltano». Chiamatelo matto: è il marketing, bellezza.
PIAZZA DEL LUOGO PIO
oggi ore 11,30
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