Gioco
CIAO PRESIDENTE»I RICORDI
di SANDRO LULLI Ha chiuso gli occhi Carlo Azeglio Ciampi e la notizia della sua morte mi arriva improvvisa come una freccia al cuore, mentre sono alla guida dell'auto ed è arduo frenare la commozione....
di SANDRO LULLI
Ha chiuso gli occhi Carlo Azeglio Ciampi e la notizia della sua morte mi arriva improvvisa come una freccia al cuore, mentre sono alla guida dell'auto ed è arduo frenare la commozione. Amavamo - continueremo ad amare - il " nostro" Presidente. Nostro perché livornese, nostro perché nonostante la sua vertiginosa scalata verso le più alte cariche professionali e istituzionali conquistata col suo talento, la sua preparazione e la sua intelligenza aveva mantenuto intatte le radici con la città, con gli amici, con gli ex studenti dell'istituto Gesuiti.
Ed aveva mantenuto intatta anche la cadenza livornese. L'ho ancora nelle orecchie quel bell'acuto che fece Carlo Azeglio nel corridoio del Tirreno, in occasione della sua visita al nostro giornale, quando s'imbattè nel nostro altrettanto amato fotografo (scomparso da poco). "Ciriello!", gridò forte, col timbro del tenore il Presidente. E io a quel punto - l'attuale direttore Roberto Bernabò e tanti colleghi ne sono testimoni - impazzii dinanzi a questa manifestazione di livornesità.
Dunque mandai al diavolo il cerimoniale, dribblai le guardie del corpo, sentii di giocare in casa e che dovevo far fruttare il fattore campo, un fattore campo dove è passata e continua a passare tanta storia della nostra città, con le penne di tanti e tanti colleghi, illustri e meno illustri ma sempre importanti. Così come tanta storia è passata dalla tipografia, prima immersa nel piombo e poi nell'atmosfera ovattata dei computer.
Che bell'acuto fece il Presidente, e che bella voce tenorile da livornese di una volta. Sentirla per me ebbe l'effetto di un'onda che s'infrange sugli scogli di Calafuria, o di un possente refolo di Libeccio che ti lascia il salmastro sulle labbra. Ed ecco l'abbraccio tra Carlo Azeglio e Luciano, la commozione di entrambi che non si vedevano da trent'anni. Grandi entrambi, nello loro spontaneità e semplicità. Poi il Presidente si avvia - e mentre scrivo ho la scena impressa negli occhi - sta per lasciare la redazione per imboccare un breve corridoio che immette nella tipografia già in festa per il suo ingresso. Io faccio un balzo avanti, lo affianco e gli dico: "Presidente, ha visto? Il Livorno è primo. Primo com'era il suo Livorno del '42-43… Quelli della sicurezza si allertano, ma capiscono che pericoli non ne esistono. Carlo Azeglio s'illumina, sorride. Si sofferma. Quelle belle sopracciglia bianche e folte s'impennano e sembrano un magnifico passaggio a livello che dà via libera alla memoria. "Che squadra quella allenata da Fiorentini", s'infervora il Presidente. Fu una fortuna vederla all'opera. Sa - continua - quella era una squadra amata e rispettata in tutta Italia. E temuta dagli squadroni. Io feci in tempo a vedere qualche partita, perché quell'anno ero già militare, già sottotenente a Udine, poco prima di essere spedito in Albania. Però seguivo le imprese degli amaranto dai giornali".
Si ricorda Presidente? Stua, Raccis…"Ricordo sì. Assirelli, Zidarich. Ricordo Piana e anche Del Bianco, li ricordo tutti. E ricordo anche come finì. Ci andò male all'ultima giornata non bastò battere il Milan 3-1, perché Valentino Mazzola a Bari dette il pari al Torino e lo scudetto andò sulle maglie granata, invece che sulle nostre".
Già proprio così: Torino 44 punti, Livorno 43. "Una vecchia ferita che si riapre - continuò - ma del resto i tifosi amaranto sono abituati a soffrire”.
E poi con Carlo Azeglio parlammo della doppia sfida nei playoff andata male col Como, parlammo del Treviso, del presidente Spinelli, mentre intorno a noi vedevo facce perplesse, sguardi ansiosi: nessuno si spiegava come un giornalista sconosciuto potesse dialogare col Presidente senza che ci fosse stato niente di preordinato. Toccai le corde del cuore, ebbi il coraggio di infrangere le regole rigide di certe visite. E credo - anzi ne sono convinto - che Carlo Azeglio Ciampi questo lo capì. Certo se gli avessi fatto una domanda sulla nostra economia e sulla lira che stava per andare in pensione mi avrebbe liquidato subito (e avrebbe fatto bene) ma di fronte al calcio, al Livorno, ai suoi ricordi di gioventù si sciolse.
Poi mi rilasciò altre interviste, l'ultima dopo la promozione in serie A nel 2005. E lo rivedo, sorridente, a braccia spalancate mentre saluta il popolo amaranto allo stadio dalla tribunetta vip, accanto ad Aldo Spinelli (elegante in abito scuro), con alle spalle l'allora sindaco Alessandro Cosimi e poco più in là l'ex sindaco Gianfranco Lamberti.
Grazie Presidente.
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