Il Tirreno

Livorno

Commessi clandestini e al nero: 3 denunce

Commessi clandestini e al nero: 3 denunce

Indagati dalla Guardia di finanza due lavoratori cinesi irregolari e la negoziante che li aveva assunti

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LIVORNO. Due cinesi clandestini, lavoratori a nero, scoperti dalla Guardia di finanza in un negozio del centro. E la titolare, una donna italiana, denunciata per aver ingaggiato i due stranieri senza il permesso di soggiorno. Un’indagine condotta dalle Fiamme gialle all’interno di una serie di controlli contro l’immigrazione clandestina intrecciata al lavoro sommerso. Ed ecco che l’attenzione dei militari s’è concentrata su un negozio, all’interno del quale, come è poi emerso dagli approfondimenti dei militari, i due lavoravano a tempo pieno. I due cinesi sono stati quindi accompagnati in questura per gli accertamenti di rito e per il fotosegnalamento, che ha solo confermato i sospetti sulla loro presenza irregolare sul territorio nazionale. I cinesi sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per ingresso clandestino e soggiorno illegale. È scattato poi il provvedimento di espulsione.

L’indagine sul negozio si inserisce nel rafforzamento dei servizi di sicurezza e dei controlli sugli stranieri, che hanno fatto scattare verifiche anche presso numerosi luoghi di aggregazione in città. Lì sono stati identificati anche altri extracomunitari, sempre cinesi irregolari.

Durante il periodo estivo, i finanzieri hanno intensificato anche i servizi per il rispetto del codice della strada e contrasto dello spaccio. Le zone più controllate sono state quella portuale, area doganale compresa, il lungomare e l’Aurelia. In tutto, sono stati 4.200 gli interventi - per strada e di politica finanziaria - che hanno permesso di controllare altrettanti veicoli e persone, con la contestazione, tra l’altro, di decine di multe per mancanza di assicurazione (fenomeno in aumento), guida sotto effetto di alcol e altre irregolarità riguardanti il codice della strada. In campo sia le pattuglie del 117 sia personale specializzato “Atpi” (Anti terrorismo pronto impiego - Baschi verdi).

Questi ultimi si sono concentrati sui controlli a gente che va in giro su auto di lusso. In tutto le persone identificate sono state 50. Ecco il modus operandi delle pattuglie: i finanzieri fermano per strada il Suv o l’auto di grossa cilindrata; il nome del conducente e/o dell’intestatario della vettura (o del guidatore nel caso sia intestata a una società) vengono verificati dai militari tramite una piattaforma tecnologica, che è in grado di incrociare tutti i dati disponibili sulle manifestazioni di ricchezza di una persona. Se il reddito è incongruo rispetto al costo dell’auto, scatta la segnalazione all’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, più di 730 sono stati i mezzi fermati per monitorare il movimento delle merci su strada, di cui cento riferiti ai prodotti sottoposti ad accisa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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