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Processo Morosini, condannati i tre medici per omicidio colposo
Livorno, un anno di reclusione al medico del 118 di Pescara Vito Molfese, a otto mesi al medico sociale del Livorno Manlio Porcellini e a quello del Pescara Ernesto Sabatini
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.14090267:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/09/12/news/processo-morosini-ultime-deposizioni-in-aula-poi-la-sentenza-1.14090267]] LIVORNO. Condannati a un anno di reclusione il medico del 118 di Pescara Vito Molfese, e a otto mesi il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini e il medico del Pescara Ernesto Sabatini. I tre imputati sono stati anche condannati, insieme alla Asl di Pescara e alla Pescara Calcio, al pagamento di una provvisionale di 150mila euro. È la sentenza pronunciata da Laura D'Arcangelo, giudice del tribunale monocratico di Pescara, nel processo di primo grado sulla morte del calciatore del Livorno Piermario Morosini.
"Sono dispiaciuto e non me l'aspettavo, vediamo di conoscere le motivazioni". Così Gabriele Rondanina, avvocato del medico sociale del Livorno Calcio, Manlio Porcellini, condannato per la morte del calciatore del Livorno. Porcellini, unico imputato presente in aula al momento della lettura della sentenza, ha preferito non commentare. Il Pm in mattinata aveva chiesto l'assoluzione per lui e per il medico del Pescara, Ernesto Sabatini.
Il racconto di Manlio Porcellini. "Non potrò mai dimenticare quello che è successo". Con queste parole si è chiusa la dichiarazione spontanea resa davanti al tribunale monocratico di Pescara, da Manlio Porcellini, medico sociale del Livorno, uno dei tre condannati. "Quando Morosini si sentì male mi trovavo dietro la porta del Pescara perchè avevo soccorso un altro giocatore - racconta il medico - Subito mi accorsi che era qualcosa di grave, per via del movimento innaturale compiuto dal giocatore. Mi precipitai in campo senza attendere il fischio dell'arbitro".
LO SPECIALE SULLA TRAGEDIA DI PIERMARIO MOROSINI
La Asl di Pescara, condannata come responsabile civile, respinge l'accusa: "Non c'è nessuna prova certa che bisognasse defibrillare Morosini e che si potesse procedere alla defibrillazione - dichiara l'avvocato Monica Passamonti - Alcuni testimoni hanno riferito che durante i primi soccorsi il calciatore ha sputato la cannula e aveva polso, e dunque c'erano segni vitali. Servivano dei capri espiatori".
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