Il Tirreno

Livorno

L’Università di Pisa si tira fuori dalla Dogana d’acqua

di Juna Goti
L’Università di Pisa si tira fuori dalla Dogana d’acqua

L’ateneo scrive una e-mail al Comune e fa marcia indietro non trasferirà nel nuovo polo i suoi laboratori di ricerca

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LIVORNO. La notizia è piombata sul Comune di Livorno come un macigno: l’Università di Pisa ha deciso di fare un passo indietro rispetto agli accordi presi nel 2009 e di chiamarsi fuori dalla Dogana d’acqua. In altre parole non trasferirà i suoi laboratori di ricerca nel complesso che è stato realizzato all’interno del pacchetto dei Piuss, con fondi europei, in via della Cinta esterna. Complesso che di fatto è pronto (ma chiuso e vuoto) da più di un anno.

La conferma è arrivata alla fine dell’ultimo consiglio comunale dall’assessora Francesca Martini, messa alle strette dalla capogruppo di Forza Italia, Elisa Amato, che le ha chiesto lumi proprio sui tempi di insediamento del nuovo Polo della logistica e delle alte tecnologie. «Solo pochi giorni fa - ha riferito Martini - abbiamo ricevuto l’e-mail del rettore che ci ha informato dell’intenzione dell’Università di non mandare più gli operatori alla Dogana d’Acqua». Per ora, ha sottolineato, «non è stato fatto un atto ufficiale per recedere dall’accordo sottoscritto originariamente». Ovvero il protocollo di intesa firmato nel 2009 con l’amministrazione Cosimi. Ma l’intenzione è chiara.

Cosa c’era scritto in quella e-mail lo racconta la decisione numero 234 presa dalla giunta comunale il 6 settembre, per correre subito ai ripari. «L’Università degli studi di Pisa - si legge - con un messaggio inviato in posta elettronica dal rettore, ha comunicato che “il consiglio di amministrazione, nella seduta del 28 luglio, ha doverosamente preso atto del venir meno delle condizioni e dell’interesse per l’utilizzo degli spazi all’interno dell’edificio Dogana d’acqua. Non è pertanto possibile procedere alla sottoscrizione del nuovo e modificato protocollo che ci avete inviato recentemente”...».

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Perché questa decisione? Martini a margine del consiglio ha risposto che l’Università avrebbe parlato del «trasferimento di alcuni referenti dei progetti che si sarebbero dovuti sviluppare a Livorno». Poi si è affrettata a sottolineare che i rapporti tra il Comune e Unipi sono ottimi e che gli altri impegni sul territorio, a cominciare dal polo di logistica a villa Letizia, con l’attivazione di due nuovi master, sono confermati.

Così, pur definendo «sorprendente» quanto sta avvenendo, ha cercato di evidenziare che sarà l’«opportunità per aprire l’accordo e i nuovi spazi della Dogana d’acqua ad altri soggetti». Ma la domanda resta: perché questa decisione? Lo abbiamo chiesto ai vertici dell’ateneo che per ora, con una risposta telegrafica, hanno solo confermato quanto emerso in consiglio comunale: «Nel ribadire la propria disponibilità a collaborare con il Comune di Livorno e gli altri atenei e centri di ricerca del territorio, l'Università di Pisa precisa di non avere più un particolare interesse per la sede della Dogana d'Acqua».

Alla Dogana, insieme ai laboratori di carattere ingegneristico dell’Università di Pisa, erano previste le attività di ricerca del Sant’Anna (istituto Tecip) che a oggi sono confermate, e una serie di spin off (anche quelle confermate). Ora il Comune chiederà ai vari partner se vogliono occupare la fetta dell’edificio centrale - una bella fetta - che era destinata a Unipi e che rischia di rimanere vuota. E la giunta ha già chiesto agli uffici di «invitare le Università di Firenze e Siena a manifestare il proprio interesse».

Va detto che in era Cosimi-Colombini la rinascita della Dogana d’acqua era stata pensata come un’opportunità di ricerca, di crescita, di sviluppo proprio intorno all’università e ai centri di eccellenza pisani e livornesi. Oggi la decisione di Unipi di tirarsi indietro non può quindi che suonare come un duro colpo.

Hanno inciso in questa decisione i ritardi accumulati nell’ultimo anno per arrivare alla messa in moto del polo? Già nel marzo del 2015, infatti, il Tirreno titolava che alla Dogana erano finiti i lavori e che di lì a breve (come poi è stato) sarebbe stati fatti i collaudi: perché tutto questo tempo per chiudere gli accordi tra enti e arrivare alla definizione della governance?

Tra l’altro, nel dicembre del 2015, quando sembrava che tutti gli enti fossero pronti a firmare, l’amministrazione livornese ha proposto un nuovo scherma di accordo per assicurare una posizione di «preminenza e di responsabilità» per il Comune. Intanto in consiglio comunale Martini ha ripetuto più volte che è stato «negativo collocare soggetti terzi in immobili che hanno natura demaniale», puntando il dito contro una serie di lungaggini e complicazioni di carattere burocratico e gestionale. Ma ora c’è da capire bene che effetti avrà questo disimpegno dell’Università a un passo dal via.

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