Gioco
«In guerra con le istituzioni contro la ghettizzazione»
LIVORNO. Nell’ampia navata della chiesa di Sant’Andrea due signore stanno lavando il pavimento, un ragazzo di colore lucida meticolosamente le panche. Sono le 10 e fuori, alla porta dell’ufficio del...
LIVORNO. Nell’ampia navata della chiesa di Sant’Andrea due signore stanno lavando il pavimento, un ragazzo di colore lucida meticolosamente le panche. Sono le 10 e fuori, alla porta dell’ufficio del parroco, don Medori, ci sono già una mamma, straniera, con i suoi due bambini per chiedere un aiuto. È il quartiere di piazza Garibaldi modello avanzato di integrazione che punta al rilancio anche grazie alla riapertura di negozi. «Abbiamo combattuto le istituzioni perché hanno trasformato il quartiere in un ghetto - dice don Medori - ci siamo rifiutati e abbiamo allacciato un ottimo rapporto con gli stranieri». Tra via Terrazzini e via della Pina d’Oro sono almeno 13 le attività che in poco tempo hanno riaperto. Accanto agli storici negozi come la Granaia, lì dal 1918 «abbiamo clienti da tutta la città e anche da fuori», spiega la titolare, hanno aperto un calzolaio, una parrucchiera, un bar e un’associazione che si fonda sullo scambio culturale: «è la mia fabbrica dei sogni», dice la presidente Laura, fiorentina trapiantata da luglio a Livorno.
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