Gioco
I disegni dei nipoti per l’ultimo viaggio di nonno Carlo
Livorno, il regalo lasciato nella bara dell'ex presidente: «Ci teneva molto, un bel gesto d’affetto da parte vostra». Monsignor Paglia: «Un uomo estraneo alle falsità»
INVIATO A ROMA. Per l’ultimo viaggio nonno Carlo avrà con sé i disegni dei suoi pronipoti. Quelli che teneva appesi dietro alla scrivania dello studio e ogni volta che aveva un ospite glieli mostrava con orgoglio. «Questi sono dei miei bambini», diceva anche quando le energie erano rimaste poche e da usare con parsimonia.
Quegli stessi nipoti per i quali l’ex capo di Stato teneva. Come ha rivelato la signora Franca: «Siamo bisnonni - ha detto - e speravamo che finalmente si realizzassero prospettive meno complicate per chi verrà dopo di noi, per i nostri bisnipoti...» A raccontare il tenero retroscena del regalo, durante il funerale nella chiesa di San Saturino Martire, nel cuore di Roma, è monsignor Vincenzo Paglia che fino all’ultimo è stato vicino all’ex presidente scomparso venerdì scorso a 95 anni.
«I vostri disegni che aveva in casa, voi glieli avete messi accanto nella bara. È stato un bel pensiero», ha detto durante uno dei passaggi più privati e personali dell’omelia rivolgendosi ai nipoti, seduti e composti nelle prime file della chiesa del quartiere Trieste. È poco distante da qui che Carlo Azeglio Ciampi e la moglie Franca hanno abitato a partire dal 2006, all’indomani della fine del settennato. Ed è da qui che ieri è iniziato un viaggio a ritroso nel giorno del ricordo, della riflessione e del tributo delle istituzioni a quest’uomo dotato di salmastro e determinazione.
Un percorso che in una Roma assolata ha attraversato Palazzo Giustiniani dove Ciampi aveva il suo ufficio da senatore a vita, ha guardato il Quirinale, la Banca d’Italia per poi fare ritorno a casa. Nella sua città. Perché c’è molta Livorno dentro all’ultimo saluto del presidente emerito. A Roma per i funerali, c’era la famiglia del nipote Paolo, figlio di Giuseppe e Tamara, dove Ciampi e la moglie quando tornavano in città andavano a dormire.
Nei giorni scorsi, invece, sono stati a decine i livornesi che hanno voluto salutare il loro concittadino più illustre. Dal sindaco Nogarin ai vertici del Livorno calcio, dai semplici cittadini ai rappresentanti delle istituzioni. «È partito da Livorno e oggi tornerà a casa», ha concluso non a caso il prete nell’omelia. Nel giorno dell’addio alle finestre dei palazzi, lungo il percorso del feretro, ci sono le bandiere tricolori, la gente batte le mani ed alza cartelli con scritto: «Ciampi, sei stato l'orgoglio della Patria della Famiglia». Il ritratto che ne fanno i suoi contemporanei è quello di un uomo onesto, retto, rigoroso, moralmente integro, pieno d'amore per il suo Paese e infaticabile costruttore della patria europea. La Storia darà la sua valutazione, ma lo farà in un altro giorno.
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«Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei giusti», è il salmo scelto per l'ultimo saluto. In prima fila, per la messa, il presidente Mattarella e l'ex capo dello Stato Napolitano con la signora Clio, il presidente del Senato Grasso e la presidente della Camera Boldrini, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ed il presidente della Bce Draghi, il sindaco di Roma Virginia Raggi. E poi decine tra politici e imprenditori: Gianni Letta, Padoan, Prodi, Monti, Dini, Casini, Carraro, Bianco, Moratti, Bertinotti, Veltroni, Pisanu, Flick, Giancarlo Abete, Carlo De Benedetti, Grossi. Nelle ultime file, confuso fra la folla, Roberto Benigni commosso: «Per me è stato un padre».
Ciampi presidente della Repubblica, premier, ministro del Tesoro, Governatore di Bankitalia. Ciampi marito devoto, padre rigoroso, nonno e bisnonno tenerissimo. Ma oltre al Ciampi privato c’è quello pubblico: «Severo ed esigente con sé stesso, è stato al servizio costante del Paese. Calmo e sereno anche durante le tempeste più grandi. Non per arroganza, ma per competenza, rigore, onestà e saggezza. Il suo era un doppio patriottismo: ha irrobustito la difficile unità degli italiani intorno al tricolore e l'ha voluta mettere al sicuro nell'Europa. Anche se negli ultimi tempi non nascondeva la sua preoccupazione».
Da oggi Carlo inizia il suo viaggio verso io cielo. «Ecco davvero un uomo dove non c'è falsità», ha concluso don Paglia prima di rivelare l’ultimo retroscena. «Ciampi portò nel 2002 ad Assisi la lampada della pace, su invito del pontefice Giovanni Paolo II, nel corso di un incontro per la pace nel mondo e tra le religioni. Ora consegno la lampada di Assisi, dove ieri è stato anche il presidente Mattarella e presto arriverà papa Francesco, perché illumini i suoi passi verso il cielo». Assieme ai disegni dei nipoti.
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