Il Tirreno

Livorno

In garage nascondevano quaranta chili di droga: spacciatori condannati

di Federico Lazzotti
Uno dei sacchi di droga trovati nella cantina-garage
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Uno dei sacchi di droga trovati nella cantina-garage

Il magazzino di cocaina ed eroina in uno stabile di viale Nazario Sauro: valeva mezzo milione di euro. Otto anni di reclusione e 30 mila euro di multa ai due imputati in abbreviato dopo arresto della polizia 

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LIVORNO. Dentro ad alcuni sacchi verdi tipo quelli della spazzatura e tre grosse valigette con accatastate una sull’altra altre buste di plastica, era nascosto un tesoro stupefacente: 38,2 chili di droga. E più precisamente: 36,5 chili di eroina per un totale di oltre 82 mila dosi e 1,7 chili di cocaina, dai quali sarebbe stato possibile ricavare quasi settemila altre dosi.

Il magazzino della droga, probabilmente uno punti di stoccaggio più importanti di Livorno, era sistemato in un anonimo e insospettabile palazzo nel pieno centro della città, tra il viale Italia e il quartiere stadio. È in una delle cantine-garage dei palazzi tra i civici 79 e 81 di viale Nazario Sauro che la sera del 9 febbraio scorso la polizia ha scoperto (e sequestrato) quasi quaranta chili di sostanze stupefacenti, per un valore sul mercato di circa mezzo milione di euro.

A distanza di sette mesi dall’arresto di Rezart Sula, 27 anni, e Ilirjan Luku, 32, trovati dagli agenti mentre trasportavo dal garage a una Ford Fiesta parcheggiata nel piazzale del palazzo i sacchi con dentro cocaina ed eroina, il giudice Antonio Pirato ha condannato entrambi (con rito abbreviato) a otto anni di carcere e 30 mila euro di multa. Una maxi condanna visto che, attraverso la scelta del rito alternativo, tutti e due hanno potuto usufruire di uno sconto di un terzo sulla pena finale. L’accusa per gli imputati di origine albanese, difesi dall’avvocato Nicola Giribaldi, era comunque grave: detenzione ai fini di spaccio in concorso, aggravata dall’ingente quantità. Inutile per i due, il tentativo di difendersi raccontando agli investigatori di non essere i proprietari del garage e di essere soltanto responsabili di un tentativo di furto.

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Secondo la ricostruzione della squadra mobile che ha condotto l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Fiorenza Marrara, è invece emerso che Ilirjan Luku quella sera era in possesso delle chiavi che aprivano sia il cancello automatico sul retro del palazzo che di quelle che davano accesso ai garage e alla cantina dove era stoccata la droga. Inoltre sono agli atti alcuni sms che lo stesso ha inviato a una terza persona e che lo incastrano. Il giorno dell’arresto a dare l’allarme un residente che vedendo dalla finestra i due che trasportavano i sacchi chiamò il centralino della questura: «In uno stabile di viale Nazario Sauro ci sono i ladri, venite». Non erano ladri...

Ora, nonostante l’arresto e la condanna degli spacciatori, l’impressione è che questa inchiesta sia lontana dall’essere chiusa e archiviata. Anche perché molte domande sono rimaste, ad oggi, ancora senza una risposta investigativa. Quaranta chili tra cocaina ed eroina, infatti, sono una quantità di droga che per essere acquistata e gestita, stoccata e messa sul mercato, ha bisogno di un’organizzazione alle spalle.

Un gruppo dunque che sia strutturato sul territorio e capace anche di avere al suo interno persone che dividano lo stupefacente - non a caso in una delle buste nascosto tutto il materiale necessario per tagliare e confezionare la droga - e infine abbiano uomini bravi a vendere la droga a spacciatori più piccoli, oppure direttamente al dettaglio. Impossibile, dunque, pensare che tutto questo fosse sulle spalle di solo due persone.

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