Il Tirreno

Livorno

Portuale morto d’amianto: causa all’Authority

di Anna Cecchini
Portuale morto d’amianto: causa all’Authority

Ieri in via De Larderel il primo processo civile per il caso di un lavoratore deceduto a 65 anni per un mesotelioma pleurico

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LIVORNO. Prima causa civile contro l’Autorità portuale per la morte di un uomo che, dopo aver lavorato a lungo in porto, è deceduto a 65 anni per mesotelioma. La prova testimoniale, ossia la raccolta delle dichiarazioni sotto giuramento di soggetti non coinvolti nel processo ma a conoscenza dei fatti trattati, si è tenuta ieri al tribunale civile di Livorno, davanti al giudice Francesca Sbrana.

A fare causa all’Autorità portuale è stato Ezio Bonanni, avvocato presidente dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto), che ieri durante un incontro svoltosi a Rosignano ha sottolineato come Livorno, «con 152 casi di mesotelioma su 156mila abitanti, riscontrati dal 1993 al 2008, è la 27ª città in Italia per numero di malati e morti da amianto. Sei casi ogni 100mila abitanti, contro una media nazionale di 2 casi. I dati sono quelli ufficiali, pubblicati sui Quaderni della salute del ministero nel 2012».

Negli anni successivi non è andata meglio. Secondo uno studio portato avanti con altri professionisti dal dottor Claudio Marabotti, cardiologo e membro del comitato scientifico dell’Ona, «tra il 2001 e il 2010 nell’area livornese (intesa come Livorno e Collesalvetti, ndr) si sono ammalati di mesotelioma pleurico 7 abitanti (di sesso maschile) ogni 100mila residenti, tre volte e mezzo la media della Toscana che è di 2,11 casi ogni 100mila persone».

Bonanni e il suo staff, dati alla mano, hanno riscontrato che «negli ultimi vent’anni sono stati circa 100 gli ex portuali che si sono ammalati di mesotelioma, o per patologie asbesto-correlate. Di questi 70 sono morti». La causa seguita dal presidente dell’Ona riguarda appunto uno dei questi lavoratori.

«L’uomo, ex portuale - ha spiegato l’avvocato Bonanni - è deceduto a 65 anni per mesotelioma. In sede penale il processo è stato archiviato, a seguito della morte dei responsabili, ma portiamo avanti una battaglia in sede civile. Si tratta di una causa-pilota contro l’Autorità portuale». Il presidente dell’Ona ricorda che «finora cause di questo genere venivano rigettate perché non si individuava chi fosse responsabile della salute nelle aree portuali. Tutto dipende dal fatto che dopo la seconda guerra mondiale nei porti operavano vari soggetti: le Capitanerie, le compagnie portuali, le aziende dei mezzi meccanici e anche le Ferrovie dello Stato. Poteva non essere quindi chiaro a chi facessero capo i portuali, che hanno scaricato svariate navi alcune delle quali contenevano materiali con amianto».

Bonanni considera quindi che «l’Autorità portuale sia succeduta ex lege a tutti quei soggetti che operavano in passato all’interno del porto, e che quindi abbia competenza in materia di salute dei lavoratori e di garanzie di sicurezza degli spazi dove i portuali operano». Da qui la prima causa intentata contro l’Autorità portuale livornese. «Soggetto a cui di fatto fa capo - ha sottolineato l’avvocato - la vigilanza per il mantenimento della sicurezza sul luogo di lavoro e della salute dei dipendenti». Ieri si è tenuta la terza udienza del processo, con la testimonianza giurata dei soggetti non coinvolti nella vicenda del portuale 65enne deceduto per mesotelioma ma a conoscenza dei fatti, che è stato aggiornato al 19 ottobre.

L’Ona insiste a sottolineare che «la zona livornese sta soffrendo una vera e propria epidemia a causa di un territorio devastato dall’inquinamento prodotto da diverse industrie chimiche, di produzione di energia e di trasformazione di rifiuti. Un angolo di Toscana sta pagando gravi conseguenze in termini di salute».

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