Gioco
Veicoli, motori, hi-tech: la storia siamo noi da Barison a Bizzarrini
Sbarca l’esperimento hi-tech nel campo della mobilità: si apre una stagione nuova dell’ idea di trasporto e soprattutto di veicoli. È in gioco l’“internet delle cose” che ha a che fare con l’infrastru...
Sbarca l’esperimento hi-tech nel campo della mobilità: si apre una stagione nuova dell’ idea di trasporto e soprattutto di veicoli. È in gioco l’“internet delle cose” che ha a che fare con l’infrastruttura sulla quale ci si muove e con l’interazione che ha con il veicolo.
Ma non è una scelta piombata qui dal nulla: si potrebbe mettere ad esempio l’accento sul fatto che a Villa Letizia si è ormai radicato il polo univer- sitario di logistica e che, in quell’ambito, ha trovato spazio il laboratorio di ricerca del prof. Antonio Pratelli, uno studioso che ha fatto scuola nel campo dell’ingegneria dei trasporti (con lavori sul porto, sull’ottimizzazione dei flussi, sugli effetti percettivi per ren- dere più sicure le rotatorie).
Fin qui però restiamo nella tecnologia d’avanguardia: in realtà, Livorno non sarà certo l’equivalente né di Maranello (con Ferrari) né di Borgo Panigale (con Ducati) ma ha qualcosa da dire nella storia dei motori. Anche dal punto di vista industriale, seppur senza mai risucire a strutturarsi con la forza di un distretto: negli anni d’oro qui da noi l’indotto dell’industria dell’auto valeva quasi tremila posti di lavoro, apparteneva alla componen- tistica auto un operaio su tre nei grandi stabilimenti. È in questo settore che negli anni ’90 sbarcarono le grandi multinazionali: dopo l’era Fiat. Ma, a dirla tutta, bisogna andarlo a cercare in anni precedenti, l’estro produttivo e l’orgoglio dei tecnici livornesi: non è affatto casuale il riferimento alla Spica. Non è ancora scoppiata la seconda guerra mondiale quando la società nasce a Milano, due anni più tardi trasloca fra Ardenza e Collinaia e nel ’41 passa all’Alfa Romeo. Figurarsi che all’inizio degli anni ’80, con il nuovo stabilimento di via Enriques arriva a duemila addetti producendo non più solo pompe diesel, ma anche candelette, ammortizzatori, pompe acqua e olio.
Tutto era iniziato nel ’22 con l’ingegnere milanese Silvio Barison che si mette in testa di aprire a Livorno una fabbrica di auto con soluzioni innovative: la stessa promessa di Gianmarco Rossignolo agli ex operai Delphi. Barison durò però tre anni, poi finì voglia e soldi. Nel mezzo c’è il genio di Giotto BIzzarrini, costruttore di supercar-capolavoro che ancora oggi valgono un sogno: saracinesca giù già nel ’69 eppure a distanza di quasi mezzo secolo c’è un record di 7 milioni di citazioni su Google, quasi un culto. Del resto, parliamo di un uomo che ha inventato motori per Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini. Così come Aurelio Lampredi – altro geniaccio livornese pure lui – li aveva inventati per D’Ascanio, Ferrari e Fiat: con il “bialbero Lampredi” rimasto in produzione, pur rivisto e corretto, per un terzo di secolo.
Mauro Zucchelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google