Italia
"Isolato Giardino" in Corea, quindici anni tra ritardi e contenziosi
Livorno, l’operazione urbanistica di circa 7 mila metri quadrati compresa tra via Gobetti e via Amendola risale al 2000 ma 9 anni dopo fu fatto un nuovo bando
LIVORNO. È possibile che per costruire un condominio siano stati necessari più o meno quindici anni e che appena sei mesi dopo la consegna degli alloggi alcuni assegnatari lamentino già la presenza di difetti e, in qualche caso, addirittura una invasione di topi? Purtroppo nella nostra città è possibile. Capita nel quartiere Corea, periferia nord di Livorno, nel così detto “Isolato Giardino”, un’area di circa 7 mila metri quadrati compresa tra via Gobetti e via Amendola dove sono cresciuti - molto lentamente - sei palazzi alti quattro piani l’uno per un totale di 100 alloggi: 24 costruiti in una prima fase e abitati già prima del 2009 e 76 quelli inseriti nel bando europeo e consegnati a Casalp solo quest’anno.
Un’operazione urbanistica che affonda le sue radici addirittura nella primavera del 2000 (sindaco Lamberti), quando a Roma, presso il ministero dei Lavori Pubblici fu firmato il protocollo d'intesa per il «contratto di quartiere» di Corea che conteneva 20 miliardi di vecchie lire destinato appunto alla riqualificazione del quartiere, comprensivo della costruzione dell’Isolato Giardino.
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La demolizione del vecchio edificio doveva iniziare nel 2002 e a quel tempo la gara d'appalto era già stata espletata e si stava procedendo alla verifica delle offerte presentate. La costruzione sarebbe dovuta essere pronta nel 2005. Invece il blocco di edifici nell'area compresa tra via Gobetti, via Amendola e via Luzzati andò giù solo nel luglio 2007: i lavori, si spiegò all’epoca, erano cominciati in ritardo per un contenzioso con la ditta vincitrice dell'appalto e sarebbero durati fino a metà settembre. Poi, al posto degli edifici demoliti, sarebbero stati costruiti 76 appartamenti. Ma nel 2009 l’amministrazione guidata da Cosimi - all’inizio del suo secondo mandato - dovette ammettere di essere in ritardo. Alla fine di quell’anno fu fatto un nuovo bando di gara con base d'asta di 7.543.873,85 più Iva: i lavori sarebbero dovuti iniziare nel mese di marzo 2010 per una durata di due anni. Non andò così.
E nell’estate 2014, quando il Movimento 5 Stelle espugnò Palazzo Civico, le famiglie che vivevano alla Chiccaia erano sempre in attesa di trasferirsi nelle nuove case popolari di Corea. Una situazione che si è protratta , più o meno, fino all’inizio del 2016 quando furono consegnate le chiavi dell’appartamento. Ma nel marzo scorso il Tirreno titolava “Acqua dai soffitti e umido ovunque: ecco le nuove case 40 giorni dopo la consegna degli alloggi in via Gobetti”. Ora l’invasione di topi che, secondo i residenti, «vivono e nidificano dentro le pareti vuote di cartongesso». Chissà se le cose stanno così: di certo in quelle parete molto discusse ci sono 15 anni della nostra storia.
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