Gioco
Così Livorno diventò il set di Albertone
Stasera al Vertigo “Tutti a casa”, il film di Comencini girato fra Fortezza e Calambrone
LIVORNO. Diciamolo senza giri di parole: se leggendo che oggi al festival dell’umorismo (ore 21, teatro Vertigo) c'è un film di Alberto Sordi v'immaginate di sbellicarvi dalle risate, avete proprio sbagliato uscio. Restatevene tutti a casa: già, perché “Tutti a casa” – firmato da Luigi Comencini come le altre pellicole in agenda nella kermesse – è catalogato alla voce “film drammatico”. Consacrato nel Pantheon delle cento opere da salvare del cinema made in Italy, è quasi un pugno allo stomaco, a maggior ragione per noi livornesi: è stato girato in buona parte a Livorno, come ricorda Marco Sisi, cultore di quel patrimonio di film che ha Livorno come set.
Difficile che non vi appaia surreale che ascoltare battute di una storia che si direbbe ambientata in Veneto («e poi dicono che i veneti so' bboni!») mentre, invece, chi conosce quel che c'è fra lo Stanic e il Romito si accorge che sul grande schermo passano i bagnetti della Puzzolente, il viale Avvalorati, una colonia al Calambrone.
E' l'8 settembre '43 e a sorpresa arriva l'annuncio dell'armistizio e, al tempo stesso, il ribaltamento degli scenari militari del conflitto. Con il tenente Innocenzi-Sordi che, al comando di un plotone sotto il fuoco delle truppe naziste, è il combinato disposto dell'italiota medio: sembra fatto di niente il confine fra il vigliacco e l'eroe nello stesso istante, nella stessa persona. L'ufficiale ce la fa chissà come a telefonare al quartier generale: «Signor colonnello, accade una cosa incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani». Solo il volto sbigottito che Sordi presta al povero tenente può raccontare il susseguirsi d'un bailamme di sentimenti in un batter di ciglia: «Allora tutto è finito». No che non è finito. «Ma non potete avvertire i tedeschi che qui stanno continuando a sparare?». Poi: «Mi scusi signor colonnello, ma cerchi di comprendere: io ero all'oscuro di tutto». Infine, gridato ormai al nulla: «Quali sono gli ordini?».
Del resto, l'ultimo ordine ricevuto – come sbotta il colonnello comandante (Claudio Gora) – non si riferisce ad altro se non all'esigenza di «far cantare le truppe durante marcia» per tenere meglio il passo.
Se la caserma ha sembianze della colonia Pt del Calambrone, Sisi identifica in via Leonardo da Vinci e la stazione Fs di Livorno Calambrone le scene iniziali, poi la peregrinazione fra la Dogana d'Acqua, l'istituto Pascoli in mezzo a un caos di fogli, le ex terme della Puzzolente (mitragliati dai tedeschi). Ecco poi la Fortezza Nuova e l'edificio accanto con la scritta “Orfani Cc. Nn.” per la figliolanza delle “camicie nere” defunte. Lì accanto, sempre sul viale Avvalorati – in una apocalisse bellica che può neorealistica non potrebbe essere – ecco l'assalto al camoncino della farina con uno sciame umano che salta fuori dalla macerie per spolpare la preda mentre un sacco ruzzola giù e fa la gioia di una famiglia che vive in una cantina sventrata dalle bombe.(m.z.)
TEATRO VERTIGO
(via del Pallone)
stasera ore 21
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