Il Tirreno

Livorno

Lonzi, il trasferimento si allontana un’altra volta

di Matteo Scardigli
Lonzi, il trasferimento si allontana un’altra volta

Vece dice che è arenato perché non ci sono i permessi del Comune di Collesalvetti per andare al Biscottino e la delocalizzazione slitta. Anche RaRi chiede la proroga

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LIVORNO. Lonzi e RaRi non si sposteranno. Fra proroghe accordate e richieste, il trasferimento delle due aziende slitta ancora a data (e anche luogo) da destinarsi. «Portiamo avanti il dialogo, con il gioco duro si rischia un’altra Trw» si difende il sindaco Filippo Nogarin. Ma le opposizioni contrattaccano: «Vogliamo la verità».

A giugno Lonzi Metalli chiedeva ed otteneva la proroga per rimanere in via del Limone per almeno un altro anno. Tre invece gli anni di proroga chiesti ad agosto da RaRi per adempiere alle prescrizioni dell’Aia, domanda sulla quale la Conferenza dei servizi sarà chiamata ad esprimersi il 30 settembre.

«Possibile che ci trasciniamo la vicenda Lonzi da vent’anni?» sbotta Marco Bruciati (Bl): «Vogliamo sapere cosa osta alla delocalizzazione all’ex-Btt e se esiste un piano per spostare la RaRi, visto che in consiglio provinciale il sindaco Bacci non risponde». La patata bollente finisce dunque nelle mani dell’assessore Giuseppe Vece, che dice che il trasferimento della Lonzi è «arenato». «Lonzi - riferisce - non può andare al Biscottino perché mancano i permessi del Comune di Collesalvetti, mentre per RaRi si dovrebbe fare un esproprio. Abbiamo le mani legate». Inutile per Vece anche insistere affinché le due aziende si attivino per limitare le emissioni: «L’intento è di allontanarle, se fanno degli investimenti in loco è difficile che decidano di andarsene».

A dargli man forte arriva in consiglio comunale il sindaco Nogarin, in ritardo a causa di una lunga riunione con i vertici di Aamps, che a quanto si vocifera si è concentrata sull’approvazione del bilancio 2015. «In questi due anni abbiamo fatto molti incontri per trovare una soluzione, ad agire d’imperio c’è il rischio che salti la bonifica come nel caso di Trw. In ogni caso vigileremo con un monitoraggio giorno per giorno».

Ma Marco Cannito (Città diversa) torna su Aamps: «Senza un cronoprogramma sono tutte parole al vento. Con il concordato intanto Lonzi e RaRi risultano tra i maggiori creditori dell’azienda dei rifiuti, le due questioni sono legate giocoforza». Ma Nogarin ribatte: «Aamps non c’entra, nell’ultimo incontro con Lonzi abbiamo parlato solo di delocalizzazione».

Nel dubbio, però, secondo Giuseppe Grillotti (Ll), qualcosa da fare c’era: «L’incidenza di tumori nelle aree in cui insistono Lonzi e RaRi non sarà del tutto imputabile a loro, ma almeno si poteva intervenire cambiando la tipologia di rifiuti conferiti per lo smaltimento».

In attesa del 30, e mentre continua la ricerca dei siti dove far spostare le due aziende (che per l’assessore Alessandro Aurigi era «obiettivo del percorso per il nuovo piano strutturale»), in conclusione arriva l’augurio di Bruciati: «Facciamo almeno in modo che i “fuocherelli” alla Lonzi non diventino una spiacevole tradizione».

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