Gioco
Chiccaia, la giunta ha deciso: svuotare, murare e demolire
Livorno. I soldi per l’uso temporaneo serviranno a ristrutturare altre case popolari dove saranno trasferite le famiglie in regola. «Vogliamo farlo entro fino anno»
LIVORNO. Era il 22 ottobre del 2015. Il sindaco arrivò in consiglio comunale e annunciò che 36 alloggi della Chiccaia, che sarebbero stati svuotati di lì a breve in base ai piani di recupero, sarebbero stati riaffidati temporaneamente ad altrettante famiglie scorrendo la graduatoria dell’emergenza abitativa. Una soluzione caldeggiata fin dalla campagna elettorale dal fronte dei comitati casa e dei sindacati, come Unione inquilini o Asia Usb, e sconsigliata da chi invece, anche dall’opposizione in consiglio comunale, come il Pd, aveva espresso dubbi sull’opportunità di investire risorse importanti su un blocco malmesso, destinato comunque alla demolizione.
Oggi, a un anno di distanza da quell’annuncio, l’amministrazione pentastellata è tornata sui suoi passi e ha definito con chiarezza cosa vuole fare dello storico blocco popolare di Shangai. Niente più emergenza abitativa: sarà svuotato (l’obiettivo è di farlo entro fine anno), murato e demolito. Per poi essere ricostruito, risorse permettendo.
I motivi di questa scelta e le prossime tappe sono contenuti nella decisione 248 presa dalla giunta comunale giovedì mattina (prima cioè che il sindaco incontrasse la prefetta). Nell’atto si dice che l’isolato 417 di Shangai «necessita di interventi di straordinaria manutenzione di consistente entità» e che in base a quanto prescritto dalla Asl il 9 settembre scorso, sarebbe «necessario programmare in tempi brevi le attività di verifica di presenza di amianto nei sottotetti e la conseguente eventuale rimozione». Una attività «incompatibile con la presenza di persone nelle abitazioni sottostanti» e che «comporta una spesa tra i 30.000 e i 50.000 euro».
Di fronte a questo, e di fronte al fatto che, «è prevista la demolizione dell’immobile», il Comune ha deciso di dare mandato a Casalp di dirottare i soldi prima destinati a rattoppare la Chiccaia (circa 100.000 euro) al «ripristino del maggior numero di alloggi Erp resosi disponibile nel frattempo». In altre parole: i soldi a disposizione saranno usati per sistemare almeno una parte delle case popolari rimaste vuote quest’anno, dove saranno trasferiti gli «assegnatari residenti nell’isolato 417 che ne abbiano diritto».
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Quanti sono? E quali sono i tempi? Nella relazione firmata dalla presidente di Casalp, Vanessa Soriani, c’è scritto che oggi alla Chiccaia vivono 28 nuclei assegnatari («5 in regola con i pagamenti, 6 in condizione di morosità, 17 in fascia zero», quindi in condizione di morosità in colpevole). Poi ci sono 30 casi di «occupanti senza titolo». Gli assegnatari regolari, spiega Soriani contattata dal Tirreno, saranno spostati in altri alloggi popolari della città (comunque chi non è in regola dovrà «rientrare dalla morosità»): stando alla relazione, 9 alloggi saranno disponibili entro la fine di ottobre e 26 potranno essere rimessi a posto entro la fine dell’anno (ci sono poi 45 alloggi da poter in parte riassegnare sfruttando quei 100.000 euro).
Capitolo a parte per gli occupanti abusivi: «Chi ha occupato negli ultimi cinque anni non ha diritto a una casa popolare», ricorda Soriani. «Bisogna valutare caso per caso per vedere se ci sono famiglie che possono essere accompagnate in un percorso di altro tipo o no», spiega l’assessora Ina Dhimgjini. Tutto mentre si dà mandato all’ufficio patrimonio di verificare «la possibilità di effettuare permute» con i proprietari di alloggi (una decina) presenti nel blocco.
«L’obiettivo - ribadisce Dhimgjini - è di svuotare il blocco entro la fine dell’anno, per demolirlo e ultimare il piano di recupero». Con quali soldi? «Nel Lode di Casalp - risponde - abbiamo già approvato i primi 2,5 milioni per l’abbattimento». Mentre per la ricostruzione di 54 appartamenti, «ad agosto abbiamo candidato la Chiccaia ai finanziamenti ministeriali per la riqualificazione delle aree urbane degradate». Ma perché una strada chiara non è stata imboccata da subito, almeno un anno fa? «La giunta ha lavorato per verificare quello che il consiglio comunale chiedeva - controbatte Dhimgjini - . Abbiamo aperto uno scenario comunque nuovo, con uno strumento che mi vede anche favorevole. Insomma, la logica dell’utilizzo temporaneo di per sé è buona, ma in questo caso si è dimostrata infruttuosa, per una serie di elementi (come il caso dell’amianto) che si sono presentati nel frattempo».
La giunta ha infine raccomandato a Casalp di «adottare le misure idonee per impedire l’occupazione degli immobili» che saranno via via svuotati nelle prossime settimane. Richiesta che potrebbe trasformarsi in un’impresa di fronte all’emergenza sfratti che c’è in città. «Verrà fatto tutto il possibile per evitare le occupazioni - dice Soriani - il piano di svuotamento prevede ad esempio che tutto il recuperabile (come infissi o portoncini blindati) venga tolto prima di murare le case, per essere poi utilizzato altrove».
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