Italia
«La filosofia e la comicità sono sorelle, anzi gemelle»
Parla il prof. Alfonso Maurizio Iacono: entrambe ci aiutano a scoprire che il re è nudo. Macché Hegel, lo spirito ha tanti significati: c’è l’infinito, c’è l’umorismo e c’è il ponce
LIVORNO. Non è curioso che un festival sull’ironia lo apra non lo show d’un comico bensì la “lectio magistralis” d’un dotto filosofo che parla della “fenomeno- logia dello spirito” di Hegel? In realtà, no: Maurizio Ferraris oggi alle 17,30 in piazza del Luogo Pio “giocherà” con l’ambivalenza di quella paroletta – “spirito”, appunto – per suggerire un’altra angolazione: quella dello spirito come ironia. Insomma, si fa dello spirito con una battuta prima ancora che zigzagando fra anima, infinito e divino. Eppure un altro “spirito” è possibile: se Hegel fosse stato un barrocciaio del Pontino o uno scalpellino del Voltone l’avrebbe visto nell’alcol, anzi nel ponce.
Ma un filosofo acuto come Alfonso Maurizio Iacono (nella foto a destra), ordinario di storia della filosofia all’università di Pisa, proprio non ci sta a veder mettere in contrapposizione filosofia e comicità.
«Lo so benissimo che la filosofia viene vista come qualcosa di serioso e noiosissimo ma io penso invece che nasca in tandem con la comicità. E in certo qual modo non è una idea balzana solo mia...».
Non vorrà mica venirci a raccontare che Bacone vale Zalone...
«Le assicuro che esistono studi di filosofi come Hans Blumberg, mica l’ultimo tizio che si inventa youtuber, che raccontano la comicità della filosofia».
Francamente mi sembra assurdo.
«Lasci che la storia gliela ricordi io: stiamo attorno al 600 avanti Cristo e il filosofo greco Talete guarda le stelle ma cade nel pozzo. Lo vede una donna di Tracia, che si mette a ridere e gli dice: avrai anche una grande intelligenza ma non ti accorgi dove metti i piedi...».
Dunque, quando il dito indica la luna, non è affatto da sciocchi guardare com’è fatto il dito...
«Sia chiaro, Talete si era infilato nel pozzo per guardare meglio il cielo. L’ho detto chissà quante volte a lezione: immaginatevi il prof durante una ponderosa lezione magari proprio sulla fenomenologia dello spirito e poi immaginatevi che all’improvviso gli caschino i pantaloni. Scatta il ridicolo, no? Eppure tutto è dipeso semplicemente dal fatto che si è rotto il dentino della cintola».
Un po’ come veder strapazzare il Petrarca: aulico e etereo nei miei ricordi di liceale, alle prese con la prostata e i guai intestinali nel libro di Santagata...
«Pirandello lo chiamava “l’avvertimento del contrario”».
Diciamolo, la ragazzetta di Tracia considerava Talete un bischero.
«Lo ammetto, la filosofia questo problema un po’ ce l’ha».
Come se tenesse a mettersi al riparo di un recinto di sacralità...
«Eppure il “Simposio” cos’è se non una sbevazzata dopo l’altra? Tutti alzano il gomito, Socrate beve come una scimmia ma lo regge bene...».
E pensare che me lo raffiguravo come un guru inossidabile rispetto agli urti della vita.
«Macché. Altro che tipo ieratico : neanche per idea. Come quando Alcibiade lo vede che gioca con i bambini a cavalcioni di un manico di scopa. Basta un niente per sconfinare».
Siamo anche nel regno dell’ambivalenza dei significati. “Spirito” richiama la religione ma anche l’umorismo e il ponce. “Battuta” è un colpo sportivo ma anche qualcosa che muove il riso. Già, il riso: lo metti nel menù ma anche nella ricetta del vivere in pace con sé e gli altri...
«È come se ci muovessimo sul confine che separa tanti territori: l’ambiguità consente di cavalcarli e esplorarli, e non parlo dell’ambiguità di chi cerca sempre di tenere il proprio piede in due staffe per star sempre in piedi»
Ma tanto la filosofia è la regina del pensiero ordinatore del mondo quanto l’ironia sembra il reame della leggerezza frùfrù.
«Al contrario, invece che in contrapposizione le metterei l’una accanto all’altra».
Questa poi!
«Nascono entrambe da uno sguardo laterale sulle cose: con occhio diverso, meno cartolinato di quel che siamo abituati a vedere. Con modalità differenti, ma tutte e due dicono che il re è nudo. Mettono in dubbio quel che tutti pensiamo di vedere. Non ho usato a caso “pensiamo” invece di “pensano”: ci siamo dentro anche noi. Poi dico: non è forse questo ingranaggio di dubbio il “motorino d’avviamento” di ogni capacità di fare un passo in più?».
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