Il Tirreno

Livorno

Anche a Livorno funziona già così

di Stefano Taglione
Anche a Livorno funziona già così

Sono pochi i Comuni che chiedono l’attestato: la maggior parte si fida dell'autocertificazione

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Cascina non è stata la prima. Ma nonostante questo – per accertarsi che gli stranieri che richiedono un contributo per l’affitto non siano proprietari di immobili nel paese d’origine – molte amministrazioni toscane si fidano di un’autocertificazione. E non indagano oltre. Non è così a Livorno. Nella città labronica un cittadino nato fuori dai confini nazionali, per godere dei fondi pubblici, deve passare dal proprio consolato e certificare uno dei requisiti previsti dal regolamento municipale: non possedere case in patria. Perché controllare l’intestazione di un appartamento in Africa, non è facile come fare una visura catastale al computer. A confermarlo l’assessora alle politiche sociali del Comune di Livorno, Ina Dhimgjini. «È tutto previsto dalla legge – conferma – e nel momento in cui queste persone si presentano nei nostri uffici noi forniamo una copia del bando e, in assenza anche solo di un requisito, la domanda viene rigettata. Portare il certificato del consolato è fra questi».

Ma cosa succede se la dichiarazione arriva tardi, magari dopo mesi? «Se partecipano ma la domanda viene considerata non valida – continua Ina Dhimgjini – esistono comunque percorsi alternativi che possiamo seguire, come il co-housing e l’Agenzia dell’affitto. Qui a Livorno c’è un nucleo familiare composto da tante persone extracomunitarie che non ci hanno mai dato problemi, i cui componenti solo ora hanno avuto la cittadinanza italiana. Ora potranno fare richiesta per il contributo, ma auspico che tutti coloro che accogliamo possano integrarsi a Livorno come hanno fatto loro».

Ma Livorno, a quanto pare, è un’eccezione. A Carrara solo per l’assegnazione dell’alloggio popolare è richiesto il certificare dell’ambasciata. «Il provvedimento della sindaca di Cascina mi vede d’accordo – sottolinea l’assessore apuano Massiliano Bernardi – tanto che abbiamo scoperto diverse persone beneficiarie di casa popolare che in patria avevano immobili intestati. È una richiesta che facciamo da un anno». Ma per l’alloggio popolare è diverso. «Basta l’Isee. Ma non possono dichiarare il falso», conclude Bernardi.

A Grosseto stesso copione. «Per l’assegnazione dell’alloggio popolare – spiega la delegato per le politiche della casa, Mirella Milli – per gli extracomunitari chiediamo la dichiarazione del consolato. Se non ce l’hanno vengono esclusi e devono fare ricorso, presentando i documenti successivamente». A Prato, invece, di fronte al provvedimento cascinese regna l’incredulità. «Noi non possiamo fare una verifica in loco e richiedere questo certificato mi pare solo un modo per dire “non te la do” – afferma l’assessore Luigi Biancalani – dato che è un riscontro impossibile». Anche a Pisa basta l’autocertificazione. «I servizi sociali hanno effetti positivi su tutta l’economia – spiega l’assessore alla casa, Ylenia Zambito – e alla sindaca di Cascina consiglio di fare più politiche abitative e non scoraggiare la partecipazione ai bandi pubblici». E infine Alessandro Balloni, responsabile per il Comune di Massa, si dice stupito e allo stesso tempo curioso di quanto accaduto. «Non so se noi facciamo ugualmente ma andrò a vedere che cosa è successo lì. Tutti dovremmo applicare una stessa normativa».

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