Toscana
Bologna: ecco le storture che azzoppano i nostri scali
LIVORNO. A Sergio Bologna, grande esperto di porti e trasporti, non è mai andato giù l'aumento folle del gigantismo delle flotte ma denuncia anche il fatto che questa dinamica ha investito anche l'ind...
LIVORNO. A Sergio Bologna, grande esperto di porti e trasporti, non è mai andato giù l'aumento folle del gigantismo delle flotte ma denuncia anche il fatto che questa dinamica ha investito anche l'industria dei terminal.
E' per questo che vede di buon occhio la ri-centralizzazione innescata dalla riforma della portualità, come scrive su "Port news", la rivista on-line dell'Authority livornese. Lo fa mettendo sul tavolo, in contrapposizione con la richiesta di autonomia finanziaria delle istituzioni portuali, il pessimo trattamento che esse riservano al «patrimonio pubblico con canoni concessori ridicoli e magari non riscossi». Per Bologna è un esempio di come «in questi anni si è tradito completamente lo spirito della riforma 84/94: non è che la riforma è superata, è che non è stata applicata».
Dietro quella riforma c'era l'idea del porto come bene pubblico da valorizzare «con i proventi del servizio derivanti dai canoni, dalle tariffe, dalle tasse versate dagli utenti di questa infrastruttura pubblica». Tradotto: «da nessuna parte sta scritto che la governance portuale deve sussidiare le imprese private a scapito della valorizzazione del bene pubblico», e invece Bologna ha condotto uno studio sulle tasse di ancoraggio e ne è rimasto spaventato: talvolta l’uso è «praticamente gratis». Capita in molti porti – dice – che si facciano «sistematicamente sconti su tutto pur di portare via traffico al vicino». Con quattro conseguenze: 1) invece di valorizzare un bene pubblico, lo si svalorizza; 2) si innesca una «vera e propria concorrenza sleale»; 3) si alimenta negli operatori portuali «un clima disincentivante agli investimenti»; 4) gli armatori «continueranno a considerare il porto una vacca da mungere e per dieci centesimi di euro di meno cambieranno scalo alla prima occasione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google