Gioco
«Occupare non è la soluzione verifiche su chi invita a farlo»
LIVORNO. «Basta occupare, non risolve il problema. Non è con le continue occupazioni e con le continue pressioni che si fa del bene a questa città». Ina Dhimgjini è al primo piano del municipio...
LIVORNO. «Basta occupare, non risolve il problema. Non è con le continue occupazioni e con le continue pressioni che si fa del bene a questa città». Ina Dhimgjini è al primo piano del municipio quando le famiglie sotto sfratto, sostenute da Asia Usb, piazzano simbolicamente i materassi in piazza Civica. Non scendono né l’assessora alla casa né il sindaco (che manda il portavoce). Ma come risponde Dhimgjini a chi chiede risposte?
«Il fenomeno degli sfratti - premette - coinvolge il Comune e la prefettura. Il Comune fa da mediatore tra proprietari e inquilini attraverso la commissione per l’emergenza abitativa e l’ufficio casa, garantendo l’indennizzo previsto dalla legge per i proprietari che rimandano lo sfratto. La fase dell’eventuale sgombero viene poi gestita da un sistema fatto di vari soggetti, primo fra tutti la prefettura». «Noi - ripete - abbiamo sollecitato più volte la prefettura, da ultimo lo ha fatto il sindaco con il nuovo prefetto, ad aprire un tavolo per affrontare: 1) la questione degli sfratti per morosità incolpevole, che chiediamo di bloccare; 2) il tema degli sgomberi. Perché il Comune non è che sgombera perché gli piace, ma perché si verificano le condizioni per farlo, come nel caso delle occupazioni degli alloggi popolari».
«Insomma, noi cerchiamo di dare risposte facendo tutti i passaggi necessari in tutti canali, ma si smetta di occupare». Il tono della voce sale: «Non si può più andare avanti con le occupazioni. Chi pensa che occupare sia la soluzione, deve anche sapere che in base alla normativa, chi si trova già nelle liste dell’emergenza abitativa, se occupa finisce a punteggio zero».
Così, se da una parte si ha la sensazione che la nuova amministrazione faccia poco o niente per bloccare le occupazioni, lievitate di almeno una decina di edifici negli ultimi due anni, dall’altra l’assessora alla casa si mostra durissima nei confronti di chi, dice, «invita a occupare». Ma il problema resta: come dare risposta alle famiglie - tante - in difficoltà, che quando si rivolgono al Comune si sentono rispondere che non c’è posto? Perché, come ripetono, «è tutto bloccato»? «È vero fino a un certo punto», controbatte: «Nel 2015, dopo accertamenti sul superamento del reddito, sulle false dichiarazioni o sulla mancata abitazione costante, abbiamo recuperato 32 alloggi. Si aggiungono 1322 procedimenti aperti nelle case popolari nei confronti di inquilini morosi da più di sei mesi». «Ma sia chiaro - chiosa - che le case vanno a chi ha diritto, a chi è in graduatoria. Se qualcuno pensa che vadano prima a chi è di un comitato se lo scordi».
Dhimgjini legge il volantino distribuito in piazza Civica. «Se anche è evidente che ci sono delle difficoltà, noi non spariamo a zero contro nessuno. Stiamo cercando di fare pulizia proprio per aiutare chi ha realmente bisogno. Ma aiutare a occupare, e creare un canale per gli occupanti che vengono da fuori comune, è illegittimo e illegale». E attacca: «Stiamo facendo accertamenti anche su chi invita a occupare. Perché lo fa? E perché ci sono occupanti che vengono da fuori Livorno? Perché il sindacato li tutela pur sapendo bene che è il comune di provenienza a doversene fare carico? Un esempio è l’ex deposito dell’Atl, dove 48 su 50 risultano residenti fuori Livorno». Nel resto della Toscana o altrove.
«Che sia chiaro - conclude - che l’amministrazione si dissocia dalle azioni illegali dei sindacati, che in questo momento non stanno rappresentanto la vera emergenza abitativa. L’emergenza abitativa del Comune si sta occupando di circa 200 casi. E occupare non aiuta a risolvere i problemi».
(j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
