Gioco
L'altra faccia dell'ospedale: viaggio nei sotterranei tra giacigli e siringhe - Video
Livorno, sporcizia e materassi nei cunicoli della struttura di viale Alfieri. Sono un rifugio per senzatetto, tossicodipendenti e non manca lo spaccio
LIVORNO. Il cancello sotto alla farmacia è chiuso con una catena, ma basta manovrarla un po’ per rimuovere il lucchetto. Lo fanno quasi tutte le sere i clochard che hanno scelto i sotterranei dell’ospedale come “prima casa”. Quel cancello spalanca le porte di un mondo fatto di corridoi alla “Shining”, vani inattesi, angoli lugubri dove gocce di sangue e resti di siringhe lasciano scie proibite di dolore e alienazione. Un percorso labirintico segnato da grossi tubi, aperture aeree, grate polverose e ragnatele che evocano i migliori video preludio degli anni Novanta (stile “Lullaby” by The Cure, 1989).
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NEL VENTRE DELL'OSPEDALE
Eppure un’evoluzione - in meglio - c’è stata nel ventre di Livorno, tra le pareti asfittiche di quel chilometro di grotte che corre sotto i padiglioni degli Spedali Uniti di viale Alfieri. Una ripulita ai sotterranei è stata data: da sotto al pronto soccorso fino alla camera mortuaria, dalla pancia della maternità fino alla medicina, passando per ortopedia e chirurgia, i neon “risplendono” sul pavimento di resina e sui muri - alcuni dei quali - imbiancati, scanditi da tubi e travi metalliche. E delle salme, che un tempo rompevano il silenzio della notte, trainate dalle rotelle arrugginite dei carrelli spinti dai portantini, resta solo il ricordo. «Una volta mi acquattati dietro quell’angolo, in questo corridoio, per spiare una salma illustre», racconta un veterano dell’ambiente. Oggi, in particolare nell’ultimo anno, la situazione è un po’ migliorata: maggiori controlli, giri più frequenti da parte delle guardie giurate, meno accessi clandestini: molti sono stati chiusi con porte apparentemente ermetiche. Ma proprio per questo è ancora più inquietante l’apparire improvviso di pareti scrostate, cumuli di spazzatura, porte socchiuse, rivelatrici di vite ai margini.
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VIAGGIO SOTTERRANEO
Ma addentriamoci nei meandri della struttura. Il percorso è lungo e accidentato tre metri sotto il padiglione accanto al pronto soccorso che ospita laboratori. Lì pare ci “abiti” una donna che una volta aveva una vita normale, un lavoro, una famiglia. «Poi ha mollato tutto - racconta un lavoratore dell’ospedale - e ora vaga per i marciapiedi e a volte la notte viene qui a dormire, su un cartone». Una “Zorro” al femminile, per dirla alla Margaret Mazzantini, che ha preferito la vita da eremita a quella nella società “civile”.
La camminata continua tra incertezza e inquietudini. Ci vorrebbe il filo di Arianna per capire dove stiamo andando. Spesso la strada si biforca: dove si va? Destra vai... tra qualche metro, sotto il primo padiglione, dovrebbe esserci la “stanza della paura”. Cos’è? Una sorta di camera calda, dove d’estate c’è un’afa bestiale, in cui è impossibile resistere, ma che proprio per questo nei mesi più freddi è il dormitorio privilegiato di senzatetto. E i resti sono ben visibili: materassi, cartoni, bottiglie rotte, avanzi di cibo. E quell’odore acre di vissuto. Andiamo avanti e raggiungiamo le viscere dell’oncologia, il luogo prediletto dai tossici. Un groviglio di grosse tubature ricche di nascondigli: eccone uno, da cui spuntano siringhe e lacci, per lo più usati. E che dire della botola da cui viene fuori altro materiale del genere? La scia di goccioline di sangue racconta il resto, e conduce a un’altra stanzetta, che pare sia usata anche per lo spaccio di droga. Un paio di mesi fa una segnalazione di spaccio è arrivata alla polizia dai “bassi” della cardiologia. E c’è anche chi ha raccontato episodi di sesso a pagamento che però sono rimasti “sommersi”. Ma la guardia resta alta, tanto che ormai, da quasi un anno, sono stati intensificati anche i turni del posto fisso di polizia del pronto soccorso, che negli ultimi anni invece era stato depotenziato.
E ANCHE AI GIARDINETTI...
I controlli si estendono anche fuori dai padiglioni. Nei giardinetti il via vai notturno comincia dopo mezzanotte e mezza: dietro le siepi, nei sottoscala, nelle aiuole fuori dalla oncologia. I clochard sanno a memoria gli orari delle ronde dei vigilantes: la prima verso le 2130, la seconda a mezzanotte. Dopo inizia la diaspora da piazza Damiano Chiesa, dove si rifugiano molti senzatetto che lì ricevono i pasti della Caritas, verso l’ingresso del vecchio pronto soccorso tra viale Alfieri e via Gramsci. E l’ospedale cambia volto.
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