Il Tirreno

Livorno

Casalp avvisa i morosi: in 1.322 rischiano la casa

di Juna Goti
Casalp avvisa i morosi: in 1.322 rischiano la casa

I debiti accumulati negli anni nei palazzi Erp superano i 12 milioni di euro «Piano di rientro o sarà decadenza. Ma verifichiamo le morosità incolpevoli»

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LIVORNO. Insieme alla bolletta di settembre, più di 1.300 assegnatari di case popolari riceveranno una lettera in cui Casalp li invita a «sanare la propria posizione». In altre parole saldare i debiti accumulati negli anni con la società che gestisce il patrimonio edilizio pubblico. Pena: la perdita dell’alloggio. Ieri è stato direttamente il Comune ad annunciare la stretta sui morosi e a rendere noto che a oggi ammonta ad oltre 12 milioni (esattamente 12.435.864 euro) «l'importo totale che viene a mancare alle casse pubbliche per il mancato pagamento del canone di affitto degli alloggi Erp da parte di ben1322 assegnatari». Questi numeri sono contenuti nel rapporto che è stato consegnato dagli uffici al sindaco e all'assessora al sociale Ina Dhimgjini. Rapporto saltato fuori dal lavoro congiunto dell’ufficio casa del Comune e di Casalp, che hanno messo in piedi una task force tecnica e permanente per fare gli accertamenti.

«È un fenomeno inaccettabile e in preoccupante crescita», ha commentato Dhimgjini: «Prima delle lettere esecutive proporremo però un piano di ammortamento (o meglio di rientro, ndr) e verificheremo le cosiddette morosità incolpevoli». Questo, ha aggiunto, «non vuole rappresentare un'azione di repressione, ma di giustizia sociale e di tutela sia del bene pubblico sia dei cittadini che regolarmente adempiono. Per questo in tutti quei casi di morosità colpevole superiore a sei mesi, come la legge prevede, ci sarà o un piano di rientro economico concordato o la lettera esecutiva di decadenza dall'assegnazione». «In città - ha poi concluso - abbiamo numerosissime famiglie davvero bisognose, quindi non possiamo permettere situazioni come queste. Parliamo di soldi pubblici, indispensabili alla manutenzione degli alloggi che ne hanno un bisogno urgente».

In questi giorni, si legge nella nota del Comune, «saranno inviate le prime informative alle famiglie con i redditi più alti, che si può presupporre non abbiano motivi validi per il mancato pagamento del canone», «contemporaneamente saranno analizzate nel dettaglio tutte quelle situazioni in cui invece gli assegnatari morosi non sono stati in grado, per ragioni oggettive e documentabili, di pagare il canone mensile».

È la presidente di Casalp, Vanessa Soriani, contattata dal Tirreno, a fare chiarezza sui numeri e a spiegare come si muoverà l’azienda nei prossimi mesi. Prima i dati: la morosità accumulata negli anni in città è arrivata complessivamente a 12.685.244 euro, considerando anche le piccola morosità. Gli inquilini con più di sei mensilità scoperte sono 1.322 e da soli hanno accumulato i 12.435.864 euro di debiti di cui parla il Comune. Se si considera che, stando ai dati forniti da Casalp, al momento in città ci sono 5.894 case popolari effettivamente assegnate, oltre il 20% degli inquilini è già nella condizione di poter perdere l’appartamento.

«La nuova normativa regionale entrata in vigore ad aprile - spiega infatti Soriani - è molto chiara e dice che i morosi con più di sei mensilità arretrate sono in decadenza, quindi già a rischio perdita dell’alloggio. Come possono “salvarsi”? Saldando tutto o sottoscrivendo e rispettando un piano di rientro con l’azienda». Capitolo a parte se ci sono «situazioni di documentato disagio socio economico, che sta al Comune valutare in base ai criteri del Lode, ma stiamo parlando di casi gravi e documentati».

Quindi cosa farà Casalp? «Insieme alla bolletta di settembre manderemo a tutti gli assegnatari una informativa per ricordare le azioni per il recupero attivate in questo anno, ringraziare le persone che correttamente corrispondono il canone e invitare quelle con morosità gravi (superiori a sei mesi) o più contenute a venire ai nostri sportelli per concordare un piano di rientro. Insieme alla bolletta di ottobre, invece, manderemo solo ai morosi direttamente la predisposizione di un piano di rientro. Faremo tutto il possibile perché vengano a discuterne nei nostri uffici entro dicembre. Se poi non risponderanno partiranno gli avvisi di decadenza. Le liste dei morosi sono già state inviate ai Comuni di riferimento, che le analizzano per verificare se ci sono i casi sociali che richiedono procedure diverse».

«Stiamo parlando - conclude Soriani riferendosi a quel 22% di morosi livornesi - di numeri importanti: con il rispetto della tutela dei casi gravi, è necessario attivare tutte le procedure utili per far tornare il più possibile nella regolarità le persone che usufruiscono del patrimonio pubblico. Noi faremo il possibile per agevolare l’operazione, ma sta a loro rendersi conto che hanno diritti e doveri e devono utilizzare correttamente il patrimonio. Si tratta di equità sociale. Non vogliamo aggredire a gamba tesa, ma cercare di portare gli assegnatari, in base alle loro possibilità, sulla giusta strada. Se non coglieranno questa occasione, è giusto che lascino spazio a chi oggi ha più bisogno».

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