Gioco
Impara l’arte e mettila su Fb. S’alzi il sipario sulla kermesse
I capolavori riletti in romanesco da Guerrera: il contagio esploso sui social. Alla bottega del Caffè la mostra pop dedicata alla reitepretazione dei quadri più famosi della storia
LIVORNO. La “Ragazza con l'orecchino di perla”, capolavoro della seconda metà del Seicento di Vermeer, si trova in una sala del museo Mauritshuis dell’Aia, in Olanda. È un dipinto storico, famosissimo, che ha ispirato anche un film con Scarlett Johansson e Colin Firth. Stefano Guerrera, un giovane ingegnere pugliese ma romano di adozione, ha semplicemente scaricato l’immagine del quadro da Internet e ha aggiunto una didascalia ironica in romanesco («Che poi a me ‘st’orecchino manco me piace»). E così ha fatto anche con tantissime altre opere d’arte, da “Il bacio” di Klimt alla “Nascita di Venere” di Botticelli. Poi la spinta dei social network, una vera e propria marea di condivisioni, ha fatto il resto: oltre un milione e 200mila fan solo sulla pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare”, due libri, uno store online e ora anche una mostra a Livorno nel cuore della Venezia.
Apripista della kemesse
E non una esposizione qualsiasi: tocca a lui scendere in campo nel giorno dell’anteprima di “Il senso del ridicolo”, il festival sull’umorismo, sulla comicità e sulla satira che inizia oggi e animerà tutto il weekend fino a domenica sera. Questa è la seconda edizione: quella della prova del nove dopo l’(inatteso) grande successo lo scorso anno.
«Ho già partecipato ad alcune mostre – spiega Guerrera, 28 anni – ma questa è sicuramente la più strutturata, tra l’altro all’interno di un evento che rispecchia la mia filosofia, cioè quella di un umorismo ricercato. È strano e divertente allo stesso tempo: espongo quadri come se fossero miei, ma in realtà non lo sono. Io ho aggiunto solo una battuta…».
La mostra, il festival
“Se i quadri potessero parlare” è stata inaugurata ieri pomeriggio alla Bottega del Caffè (viale Caprera, 35), dove Van Gogh, Monet, Degas e tantissimi altri pittori hanno ripreso vita attraverso il colore di Guerrera. Come dicevamo, una sorta di antipasto del festival, pronto a scattare oggi e a diventare un punto di riferimento nella nostra città sotto la regia del direttore Stefano Bartezzaghi.
«È una manifestazione straordinaria – continua Guerrera – quando si tratta di umorismo è difficile avere una certa risonanza, forse perché si pensa subito a quello becero da cine-panettone, ma qui è diverso e infatti vedo grande attenzione da parte di tutti. L’umorismo è una forma d’arte molto alta, che unisce ironia e intelligenza. E c’è proprio questo legame alla base del festival. Io artista? Vengo spesso etichettato così ed è tanto emozionante quanto strano, ma no, non lo sono. Credo però che i miei lavori siano arte contemporanea, anche se ovviamente lontanissimi dai soggetti ripresi».
Fenomeno social
Eppure l’idea di Guerrera è nata per caso, in un pomeriggio di due anni e mezzo fa, e non è certo figlia di un progetto studiato a tavolino e poi messo in atto. «Era un periodo difficile della mia vita – racconta – non riuscivo a trovare lavoro e cercavo qualcosa di diverso. Così un giorno, per passare un po’ di tempo, ho iniziato questo gioco, che però è diventato subito un vero e proprio fenomeno mediatico. “Il bacio” di Hayez e la “Dama con l’ermellino” di Leonardo Da Vinci sono stati i primi remake, tra l’altro fatti solo con uno smartphone perché avevo il computer rotto. E poi la pagina di Facebook ha fatto il resto: 50mila “mi piace” dopo due giorni, 100mila dopo tre e 500mila dopo 24, neanche un mese. Sì, il segreto è stato proprio nei social».
Ed è stato un successo spaventoso. «Già, le prime interviste, le prime chiamate in tv… Insomma, tutto un altro mondo rispetto a prima: io ho studiato ingegneria informatica, qui invece siamo tra l’arte e l’umorismo. E poi non ero mica abituato a tutti questi riflettori…».
Elogi e copie
A Guerrera sono arrivate anche critiche per aver giocato sulla sacralità dell’arte, «ma niente in confronto a tutti gli apprezzamenti ricevuti – la sua risposta – a partire da Sgarbi e da altre figure di spicco di questo settore. Io credo che il mio sia anche un modo didattico per veicolare l’arte, spesso messa in un angolo e vista come qualcosa di elitario. Tanti giovani si sono avvicinati a questo mondo grazie anche ai miei lavori, segno di un progetto comunicativo perfettamente riuscito».
A dire la verità, non sono mancate neanche le copie. «Sì, tantissime – sottolinea – soprattutto cambiando il dialetto nella didascalia. Io ho iniziato con il romanesco, che è perfetto per queste cose, ma dopo il boom ho scelto la strada nazional-popolare».
Livorno al centro
La mostra, che sarà aperta nelle giornate di oggi, domani e domenica dalle ore 10 alle ore 20, è stata arricchita da una delle false teste di Modigliani, scherzo che nel 1984 fece il giro del mondo. E c’è anche un pannello firmato “Sodalizio Muschiato” con lavori simili a quelli di Guerrera: un’iniziativa di tanti anni fa con didascalie non solo alle opere d’arte, ma anche a immagini pubblicitarie e foto di ogni tipo. Ironia amaranto come carta vetrata...
«Livorno è una città favolosa sotto questo punto di vista – chiude Guerrera – ed è giusto organizzare qui un festival del genere. Qual è il senso del ridicolo? Per me è la condivisione, l’idea di ritrovarsi tutti in qualcosa di preciso».
Bottega del Caffè
(viale Caprera)
fino a domenica dalle 10 alle 20
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